Energia, think tank Ecco: dal governo risposte sbagliate sui rincari

Mar 12, 2026 - 03:00
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Energia, think tank Ecco: dal governo risposte sbagliate sui rincari

Bruxelles, 11 mar. (askanews) – L’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oggi in Parlamento sulla crisi energetica legata alla crisi in Iran non coglie le cause reali del caro bollette in Italia, che sono l’eccessiva dipendenza dal gas e la crescita ancora troppo lenta degli impianti di energia rinnovabile; non è il sistema europeo Ets di compravendita dei permessi di emissione il fattore determinante dei rincari, e sospenderlo temporaneamente, come propone la premier, non solo non risolverebbe il problema, ma lo aggraverebbe, perché la funzione dell’Ets è proprio quella di ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili, decarbonizzando gli impianti energetici e industriali e incentivando le rinnovabili. E’ quanto afferma ECCO, il think tank italiano sulle politiche climatiche, in una nota molto critica sulle analisi e le proposte che Meloni ha presentato oggi e che porterà alla prossima riunione del Consiglio europeo a Bruxelles, il 19 e 20 marzo.  

Innanzitutto, sottolinea la nota, il sistema Ets non è la causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità, ma la vera vulnerabilità dell’Italia resta l’elevata dipendenza dal gas, la più alta tra i grandi paesi dell’Ue. Sospendere il sistema europeo Ets per la compravendita delle emissioni “non ridurrebbe le bollette e ritarderebbe lo sviluppo delle rinnovabili, la vera soluzione di lungo periodo alla volatilità dei prezzi.” afferma Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore di ECCO.

Nella nota si osserva che l’Ets non deve essere visto solo come una tassa, come lo ha definito Meloni, ma anche come “un’entrata fiscale chiave dello Stato, i cui ricavi, circa 4 miliardi all’anno, dovrebbero essere interamente restituiti a imprese e consumatori, come da normativa europea, sotto forma di investimenti e politiche pubbliche per la transizione”, e in particolare “per ridurre i prezzi dell’energia e innovare i sistemi produttivi, i due aspetti cruciali della competitività”.

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha sottolineato a più riprese nelle ultime settimane, a partire dai suo discorsi di un mese fa al summit dell’industria europea di Anversa e al vertice Ue informale di Alden Biesen, in Belgio, che uno dei problemi maggiori dell’Ets è proprio la sua mancata attuazione per quanto riguarda il pieno utilizzo dei suoi proventi da parte degli Stati membri per finanziare progetti legati alla decarbonizzazione. E un’applicazione più stringente di quest’obbligo, con un monitoraggio costante e requisiti di trasparenza e rendicontazione da parte degli Stati membri, sarà molto probabilmente uno degli elementi della riforma dell’Ets, che la Commissione proporrà a luglio, ma di cui si parlerà già al Consiglio europeo della settimana prossima.  

“Il governo Meloni – sottolinea ancora Leonardi di ECCO – non indica con quali strumenti intende sviluppare le rinnovabili, la cui crescita è solo la metà di quella prevista dagli obiettivi nazionali. Altri paesi europei, che hanno investito nelle rinnovabili, oggi non subiscono gli effetti dello shock causato dall’attacco di Stati Uniti e di Israele all’Iran. Nonostante questo, non si vedono da parte del governo la volontà e le azioni necessarie” per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle rinnovabili e per un’accelerazione della produzione di energia da queste fonti”.  

“Il sistema Ets è stato progettato per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili e orientare gli investimenti verso tecnologie pulite. Il suo impatto sui prezzi dell’elettricità – rileva la nota di ECCO -, resta limitato: secondo i dati della Banca Centrale Europea, l’Ets pesa solo per il 6,8% sul prezzo dell’elettricità per le industrie energivore e circa il 3% sulle bollette delle famiglie italiane. Inoltre, la quota dell’Ets sul prezzo” dell’elettricità “in Italia è inferiore a quella della Germania (9,5%) e dei Paesi Bassi (8,5%), e paragonabile a quella della Spagna (6,5%)”. Spagna dove, tuttavia, l’elettricità costa molto meno, grazie al raddoppio della capacità delle rinnovabili nel Paese negli ultimi cinque anni.  

La nota ribadisce che “il vero ‘driver’ dei prezzi energetici resta invece il costo della materia prima, il gas, il cui prezzo in Italia è aumentato del 50% tra febbraio e marzo, esponendo il sistema energetico europeo alla volatilità dei combustibili fossili e agli shock geopolitici”.

Quanto agli strumenti per contenere o compensare nell’immediato i costi dell’energia per famiglie e imprese, ECCO evidenza che “il governo dispone già di risorse significative che potrebbero essere utilizzate” a questo fine. Tra queste, “il gettito Ets (circa 4 miliardi l’anno), il maggiore gettito Iva legato all’aumento dei prezzi del gas (4,3 miliardi) e i dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato (2,4 miliardi). Nel complesso – stima il think tankl – si tratta di circa 10 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per ridurre rapidamente gli oneri di sistema presenti nelle bollette elettriche, che incidono per circa il 10% sulle utenze domestiche e per il 20% sulle piccole e medie imprese”.

“La revisione del sistema Ets prevista per la seconda metà del 2026 rappresenterà la sede per eventuali aggiustamenti dello strumento, nell’ambito di un confronto europeo”, ricorda ancora il think tank italiano sul clima. E conclude: “Misure unilaterali (come quelle previste dal Decreto Bollette, ndr) o sospensioni temporanee rischierebbero invece di indebolire la stabilità del quadro regolatorio europeo e di entrare in conflitto con la legislazione europea, in materia di aiuti di Stato, di finalità del regolamento Ets e di distorsione del mercato interno, proprio mentre l’Europa ha bisogno di accelerare la transizione energetica”.

Da notare infine che proprio oggi il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un lungo articolo dal titolo: “Guerra in Medio Oriente: l’Italia potrebbe pagare caro l’aumento dei prezzi del gas, da cui è pesantemente dipendente”, in cui si ricorda che “la Penisola è il paese europeo più esposto” ai rincari energetici “in ragione delle scelte fatte dal governo, fin dal 2022”, con “il sostegno alle energie fossili” e “l’ostilità alla energie rinnovabili”.

“La preferenza storica italiana per il gas – si legge nell’articolo – è conforme agli interessi del gruppo nazionale degli idrocarburi a partecipazione pubblica Eni, la cui storia è inseparabile da quella dello sviluppo economico italiano del secondo dopoguerra. D’altronde, dal suo arrivo al potere nel 2022, il governo Meloni ha dato prova di una ostilità sistematica ai regolamenti ambientali. Ha trascurato l’elettrificazione dei veicoli e la transizione energetica nel nome della competitività delle imprese, che secondo la narrazione sviluppata dal potere, sarebbe danneggiata” dai cantieri della decarbonizzazione.

Un altro problema molto rilevante che ha l’Italia, e che Meloni non cita neanche, è quello dei “ritardi e lungaggini burocratiche, freni imposti dai ministeri competenti” che continuano a rallentare la concessione dei permessi per i progetti relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, come ha denunciato la settimana scorsa (il 6 marzo) un dettagliatissimo rapporto del Wwf.

“A gennaio 2026 – denunciava il rapporto – su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica”, mentre “160 sono in attesa della determina del Cdm e 88 del parere dal Ministero della Cultura ed enti regionali dei beni culturali”. Inoltre, il rapporto rilevava che nel 2025 è crollato del 75% il numero dei nuovi progetti sottoposti a Valutazione d’impatto ambientale (Via), e riportava 108 storie di blocchi alle rinnovabili mappate nella Penisola, di cui 18 censite nel 2026.

[Vere cause sono dipendenza dal gas e insuficienza delle rinnovabili|PN_20260311_00144|gn00 atlk sp28|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_191146_90E58969.jpg|11/03/2026 19:11:47|Energia, think tank Ecco: dal governo risposte sbagliate sui rincari|Energia|Economia, Transizione Ecologica]

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