Greggio in rialzo: la minaccia su Hormuz pesa più del rilascio di riserve strategiche

Mar 12, 2026 - 03:00
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Greggio in rialzo: la minaccia su Hormuz pesa più del rilascio di riserve strategiche

Roma, 11 mar. (askanews) – Il più grande rilascio di riserve strategiche da parte dei 32 paesi coordinati dall’Agenzia internazionale per l’energia non ha fatto scendere il prezzo del greggio. Secondo gli analisti il mercato aveva già scontato questa decisione. E il blocco dello stretto di Hormuz continua a far paura e tiene alte le quotazioni di Brent e Wti, il primo vicino ai 92 dollari e il secondo su gli 88 dollari al barile. Le minacce di mine lungo la striscia di mare più bollente del mondo hanno prevalso anche sull’azione congiunta dell’Aie. ‘La politica degli attacchi reciproci è terminata: da ora in poi la nostra politica sarà un attacco dopo l’altro’, ha detto oggi il colonnello Ali Razmjou, portavoce delle forze armate iraniane, in un messaggio in cui ha poi ribadito che ‘qualsiasi nave il cui carico di petrolio o la nave stessa appartenga agli Stati Uniti, al regime sionista o ai loro alleati ostili sarà considerata un obiettivo legittimo’.

‘Non passerà un solo litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz se questo andrà a vantaggio degli Stati Uniti, di Israele o dei loro alleati’, ha proseguito, ammonendo: ‘Preparatevi ad avere il petrolio a 200 dollari al barili’. L’agenzia che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations ha detto poi che tre navi cargo sono state colpite da proiettili nei pressi della principale via d’acqua.

Del resto il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, ha sottolineato come la ‘cosa più importante’ per una ripresa dei flussi sia la riattivazione del transito di gas e petrolio via Hormuz da cui passava, perchè ormai è tutto bloccato, il 25% circa delle forniture di petrolio e gas mondiali, la maggior parte dirette verso Est. I paesi produttori del golfo per questo hanno dovuto interropmere o ridimensionare decisamente la produzione. ‘Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti’, ha detto il numero uno dell’Aie.

Per questo oggi è stato deciso all’unanimità da 32 paesi il rilascio delle scorte di emergenza per 400 milioni di barili per far fronte alle perturbazioni dei mercati petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente. ‘Le scorte di emergenza saranno rese disponibili al mercato in un arco di tempo adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese membro e saranno integrate da ulteriori misure di emergenza da parte di alcuni Paesi’. I membri dell’Aie detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, a cui si aggiungono altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo.

‘Il rilascio coordinato di scorte è il sesto nella storia dell’Aie, creata nel 1974. Precedenti azioni collettive erano state intraprese nel 1991 durante la prima guerra del Golfo, nel 2005 a seguito dell’uragano Katrina negli Stati Uniti, nel 2011 durante la guerra in Libia e due volte nel 2022 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina’, ha spiegato il numero uno dell’Aie, Fatih Birol, nella dichiarazione live rilasciata dopo la decisione.

‘La guerra in corso, iniziata il 28 febbraio, ha ostacolato i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, con volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attualmente inferiori al 10% rispetto ai livelli pre-conflitto. Ciò sta costringendo gli operatori della regione a chiudere o ridurre una parte sostanziale della produzione. L’area più colpita finora è l’Asia’.

Come funziona il rilascio delle scorte?

Fin dalla sua fondazione nel 1974, un aspetto fondamentale del suo lavoro è stato quello di contribuire a coordinare una risposta collettiva alle principali interruzioni dell’approvvigionamento petrolifero. Il sistema di risposta collettiva è progettato per mitigare gli effetti economici negativi di un’improvvisa crisi dell’approvvigionamento petrolifero, fornendo petrolio aggiuntivo al mercato globale a breve termine. Il sistema di risposta alle emergenze dell’Aie, spuega la stessa agenzia, ‘non è uno strumento per intervenire sui prezzi o per gestire l’approvvigionamento a lungo termine, entrambi problemi che possono essere affrontati più efficacemente attraverso altre misure’.

In caso di grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, i membri dell’Aie possono decidere di immettere sul mercato scorte petrolifere di emergenza nell’ambito di un’azione collettiva. Una volta concordata la necessità di un’azione collettiva da parte dell’Aie, il contributo di ciascun paese membro è proporzionale alla sua quota di consumo totale di petrolio tra i paesi membri dell’Aie.

I paesi membri dell’Aie utilizzano tre approcci per garantire il rispetto dei propri obblighi di stoccaggio.

L’Aie spiega che ‘le scorte governative sono di proprietà diretta dello Stato, solitamente finanziate attraverso il bilancio del governo centrale e detenute esclusivamente per scopi di emergenza. Le scorte obbligatorie sono detenute da un’agenzia separata, per conto del governo o dall’industria nazionale. Diversi paesi hanno istituito un’agenzia separata, definita per legge e dotata della responsabilità di detenere tutte o parte delle scorte di emergenza del paese. La struttura e gli accordi dell’agenzia variano da paese a paese e possono spaziare da programmi sponsorizzati dal governo a iniziative create dall’industria. Ma in tutti i casi, le scorte obbligatorie possono essere rilasciate solo con l’autorizzazione del governo’.

Le scorte obbligatorie per l’industria sono detenute dall’industria per soddisfare i requisiti minimi di stoccaggio stabiliti dai governi. In genere, si tratta di requisiti imposti a determinate aziende (ad esempio importatori, raffinerie, grossisti) per detenere un livello minimo di scorte in base alla loro quota di importazioni o vendite sul mercato interno.

I regimi di stoccaggio variano tra i paesi membri dell’Aie, riflettendo le differenze nella struttura del mercato petrolifero, nella geografia e nelle scelte politiche nazionali relative alla risposta alle emergenze. Alcuni paesi utilizzano una sola categoria di scorte, mentre la maggior parte utilizza una combinazione di categorie per soddisfare l’obbligo minimo.

Scorte dei governi: Repubblica Ceca, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

Scorte delle agenzie: Belgio, Estonia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Repubblica Slovacca.

Combinazione di scorte governative e di scorte obbligatorie dell’indusuria: Giappone, Corea, Polonia.

Scorte obbligatorie dell’industria: Australia, Grecia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito.

Combinazione di scorte di agenzie e di industrie: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna.

In quanto esportatori netti di petrolio, Canada, Messico e Norvegia non hanno alcun obbligo di stoccaggio ai sensi del Programma energetico internazionale.

L’obbligo di detenere scorte imposto dall’Aie non specifica se le scorte debbano essere detenute sotto forma di petrolio greggio o raffinato. La scelta più appropriata dipenderà da fattori specifici di ciascun Paese. I Paesi con un’importante industria di raffinazione probabilmente deterranno più petrolio greggio, il che garantisce maggiore flessibilità in tempi di crisi. Nei Paesi che hanno una capacità di raffinazione interna limitata o dipendono dalle importazioni di prodotti per soddisfare una quota significativa della domanda interna, vi è una maggiore tendenza a detenere riserve di prodotti raffinati. I paesi membri dell’Aie che sono anche membri dell’Ue sono tenuti a garantire che almeno un terzo delle scorte di petrolio sia detenuto sotto forma di prodotti raffinati specifici.

I paesi membri possono immagazzinare scorte petrolifere di emergenza al di fuori dei propri confini nazionali e possono conteggiare tali scorte come parte del loro fabbisogno di 90 giorni, a condizione che vi sia un accordo bilaterale tra i governi che garantisca l’accesso a tali scorte durante una crisi.

Detenere scorte petrolifere di emergenza consente inoltre ai paesi membri di rispondere alle crisi interne. Nel caso in cui un paese membro attinga alle proprie scorte petrolifere di emergenza, ne informa il Segretariato dell’Aie in merito ai dettagli e alle circostanze. Molti paesi membri mantengono livelli di scorte ben al di sopra degli obblighi dell’Aie, quindi attingere alle scorte di emergenza non significa necessariamente che scendano al di sotto della soglia dei 90 giorni. In caso di una grave interruzione dell’approvvigionamento di petrolio, l’Aie si consulta con l’Oper e i suoi paesi membri più grandi per determinare la capacità e la volontà dei suoi membri di utilizzare qualsiasi capacità produttiva inutilizzata disponibile per immettere ulteriore petrolio sul mercato.

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