Fascicolo sanitario elettronico: adesioni troppo basse. Nel Lazio, ad esempio…
Un allarme che arriva soprattutto dai medici: per il fascicolo elettronico le adesioni sono ancora troppo basse. Succede un po’ in tutta Italia e il Lazio non fa certo eccezione. Spiega all’agenzia Dire il presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma, Antonio Magi: “Il Lazio è stata tra le prime Regioni a portare avanti e a concludere il percorso relativo al Fascicolo sanitario elettronico. Tuttavia, uno strumento di questo tipo non può essere alimentato semplicemente imponendo un obbligo dall’alto. È necessario, piuttosto, che il Servizio sanitario regionale metta in campo un’organizzazione capace di coinvolgere tutti i professionisti, dai medici agli infermieri, fino agli stessi pazienti, che devono essere adeguatamente informati e messi nelle condizioni di partecipare attivamente alla gestione della propria salute e del proprio Fascicolo sanitario elettronico”.
Il riferimento è anche ai dati ricordati dal presidente della Regione, Francesco Rocca, secondo il quale nel Lazio l’adesione al Fascicolo è inferiore al 20%. Per Magi “si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme: occorre domandarsi perché un’informazione così importante non si sia diffusa in modo adeguato. Probabilmente non è arrivata a molti cittadini, ma ciò che sorprende maggiormente è che anche numerosi professionisti sanitari non abbiano aderito a questo strumento. Quando l’adesione è volontaria e richiede la comprensione del funzionamento, dei vantaggi e degli eventuali limiti, le persone maturano scelte più consapevoli. Se, invece, prevale la logica dell’imposizione, il risultato è quello che oggi è sotto gli occhi di tutti, con una percentuale di adesione ancora troppo bassa”.
Antonio Magi richiama quindi con forza il concetto di équipe multiprofessionale. “Le diverse professioni sanitarie esistono perché ciascuna è fondata su uno specifico percorso di studi e su competenze ben definite. Oggi, però, non è più possibile ragionare in termini di singolo professionista: bisogna pensare e operare come gruppo. Anche quando si parla di prescrizioni è necessario evitare messaggi fuorvianti. La prescrizione è un atto medico, ma l’infermiere fa parte di un’équipe in cui il medico si occupa della diagnosi e della cura, mentre l’infermiere si concentra principalmente sull’assistenza. Lavorando all’interno dello stesso gruppo, può accadere che l’infermiere richieda un presidio sanitario, ma sempre nell’ambito di una diagnosi già formulata”.
Gli esempi aiutano a chiarire il concetto. “Se viene richiesto un pannolone”, sottolinea Magi, “significa che a monte esiste una diagnosi di incontinenza. Se si prescrive una carrozzina elettrica con determinate caratteristiche e che costa 50mila euro, è perché una valutazione clinica ha stabilito che quella specifica soluzione è necessaria per quella specifica condizione. Tutto rientra in un percorso condiviso dall’équipe multiprofessionale”.
Secondo il presidente Omceo Roma, “l’errore è continuare a pensare che i problemi possano essere risolti da una singola categoria: le criticità del Sistema sanitario si affrontano solo lavorando insieme, e il primo a beneficiarne è proprio il paziente, che viene preso in carico nel modo più appropriat””.
Per spiegare l’importanza del lavoro di squadra, tanto più per il fascicolo sanitario elettronico, Antonio Magi ricorre a una metafora. “Pensiamo al pit-stop nelle gare automobilistiche: ai tempi di Tazio Nuvolari poteva durare anche 40 minuti, perché mancava una suddivisione specializzata delle competenze. Oggi, proprio grazie alla professionalità specifica di ciascun componente del team, il pit-stop dura appena quattro secondi: un tempo che può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta”. Foto by Freepik
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