La vergogna del carcere di Sollicciano finisce alla Consulta: condizioni disumane
Carcere di Sollicciano, Anno Domini 2026: “locali di pernottamento afflitti da copiose e frequenti infiltrazioni d’acqua ed infestate da insetti e, in alcuni casi, da roditori”, “condizioni igieniche gravemente compromettenti”, “formazione di raccolte d’acqua a terra anche nelle celle detentive”, “distacchi di intonaco da pareti e soffitti”, allagamenti, mancanza di acqua calda nelle celle, muffa alle pareti, “materassi logori”, riscaldamento spesso guasto d’inverno, acqua piovana che passa dalle finestre, impossibilità di farsi la doccia ogni giorno per carenza di acqua, “presenza di topi in cucina”, “escrementi di topo nel ripostiglio e nel piccolo magazzino adiacente”, scarafaggi come compagni di cella, “numerose segnalazioni di morsicature” da cimici da letto le cui punture provocano forte prurito. “La presenza di tali parassiti nel carcere di Sollicciano è ormai un fatto notorio”: si trovano dappertutto, persino sui “vestiti dei detenuti”.
A causa di questa drammatica e incivile condizione, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha sollevato un dubbio di legittimità costituzionale degli articoli 147 cp e 47-ter comma 1 ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevedono, oltre i casi ivi espressamente contemplati, l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione quando “la pena debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità”. A richiedere al Tribunale di rivolgersi alla Consulta erano stati gli avvocati Mimmo Passione e Nicola Muncibì, legali di un uomo condannato a 22 anni e impossibilitato ad avere la detenzione domiciliare sia per la natura del reato (omicidio) che del fine pena (2042) ma comunque in una situazione di espiazione pena inumana e degradante. Dopo vari ricorsi del recluso, all’Amministrazione penitenziaria era stato ordinato dal Tribunale di rimuovere “le condizioni che pregiudicano i diritti primari” del detenuto. Tuttavia l’Amministrazione, “ancorché sempre ritualmente notificata, non si era mai peraltro costituita in tutto il corso del procedimento”. Eppure gli erano stati concessi 80 giorni per predisporre un “piano attuativo” volto a sanare la situazione.
A ciò si deve aggiungere il fatto che molti lavori di risanamento previsti sulla carta da anni erano in realtà sospesi da oltre due anni senza che l’Amministrazione, “nonostante plurimi annunci”, provvedesse ad una loro repentina ripresa. Insomma Nordio se ne frega di tutto questo. A differenza dei lavori di efficientamento energetico, facenti capo al Ministero delle Infrastrutture, che invece sono stati completati. E di certo non è bastato ad evitare il ricorso alla Corte Costituzionale una disinfestazione straordinaria delle aree detentive e dei vestiti dei detenuti. Il tribunale di Sorveglianza ha poi scartato la possibilità di nominare un commissario ad acta, in quanto non ha poteri eccezionali di spesa. “Si aggiunga – si legge nell’ordinanza – che sono ormai decorsi ben due anni da quando il reclamante ha chiesto la tutela del suo diritto”. “Le condizioni in cui si trova il carcere di Sollicciano – leggiamo ancora – sono rimaste assai gravi ed hanno in passato formato oggetto anche di due specifici atti di prospettazione al Ministro della Giustizia”.
Tuttavia l’Amministrazione “è rimasta inadempiente” scrive il giudice estensore Marcello Bortolato. “L’attuale perdurante condizione configura un trattamento inumano e degradante poiché determina una afflittività non giustificata dallo stato detentivo e non tollerabile nel comune sentire”. Si precisa che il provvedimento non riguarda il sovraffollamento “pur essendovi 3 occupanti nella stanza” ma condizioni detentive “assolutamente intollerabili”. Se la Consulta desse ragione agli avvocati si creerebbe un precedente prezioso per consentire, a chi attualmente non può accedere a misure alternative al carcere, la detenzione domiciliare in alternativa a condizioni disumane di prigionia.
Intanto aumentano i detenuti e le morti in carcere, in particolare quelle “per cause da accertare”, calano invece i suicidi. È quanto emerge dal Report sui decessi in carcere relativo al 2025 pubblicato sul suo sito dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. La presenza media di persone detenute è passata da 53.758 unità nel 2021 a 62.841 nel 2025, registrando un incremento del 16,9%. I decessi sono saliti a 254 (erano 246 nel 2024). Sono in aumento in particolare le morti di cui non è stata accertata ancora la causa, per la necessità di accertamenti medico-legali approfonditi o per l’eventuale pendenza di indagini giudiziarie, saliti da 15 del 2024 alle 50 dello scorso anno. In calo i suicidi, passati da 83 nel 2024 ai 76 dello scorso anno, e i decessi per cause naturali, scesi da 142 a 125. Ha commentato il deputato di +Europa, Riccardo Magi: “Un governo che governa con le manette, che aumenta pene, reati e aggravanti. Quello delle carceri è uno dei più grandi scandali attribuibili a Meloni, Nordio e Delmastro, garantisti a parole ma manettari nei fatti”.
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