Le imprese restano caute sull’Industrial Accelerator Act
Bruxelles – Bene il regolamento per rilanciare e salvaguardare il percorso di decarbonizzazione dell’industria europea, che però nutre dubbi e chiede garanzie a misura d’impresa. Dopo la presentazione Industrial Accelerator Act da parte della Commissione europea, dagli operatori del settore industriale giungono reazioni tiepide ad una iniziativa che “giunge in un momento cruciale”, sottolinea BusinessEurope, la confederazione delle confindustrie europee. Serve però ulteriore lavoro, avverte il direttore generale dell’associazione, Markus Beyrer: “La proposta può apportare soluzioni, ma può anche creare nuovi problemi se non è ben bilanciata e attentamente progettata” .
Per BusinessEurope le disposizioni in materia di autorizzazioni industriali e alla creazione di domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio attraverso gli appalti pubblici “offrono concetti e proposte interessanti, ma resta da vedere se possano essere realisticamente attuate e rappresentare un vero punto di svolta”. C’è poi da vedere come funzionerà l’introduzione della preferenza europea negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico: qui occorre che “i rischi siano adeguatamente valutati e pienamente compresi”. Infine, insiste Beyrer, “le disposizioni sugli investimenti diretti esteri rimangono problematiche”, nella misura in cui sollevano “legittimi dubbi sulla coerenza di questa proposta con il regolamento sullo screening degli investimenti diretti esteri” di recente adozione e potrebbero mettere in discussione l’attrattiva dell’Europa per gli investimenti diretti esteri”.
Avvertimenti arrivano anche da Vladimír Dlouhý, presidente di Eurochambres: “I criteri del ‘Made in Europe’ devono essere chiari e proporzionati, soprattutto per le piccole e medie imprese”. Perché, avverte, “se mal concepiti, faranno lievitare i costi a carico delle imprese, già alle prese con prezzi elevati dell’energia, lungaggini burocratiche e un mercato unico frammentato”. In questo contesto “l’Europa non può permettersi ulteriore complessità mascherata da ambizione”. Da qui la richiesta di Eurochambres di far sì che si garantisca che i criteri locali e a basso contenuto di carbonio rimangano applicabili alle imprese, in particolare alle PMI, estendendo al contempo procedure di autorizzazione semplificate e accelerate a tutti i progetti industriali in tutta Europa.
Cauta anche Eurofer, l’associazione dei produttori europei dell’acciaio di cui fanno parte, tra gli altri, Acciaierie d’Italia, Riva e Arvedi: “La proposta offre alcune basi positive che potrebbero stimolare la domanda di acciaio a basse emissioni di carbonio”. L’Industrial Accelerator Act “è un inizio positivo, ma deve spingersi oltre per aumentare la domanda di acciaio verde prodotto in Europa”. Perché, rileva l’associazione, la proposta richiede che il 25 per cento dell’acciaio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico sia a basse emissioni di carbonio, ma “non richiede che tale acciaio sia prodotto in Europa, e questo è importante”. Il 25 per cento degli appalti pubblici, sottolinea Eurofer, rappresenta meno del 5 per cento del mercato siderurgico totale e i regimi di sostegno pubblico variano notevolmente tra gli Stati membri. “Senza segnali di domanda più forti e chiari, queste misure potrebbero non fornire la certezza a lungo termine necessaria per importanti investimenti industriali”. Insomma, “per far funzionare i mercati guida, l’UE deve garantire il sostegno all’acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto in Europa, non in Paesi terzi”.
Anche l’Industria ferroviaria europea (UNIFE) ha qualcosa da dire in merito alla proposta della Commissione: “Nonostante il nostro settore non sia direttamente coperto dalle disposizioni ‘Made in Europe’ della Commissione europea, sosteniamo pienamente il riconoscimento da parte della Commissione della necessità di considerare l’origine UE per la costruzione di materiale rotabile ferroviario, poiché il settore dei trasporti è fondamentale per la sicurezza economica dell’Unione”, sostiene il direttore generale Enno Wiebe. “Dobbiamo essere assolutamente chiari: se non saremo definiti un settore strategico dai responsabili politici europei nell’ambito della riforma delle direttive sugli appalti pubblici prevista per la fine dell’anno, potremmo trovarci di fronte a una minaccia esistenziale“.
UNIFE ricorda che “le ferrovie sono fondamentali per la mobilità militare e le catene di approvvigionamento europee, le tecnologie di fornitori ad alto rischio non devono essere collocate su infrastrutture europee così importanti”. Ecco perché, insiste Wiebe, “Il nostro settore deve essere designato come strategico”.
Di fronte alla proposta dell’Industrial Accelerator Act la Camera di commercio cinese presso l’UE non fa mancare il proprio disappunto. La CCCEU esprime “preoccupazione” per il fatto che “diverse disposizioni della proposta, tra cui i requisiti di localizzazione, le restrizioni agli investimenti e il proposto quadro normativo del ‘partner di fiducia’, potrebbero influire sull’apertura del mercato, sulla concorrenza leale e sulla cooperazione industriale tra Cina e UE”. Da qui l’invito all’UE a garantire che il processo legislativo “rispetti i principi di equità, non discriminazione e apertura, mantenendo al contempo un ambiente di investimento prevedibile per tutti gli operatori di mercato”.
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