Classificazione dei comuni montani e problemi annessi

Mar 6, 2026 - 00:30
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Classificazione dei comuni montani e problemi annessi
malles venosta

Un approfondimento dell’Uncem (Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani) analizza l’evoluzione normativa della classificazione dei comuni montani e il dibattito legato ai nuovi criteri previsti dalla legge sulla montagna. L’associazione sottolinea la necessità di affrontare il tema con un approccio condiviso, evitando contrapposizioni tra territori e amministrazioni locali

La definizione di comune montano non è soltanto una questione statistica o geografica. Da questa classificazione dipendono infatti strumenti fondamentali per lo sviluppo delle aree interne, dall’accesso ai fondi dedicati alle politiche pubbliche pensate per i territori montani.

È da questa consapevolezza che nasce il dossier di approfondimento pubblicato da Uncem – Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani – che ricostruisce il quadro normativo della classificazione dei comuni montani e il dibattito in corso sui criteri di aggiornamento (qui trovate il documento appena proposto).

L’obiettivo del documento è chiarire l’origine e l’evoluzione della classificazione oggi utilizzata e contribuire a un confronto istituzionale più informato sul tema.

Le origini della classificazione dei comuni montani

Il dossier ricorda come la classificazione dei comuni montani abbia radici storiche che risalgono alla legge 991 del 1952, una delle prime normative dedicate allo sviluppo dei territori montani.

Da quella normativa deriva la suddivisione dei comuni in tre categorie:

  • comuni totalmente montani
  • comuni parzialmente montani
  • comuni non montani

Nel tempo l’elenco dei comuni classificati come montani è stato utilizzato anche dall’Istat come informazione territoriale. Tuttavia, sottolinea Uncem, tale classificazione non nasce come elaborazione statistica dell’istituto, ma come applicazione della normativa sui territori montani.

Il dibattito sui nuovi criteri

Negli ultimi anni la questione è tornata centrale con la nuova legge nazionale sulla montagna, che prevede la definizione di criteri aggiornati per individuare i comuni montani attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Secondo quanto previsto dalla normativa, la classificazione dovrà basarsi su parametri territoriali come altimetria e caratteristiche morfologiche del territorio, con il coinvolgimento dell’Istat nella definizione e nell’aggiornamento dell’elenco dei comuni.

Questi criteri avranno un ruolo rilevante anche nella definizione dei territori destinatari delle misure previste dalla legge sulla montagna. Nel dossier, Uncem invita però ad affrontare il tema con particolare attenzione istituzionale.

Secondo l’associazione, una revisione della classificazione dei comuni montani non dovrebbe trasformarsi in un elemento di conflitto tra amministrazioni locali o tra territori con caratteristiche simili.

Il rischio, evidenzia Uncem, è che criteri troppo rigidi o applicati in modo uniforme possano generare divisioni tra comunità che condividono condizioni territoriali, economiche e sociali comparabili.

Per questo l’organizzazione richiama la necessità di evitare scontri, frammentazioni e divisioni, promuovendo invece un confronto costruttivo tra istituzioni e territori.

Il dossier sottolinea infine che la classificazione dei comuni montani rappresenta solo uno degli strumenti delle politiche per la montagna. Le aree montane italiane affrontano infatti sfide strutturali che vanno dallo spopolamento alla carenza di servizi, fino alla necessità di valorizzare le risorse naturali e ambientali.

In questo contesto, la revisione dei criteri di classificazione dovrebbe essere accompagnata da politiche capaci di rafforzare il ruolo delle comunità montane e sostenere lo sviluppo dei territori, evitando che il dibattito si riduca a una semplice definizione amministrativa.

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