La guerra in Iran è già costata agli europei 3 miliardi di costi in più per l’energia. A Strasburgo critiche a von der Leyen

Mar 11, 2026 - 21:30
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La guerra in Iran è già costata agli europei 3 miliardi di costi in più per l’energia. A Strasburgo critiche a von der Leyen

I primi 10 giorni della guerra innescata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran sono costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per l’aumento dei prezzi delle importazioni di gas e petrolio. A comunicarlo di fronte all’assemblea plenaria del Parlamento europeo e a sottolineare che «questo è il prezzo della nostra dipendenza» è la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, alla quale nel corso della seduta non sono state però risparmiate pesanti critiche per il modo in cui si è espressa riguardo il conflitto in corso e la gestione dei rapporti con la Casa Bianca.

«Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%», ha spiegato di fronte agli eurodeputati. «Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza», ha evidenziato nel corso del dibattito sulla crisi in Medio Oriente, sottolineando allo stesso tempo che tornare all’import di combustibili fossili dalla Russia sarebbe un errore strategico per l’Europa: «Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli. Disponiamo di fonti energetiche domestiche, le rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati negli ultimi dieci giorni». Inoltre, la presidente della Commissione europea, che ben sa che il governo italiano sta lavorando insieme a quello tedesco per mettere da parte il sistema di scambio delle emissioni comunitario, ha sottolineato per quanto riguarda l’Ets: «Permettetemi di fornirvi un dato: senza l’Ets oggi consumeremmo 100 miliardi di metri cubi di gas in più, il che ci renderebbe ancora più vulnerabili e dipendenti. Abbiamo quindi bisogno dell’Ets, ma dobbiamo modernizzarlo. Sono ansiosa di proseguire questo dibattito con voi qui al Parlamento europeo». Insomma, riformare sì, togliere di mezzo no.

Su quest’ultimo punto l’Eurocamera non ha aperto una discussione, soprattutto perché verrà fatto alla luce di quel che verrà discusso e deciso al Consiglio europeo che si riunirà a Bruxelles il 19 e 20 marzo. Mentre una discussione, e anche aspra, è stata avviata dagli europarlamentari riguardo una dichiarazione rilasciata da von der Leyen nei giorni scorsi parlando agli ambasciatori dell’Ue a Bruxelles, ovvero che la politica estera del blocco comunitario dovrebbe essere più «guidata dagli interessi», e poi di nuovo a Strasburgo. La presidente della Commissione Ue ha detto «non verseremo lacrime» per quanto accaduto negli ultimi dieci giorni, «molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro», ha commentato von der Leyen ricordando che «più di 17 mila persone sono state uccise mentre il regime si aggrappava al potere».

Parole duramente criticate dall’ala progressista dell’Eurocamera. «È inaccettabile che lei abbia giustificato l’attacco contro l’Iran dicendo che “non dovremmo piangere per il regime iraniano”», ha detto a la leader dei Socialisti europei Iratxe Garcia Perez parlando in Aula a Strasburgo. «Ha ragione su una cosa: nessun democratico piange per la dittatura degli ayatollah. Un regime che ha brutalmente represso il suo popolo, soprattutto le donne, e che ha destabilizzato l'intera regione per decenni. Ma una cosa è non piangere per il regime, un’altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti». Ha aggiunto la presidente del gruppo dei liberali Ue, Valeria Hayer, prendendo la parola: «L’Unione europea non ha l’influenza geopolitica che dovrebbe avere. Non possiamo semplicemente trovarci a gestire ciò che ci lascia Donald Trump. Perché sappiamo tutti cosa succederà: gli Stati Uniti cesseranno la loro campagna di bombardamenti e il grosso del lavoro diplomatico ricadrà su di noi. Ora, cari colleghi, mi rifiuto di essere un subappaltatore degli Stati Uniti. E lo dico chiaramente: l’Europa deve chiedere rispetto. Deve riaffermare il suo impegno nei confronti del diritto internazionale. Non è ingenuo chiedersi cosa sia nel nostro interesse, la legge del più forte o le regole comunemente stabilite che garantiscono i nostri interessi?». E la copresidente della Sinistra Ue, Manon Aubry, quando è stato il suo turno: «L’obiettivo di Netanyahu è chiaro: vogliono rendere Beirut una nuova Gaza. Lei, signora von der Leyen, non stata è in grado di fermare il genocidio di Netanyahu in Palestina e ora lui è pronto a rifarlo. Lei non è in grado di difendere il diritto internazionale, e se accetta la guerra ci mandi i suoi figli, ma noi il conflitto lo rifiutiamo e dovremmo respingere l'accordo di associazione con Israele e respingere i dazi di Trump».

Oggi parlando ai deputati europei, von der Leyen ha usato un tono diverso, più attento a quel che prevede il diritto internazionale, dopo le reazioni negative da parte di alti funzionari dell’Ue alle sue dichiarazioni dei giorni scorsi agli ambasciatori dell'Ue a Bruxelles, ma non è bastato. «Il nostro impegno incrollabile per la pace, i principi della Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale è fondamentale oggi come lo era al momento della nostra creazione», ha affermato von der Leyen assicurando che «noi difenderemo sempre questi principi». E poi: «Dobbiamo essere onesti e ammettere che non possiamo risolvere ogni questione globale o conciliare perfettamente i nostri valori e i nostri interessi in ogni occasione», ha aggiunto. Mentre molti, dagli scranni dell’Eurocamera, scuotevano la testa.

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