La mattanza dei lupi non si ferma, salgono a 21 le uccisioni in Abruzzo

In pochi giorni i lupi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise hanno subito una strage, avvenuta direttamente in casa propria, con tutta probabilità – stando a quanto sta emergendo dalle prime analisi dell’Istituto zooprofilattico di Teramo – a causa di esche avvelenate prodotte a partire da comuni pesticidi impiegati in campo agricolo. Su queste colonne abbiamo ospitato l’intervento della Società italiana per la storia della fauna, che attraverso il suo presidente Corradino Guacci ha sottolineato l’enormità di 18 uccisioni di lupi in pochi giorni entro i confini del Parco. Ma la mattanza sta continuando: «Oggi siamo a 21 lupi rinvenuti – precisa Guacci a greenreport –, speriamo si fermi qui il conto e non coinvolga orsi».
Considerando infatti anche le aree contigue al Parco, la strage di lupi si è ulteriormente ampliata, e oltre all’Ente parco è ormai in fibrillazione anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
L’uccisione dei lupi «è di una gravità inaudita – commenta Piero Genovesi, Responsabile gestione della fauna selvatica dell’Ispra – e rischia di vanificare gli sforzi dell’Ispra, dei Ministeri, delle Aree protette, di amministratori e comunità locali per costruire un equilibrio possibile tra attività umane e grandi predatori. I nostri ricercatori stanno raccogliendo ed analizzando tutti i dati disponibili per fornire una base conoscitiva aggiornata ai decisori e ai carabinieri forestali chiamati a reagire a questo vile attacco».
Come del resto sottolineato già da diverse associazioni animaliste e ambientaliste – dal Wwf a Legambiente –, la recente modifica legislativa per il declassamento del lupo rientra in un clima di avversità, se non proprio odio, che mette a repentaglio la protezione di questa specie animale.
A marzo il Parlamento italiano ha approvato con inconsueta rapidità la legge di delegazione europea riguardante la Direttiva Habitat e il declassamento di protezione per il lupo, da specie “rigorosamente protetta” a specie “semplicemente” protetta. Una scelta che peraltro mal si concilia con la legge quadro sulla caccia (157/92). Questo testo prevede infatti che la prima specie “particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio” sia proprio quella del lupo; per sciogliere l’impasse, probabilmente il Governo agirà d’imperio con un apposito decreto.
In questo modo le Regioni potranno chiedere deroghe più facili per abbattimenti mirati degli esemplari, ad esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. È vero che sarà sempre necessario un parere tecnico da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili. Ma, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, il declassamento metterà nuovamente a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie – che lungo lo Stivale conta poco più di 3mila esemplari – in uno stato di conservazione soddisfacente.
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