Accanto alla persona, oltre la malattia

Aprile 29, 2026 - 07:30
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Accanto alla persona, oltre la malattia
Foto Agensir

Sono quattro i punti di vista – bioetico, laico, religioso e psicologico – dai quali si affronterà il tema della spiritualità nella cura, al centro del prossimo convegno volontariato promosso dal Servizio diocesano per la Pastorale della salute. Dopo la riflessione sulla speranza dell’anno scorso, l’annuale appuntamento (https://www.chiesadimilano.it/wp-content/uploads/sites/83/2026/04/Convegno-volontariato-2026.pdf) ritorna giovedì 7 maggio, dalle16 alle 19, nella Sala Convegni della Curia (piazza Fontana 2, Milano). Ce ne parla don Paolo Fontana, responsabile del Servizio.

A chi si rivolge questo appuntamento?
Il convegno è rivolto in particolare ai volontari che operano nell’ambito della salute, soprattutto all’interno delle associazioni di volontariato. Quello è il nostro target principale, ma va da sé che può partecipare chiunque sia interessato, senza requisiti specifici.

Perché questo tema?
Il tema che dà il titolo al convegno – «La spiritualità nella cura. Come gli operatori sanitari e i volontari vivono la risorsa della spiritualità» – non è nuovo. Come Servizio per la pastorale della salute lo abbiamo già affrontato in anni precedenti, in modo trasversale; questa volta lo mettiamo a fuoco rispetto al volontariato nelle strutture sanitarie e nell’assistenza domiciliare. Crediamo sia necessario prendersi cura del malato nella sua totalità. Spesso nella cura oggi prevale una logica tecnica – farmaci, interventi, strumenti – che è fondamentale, ovviamente. Ma il malato è molto più della sua malattia. Serve un approccio globale alla persona. La dimensione spirituale è quella in cui il malato si confronta con il senso della vita, con la speranza, con il significato della malattia e con le relazioni. È una ricerca di senso, motivazione e speranza che va accolta e accompagnata.

Questa dimensione spirituale riguarda solo i credenti?
No, riguarda ogni persona. Ogni malato si confronta con la propria storia e con ciò che ha davanti: ciò che ha vissuto, ciò che lascia, sia di compiuto che di incompiuto, ciò che spera. La qualità del tempo vissuto e il senso attribuito alla propria esperienza non sono aspetti esclusivamente religiosi, ma umani. La dimensione spirituale è presente in tutti, anche se non sempre esplicitata.

Il convegno è anche un’occasione di formazione per i volontari?
È un’occasione per stimolare questa consapevolezza. Nelle associazioni esiste già una formazione all’attenzione globale alla persona, ma il convegno vuole aiutare a esplicitare meglio questa dimensione, per rafforzarla sia nella formazione associativa sia in quella personale. Il Servizio per la Pastorale della Salute offre durante l’anno altre occasioni formative, ma le associazioni già lavorano su questi aspetti, ciascuna con il proprio approccio.

Il parterre dei relatori è molto nutrito e ci sono due moderatori d’eccezione…
Sì, ci tengo a sottolineare il ruolo dei due moderatori: il dottor Alberto Scanni, oncologo, primario emerito dell’ospedale Fatebenefratelli, e il dottor Momcilo Jankovic, ematoncologo pediatra della Fondazione Verga, legata all’Irccs San Gerardo di Monza. Sono medici con grande esperienza professionale e umana. Hanno sempre unito competenza clinica e attenzione alla persona, accompagnando i malati anche nella loro dimensione spirituale. La loro presenza garantirà che dagli interventi dei relatori emerga pienamente il tema dell’accompagnamento umano, del senso e della speranza.

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