Aperta a New York la conferenza Onu sul Trattato di non proliferazione nucleare: scintille tra Usa, Iran e Russia

Aprile 28, 2026 - 22:00
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Aperta a New York la conferenza Onu sul Trattato di non proliferazione nucleare: scintille tra Usa, Iran e Russia

Il problema non è soltanto quanto si stia spendendo in più per acquistare sempre più numerose e sempre più sofisticate armi: il problema è quanto questa rinnovata corsa agli armamenti sta mettendo a repentaglio la sicurezza a livello globale. Per la prima volta da decenni, segnalano le Nazioni Unite, non solo la spesa militare globale è balzata a 2,7 trilioni di dollari (dato 2025), ma il numero di testate nucleari è in aumento e i test nucleari sono tornati all’ordine del giorno. Ecco perché rivolgendosi all’assemblea generale Onu, António Guterres ha affermato che il fondamento degli sforzi volti all’eliminazione delle armi nucleari si sta sgretolando, con impegni non rispettati e fiducia e credibilità che si stanno via via esaurendo. «Dobbiamo ridare vita al Trattato di non proliferazione nucleare», ha dichiarato il segretario generale della Nazioni Unite nella giornata di apertura a New York della conferenza sulle armi nucleari, che andrà avanti fino al 22 maggio e che vedrà intervenire delegazioni provenienti da 191 Paesi.

La situazione attuale, sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo non ha precedenti nella storia dell’umanità. Oggi ci troviamo di fronte ad arsenali mai visti e a tensioni globali neanche paragonabili a quelle vigenti all’epoca della cosiddetta guerra fredda. Il Trattato di non proliferazione nucleare entrato in vigore nel 1970 oggi è compromesso da una serie di fattori, non ultimo il fatto che Stati Uniti e Russia hanno interrotto una lunga tradizione di accordi. Inoltre, altro fattore esclusivo di questi tempi e non a caso sottolineato da Guterres, la minaccia nucleare odierna è aggravata da nuovi pericoli derivanti da tecnologie in rapida evoluzione come l’intelligenza artificiale e l’informatica quantistica. Fino a quando le armi nucleari non saranno eliminate, ha detto il segretario generale Onu, l’umanità non dovrà mai cedere il controllo su di esse.

Concetti che sono stati ribaditi dal presidente dell’ultima Conferenza di revisione del Trattato, Do Hung Viet, rappresentante permanente del Vietnam, eletto lunedì per acclamazione. Viet ha riconosciuto l’importante ruolo che il trattato ha svolto negli ultimi cinquant’anni nel prevenire l’uso delle armi nucleari, nonché quello delle conferenze di revisione – che, a parte i rinvii dovuti alla pandemia di Covid-19, si sono tenute ogni cinque anni – come «punto di riferimento per capire a che punto siamo e dove dobbiamo andare». Quel percorso sta diventando sempre meno certo, ha affermato, poiché la spesa militare raggiunge ogni anno nuovi livelli record e gli arsenali nucleari crescono. «Un mondo senza il Trattato», ha proseguito, «è un mondo in cui il tabù contro le armi nucleari si erode ulteriormente. Questa non è una prospettiva che vogliamo per noi stessi o per i nostri figli».

Nel corso di una conferenza stampa a New York, Viet ha avvertito che, sebbene il Trattato abbia contribuito a prevenire la diffusione delle armi nucleari dal 1970, la sua rilevanza e credibilità sono ora minacciate. «Questa non è solo un’altra conferenza», ha dichiarato. La posta in gioco è molto alta perché il pericolo di una guerra nucleare è percepito e avvertito in modo molto più concreto in questi giorni. Si profila una corsa agli armamenti nucleari». Il diplomatico vietnamita ha ricordato che le due precedenti Conferenze di revisione (nel 2022 e nel 2015) non sono riuscite a raggiungere un consenso e ha invitato i delegati a lavorare in modo costruttivo per trovare un accordo questa volta.

Il problema è che questa conferenza Onu cade in un momento carico di tensione a livello globale, complici una guerra in Ucraina che ormai dura da oltre quattro anni e ora il conflitto che sta incendiando il Medio Oriente. Tensioni che non possono che impattare sul vertice di New York. Prima ancora che la conferenza potesse avere inizio, i diplomatici hanno ascoltato le obiezioni sollevate contro la candidatura dell’Iran alla carica di vicepresidente del Comitato generale. Il delegato degli Stati Uniti ha definito la mossa un «affronto al Trattato di non proliferazione nucleare» e ha sostenuto che l’Iran ha violato il Trattato con il modo in cui ha portato avanti il proprio programma atomico. Gli Stati Uniti hanno negato che Teheran potesse essere considerata un leader in materia di non proliferazione. E obiezioni sono state sollevate anche da Australia, Regno Unito (che ha parlato anche a nome di Francia e Germania) ed Emirati Arabi Uniti.

Al che il rappresentante della Russia ha descritto l’intervento degli Stati Uniti come un tentativo di politicizzare la conferenza sin dall’inizio e ha invitato le delegazioni che nutrivano critiche a esprimerle durante il dibattito generale.

Il delegato iraniano ha respinto le obiezioni definendole «infondate e prive di qualsiasi credibilità» e un tentativo di manipolare la conferenza. «Gli Stati Uniti», ha affermato, sono l’unico Stato ad aver utilizzato armi nucleari e continuano ad ampliare il proprio arsenale in violazione degli obblighi previsti dal Trattato.

Viet ha spiegato durante la conferenza stampa che l’Iran era stato candidato alla carica dal blocco del Movimento dei paesi non allineati diversi mesi fa e che le preoccupazioni erano state sollevate solo negli ultimi giorni. Per mantenere il consenso sulla questione, il presidente della conferenza ha affermato che i paesi contrari alla candidatura dell’Iran hanno accettato di dissociarsi formalmente dalla decisione, piuttosto che chiedere una votazione.

Ci sarà tempo fino al 22 maggio per siglare un accordo, ma intanto la conferenza Onu per mettere un freno alla corsa degli armamenti nucleari non parte col piede giusto.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia