Delitto di Garlasco, sangue, pedali, orari: i nodi della revisione per Stasi

Aprile 25, 2026 - 12:30
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Delitto di Garlasco, sangue, pedali, orari: i nodi della revisione per Stasi

Delitto di Garlasco: non potrà essere la Procura di Pavia a chiedere la revisione del processo per Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. A caricarsi l’eventuale istanza dovrà essere la Procura generale di Milano o, in alternativa, la difesa del condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto di Garlasco. Al termine della riunione di 45 minuti con il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, la Procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha affermato che studierà le carte che le saranno inviate nelle prossime settimane, valuterà “se chiedere ulteriori atti” e infine deciderà se avanzare istanza di revisione del processo. “Non sarà uno studio né veloce né facile”, ha aggiunto l’alta magistrata. Potrebbero volerci settimane, anche mesi, e sarà da capire quanto i tempi siano compatibili con la chiusa delle indagini su Andrea Sempio indagato in concorso con Stasi o con ignoti (i termini scadono in estate) ma diverse indiscrezioni l’hanno annunciata in arrivo per il mese di maggio. Ciò che la Pg di Milano dovrà valutare è se dentro alle migliaia di pagine di consulenze, perizie, verbali, testimonianze e informative raccolte dal 14 febbraio 2024 dai pm Pavesi ci siano quelle che il codice di procedura penale definisce come “nuove prove” che da “sole” o “unite a quelle già valutate” nei 5 processi a Stasi dimostrino che il “condannato deve essere prosciolto”.

Gli elementi “gravi, precisi e concordanti”

Per avanzare e ottenere una revisione di fronte alla Corte d’appello di Brescia dovranno essere messi in discussione almeno alcuni degli ormai celebri 7 elementi “gravi, precisi e concordanti” con cui la Corte di Cassazione condannò l’ex fidanzato di Chiara Poggi nel 2015. Fra questi ci sono sicuramente l’impronta digitale del 42enne detenuto a Bollate sul dispenser del sapone che sarebbe stato lavato, in corrispondenza con quella che è un’impronta insanguinata di una scarpa a pallini sul tappetino in bagno; l’assenza di un alibi per i 23 minuti, dalle 9.12 alle 9.35, in cui i giudici hanno collocato la morte della fidanzata o, comunque, lo spostamento in avanti delle lancette per il decesso della vittima. Accertamento, quest’ultimo, che la Procura di Pavia ha affidato all’anatomopatologa più famosa d’Italia, Cristina Cattaneo, che con una consulenza si è occupata anche di rivedere le ferite sul capo e sul corpo di Chiara Poggi per provare a individuare l’arma e o le armi che le hanno inflitte, mai identificate, sebbene ipotizzate, sia nelle sentenze di assoluzione che in quelle di condanna per Stasi.

Il tema delle ‘biciclette’

Da quanto trapelato nel corso delle indagini, la Procura di Pavia non sembra invece aver affrontato il tema delle ‘biciclette’. Cioè il fatto che Stasi, nel 2007, non ha “mai menzionato” tra le biciclette in suo possesso quella nera da donna che da subito venne associata al delitto perché vista da una testimone fuori da casa Poggi alle ore 9.10 e che invece venne menzionata negli interrogatori sia del padre che della madre di Stasi, seppur collocandola in due luoghi differenti. Fra i temi più dibattuti del ‘caso Garlasco’ a livello mediatico c’è quello della ‘inversione’ o ‘sostituzione’ dei pedali della bici Umberto Dei Milano di colore bordeaux, radicalmente diversa da quelle vista sulla scena del crimine dai testimoni: un modello di bicicletta da collezione, sui cui furono rinvenuti pezzi “dissonanti da quelli originari” che invece erano “di serie” e di cui né il condannato, né la sua famiglia, ha mai fornito una spiegazione. Una prova che si è formata nel corso del processo d’appello bis quando vennero convocati a testimoniare i produttori di quella bicicletta e venne depositata agli atti la documentazione contabile e le bolle di trasporto sulla tipologia di pedali montati dalla Umberto Dei. A questo si aggiunge che su quei pedali, durante le indagini del 2007, è stata trovata una “copiosa quantità” di dna di Chiara Poggi “altamente cellulato”, come lo definiscono le sentenze e che, secondo la Corte d’appello di Brescia che respinse la prima istanza di revisione nel 2021 della difesa Stasi, è riconducibile a sangue “con elevate probabilità”. In particolare il reperto fu analizzato dal Ris di Parma nel 2007 con la consulenza dattiloscopica e biologica per la pm di Vigevano, Rosa Muscio. Secondo i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, guidati all’epoca dal generale Luciano Garofano, sui due penali (destro e sinistro) della Umberto Dei ci sarebbero state complessivamente 8 “microtracce” che con il “combur” utilizzato per testare la presenza di sangue ed emoglobina hanno tutte dato “esito positivo”. Su una di queste, quella sul “pedale destro”, sono stati rilevati “almeno due leucociti”, cioè globuli bianchi di cui fu scattata la fotografia al microscopio, “sebbene sia visibile una non completa reidratazione delle cellule”, scrisse il Ris.

Il ritrovamento del corpo

Infine, ed è forse l’elemento più forte che portò alla condanna di Stasi, quello relativo al racconto da “scopritore” del cadavere da parte dell’ex fidanzato di Chiara Poggi.
Un narrato che venne bollato dai magistrati come “illogico e falso” sul ritrovamento del corpo nelle scale che portano al seminterrato della villetta di via Pascoli. Se nel processo di primo grado, finito con l’assoluzione davanti al gup Stefano Vitelli poi confermata nel primo appello a Milano, ci si era concentrati in particolare sul tema della “camminata” di Stasi e di quello che fu definito come “evitamento inconsapevole” delle macchie di sangue nella casa di Garlasco, durante l’appello bis del 2014 i periti Gabriele Bitelli, Roberto Testi e Luca Vittuari si concentrarono invece sulle “possibilità di non calpestamento” del sangue entrando o uscendo “dal disimpegno” dove fu trovato il cadavere e sui primi due gradini della scala che Stasi, a verbale, aveva detto di aver calpestato mentre indossava le scarpe Lacoste con la suola a V. La perizia stimò le possibilità di evitamento nello “0,00038%” per chiunque si fosse fermato al primo scalino e dello “0,00002%” per chi si fosse bloccato al secondo. Nell’inchiesta su Sempio si sono fatti nuovi accertamenti sia sulle tracce e le impronte di sangue con la consulenza sulla BPA affidata al Ris di Cagliari – ancora secretata – sia sull’eventuale presenza di orme di scarpe che non sarebbero state rilevate all’epoca della prima indagine e che potrebbero dimostrare invece che Stasi ha detto la verità.

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