Toscana, scoperti enormi accumuli di magma: una risorsa chiave per geotermia e metalli critici

Aprile 25, 2026 - 13:30
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Toscana, scoperti enormi accumuli di magma: una risorsa chiave per geotermia e metalli critici
geotermia

In un momento in cui l’Italia cerca di ridurre la dipendenza energetica e mineraria dall’estero, il sottosuolo toscano torna al centro dell’attenzione come possibile leva di innovazione industriale e ambientale

Uno studio coordinato dall’Università di Ginevra con Cnr Ingv ha individuato nel sottosuolo toscano, esattamente tra Larderello e Monte Amiata, migliaia di chilometri cubi di rocce parzialmente fuse. La scoperta rafforza il potenziale della geotermia e apre nuove prospettive per l’esplorazione sostenibile di litio e terre rare.

Si parla di materiali situati tra gli 8 e i 15 chilometri di profondità, ma la scoperta rafforza il valore della regione come laboratorio naturale per la transizione energetica e per lo sviluppo di tecnologie di esplorazione a basso impatto ambientale.

Lo studio, pubblicato su Communications Earth & Environment, descrive la presenza di grandi accumuli di roccia parzialmente fusa nella crosta continentale toscana.

Si tratta di corpi magmatici di dimensioni eccezionali, paragonabili, sul piano geologico, ai grandi sistemi profondi associati ai cosiddetti supervulcani. Nel caso della Toscana, però, questi serbatoi non mostrano in superficie segnali evidenti come crateri, deformazioni del suolo o importanti emissioni gassose, ed è proprio questo a rendere il risultato particolarmente rilevante dal punto di vista scientifico.

I ricercatori precisano comunque che non esiste alcun pericolo di attività vulcanica imminente. Per arrivare a questo risultato è stata utilizzata la tomografia del rumore sismico ambientale, una tecnica innovativa che consente di radiografare il sottosuolo sfruttando le vibrazioni continue della Terra generate da onde oceaniche, vento e attività antropiche.

Attraverso circa 60 sensori sismici ad alta risoluzione installati in superficie, gli studiosi hanno ricostruito un’immagine tridimensionale dell’area investigata. Quando le onde sismiche rallentano in modo anomalo, spiegano i ricercatori, è possibile individuare zone di accumulo di rocce parzialmente fuse riconducibili a un serbatoio magmatico.

La portata della scoperta va oltre l’interesse geologico

L’identificazione di grandi volumi di magma in profondità permette  di quantificare meglio il potenziale geotermico della Toscana, una regione che già rappresenta uno dei riferimenti storici europei per lo sfruttamento del calore terrestre.

La possibilità di mappare con precisione queste risorse mediante metodi rapidi, relativamente economici e senza impatto ambientale diretto rende la tomografia del rumore sismico uno strumento particolarmente interessante per accompagnare la decarbonizzazione e diversificare il mix energetico.

C’è poi un secondo fronte, non meno strategico, che riguarda le materie prime critiche. I sistemi magmatici profondi sono infatti strettamente connessi ai processi che portano alla formazione di litio e terre rare, materiali essenziali per batterie, elettronica avanzata e tecnologie legate alla transizione ecologica.

In questa prospettiva, la ricerca apre la strada a metodi di esplorazione più rapidi ed economici anche per l’individuazione di risorse minerarie cruciali, con un approccio meno invasivo rispetto alle tecniche tradizionali.

Secondo il modello concettuale elaborato dai ricercatori, i volumi interpretati come zone di accumulo di rocce in stato parzialmente fuso raggiungono dimensioni di circa 6.000 chilometri cubi per il sistema Larderello-Travale e di circa 2.000 chilometri cubi per quello del Monte Amiata.

Le anomalie individuate aiutano anche a comprendere la risalita dei fluidi di origine magmatica verso le porzioni più superficiali della crosta terrestre, un aspetto centrale per capire il funzionamento dei sistemi geotermici ad alta entalpia.

La scoperta conferma dunque che la Toscana non è soltanto un territorio simbolo della geotermia italiana, ma anche un’area chiave per immaginare nuovi modelli di integrazione tra ricerca scientifica, energia rinnovabile e accesso sostenibile alle risorse critiche.

Crediti immagine: Depositphotos

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia