Equivalente idrico nivale: -11,5% quest’anno e deficit tra il 40% e il 60% entro il 2070 a causa della crisi climatica

Quest’inverno non sono mancate nevicate abbondanti sulle vette italiane, ma nonostante ciò già a marzo segnalavamo che, relativamente al mese di febbraio, le temperature sopra la media stavano portando a una fusione anticipata e a un equivalente idrico nivale a quota -22%. Nelle settimane successive a quei rilevamenti sono continuate le nevicate ad alta quota, ma nonostante ciò anche il bollettino di monitoraggio diffuso a metà aprile dalla Fondazione Cima segnala un equivalente idrico nivale che fa registrare ancora un deficit dell’11,5% di media, con le Alpi italiane che fanno registrare un deficit di circa il 16%, e risultano in fusione continua dalla fine di febbraio.
Il dato deve far pensare, perché questa misura che rappresenta la quantità di acqua derivabile dalla neve qualora venisse completamente fusa è uno strumento essenziale per la gestione sostenibile dell’acqua nelle regioni montane, dove la neve rappresenta una riserva fondamentale, e per stimare le riserve idriche disponibili per i mesi più caldi. Nel bollettino di aprile, in particolare, quanto alle ripercussioni sui bacini idrografici, emerge un deficit grave per l’Arno (-22%), l’Adige (-41%), il Brenta (-15%), il Sele (-82%) e il Crati (-67%), con una situazione invece meno preoccupante per il Po (che fa registrare comunque un -2%).
Ma il dato deve far ancor più pensare se l’attuale trend viene proiettato nei prossimi anni. Sempre la Fondazione Cima ha infatti diffuso oltre ai consueti bollettini sull’equivalente idrico nivale (il prossimo e ultimo per quest’anno è previsto per maggio) un’analisi su quel che potrebbe verificarsi tra meno di cinquant’anni se non si arresta la crisi climatica in corso. «La neve non scompare all’improvviso. Si ritira, si assottiglia, cambia forma e tempi. E oggi, per la prima volta, possiamo vedere a scala italiana dove e quanto (probabilmente) questo accadrà», si legge nello studio ora online. «Per la prima volta in Italia, è stato possibile produrre una rappresentazione spaziale della variazione percentuale dello Snow water equivalent (Swe) sull’intero territorio italiano, proiettata al 2070. Non si tratta di un’analisi locale: è uno spaccato sistemico, continuo e coerente della neve come componente della risorsa idrica italiana, costruita a partire da oltre quarant’anni di dati e scenari climatici».
Spiegano i ricercatori che questa mappa può far comprendere meglio come il cambiamento climatico influenzerà le risorse idriche in Italia, sviluppando modelli idrologici su tutto il territorio nazionale associati a scenari climatici. «L’elemento distintivo non è solo la proiezione futura, ma il confronto tra passato e futuro». Si tratta di una rianalisi storica (1980–2023 circa) che consente di simulare il ciclo dell’acqua su un periodo storico, di scenari climatici futuri (2024–2070 circa) che permettono di esplorare traiettorie possibili nel futuro e di una rappresentazione spaziale omogenea su tutta l’Italia. «Questo ha consentito di fornire una visione nazionale della dinamica idrica, in cui la neve è una delle componenti fondamentali».
I ricercatori della Fondazione Cima, sulla base dei calcoli e delle proiezioni effettuate, hanno realizzato una mappa da cui emerge la perdita di equivalente idrico nivale. «Le riduzioni di Swe sono significative, nell’ordine del -40% / -60% in media a tutte le quote, ma in particolare alle quote sotto i 1500 m».
In particolare, si legge nel report, «le aree alpine risultano tra le più colpite, in particolare il settore delle Alpi occidentali, delle Alpi marittime, e le porzioni più prossime al mare, e quindi esposte alle influenze umide e miti, sia tirreniche sia adriatiche». Anche lungo la dorsale appenninica emergono segnali rilevanti: «Una frammentazione delle aree innevate, una riduzione diffusa dello Swe, con hotspot di perdita localizzati lungo l’Appennino centrale e meridionale». Spiegano i ricercatori che si tratta di territori in cui la neve è già ora una componente più intermittente del ciclo idrologico rispetto alle Alpi: la riduzione percentuale assume quindi un peso ancora maggiore in termini di disponibilità idrica. «La mappa mostra qualcosa di più di una semplice riduzione nivale: indica una trasformazione nei tempi e nei volumi di rilascio della risorsa idrica. Lo Swe, infatti, rappresenta una variabile chiave per comprendere la disponibilità futura di acqua».
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