I pitoni ci aiuteranno a dimagrire?
Avrete sentito parlare dell'Ozempic, il farmaco a base di semaglutide nato come terapia contro il diabete e diventato la nuova frontiera del "dimagrimento rapido". Ma come reagireste se vi dicessimo che il futuro di questi farmaci sta… nei pitoni? Sembra un'assurdità, ma è quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato su Nature Metabolism, nel quale viene descritta una molecola presente nel sangue dei pitoni che li aiuta a controllare l'appetito ed è alla base delle loro abitudini alimentari estreme. Secondo gli autori, la scoperta potrebbe aiutarci a sviluppare farmaci basati sullo stesso principio.. Il pasto da record dei pitoni birmani
I pitoni analizzati nello studio sono quelli birmani (Python bivittatus), che sono tra i serpenti più grandi del mondo: superano i 5 metri di lunghezza e sfiorano i 100 kg di peso. Sono anche particolarmente voraci: sono in grado di inghiottire prede che pesano quanto loro (per esempio le antilopi) e ci mettono relativamente poco a digerirle. Nelle ore dopo il pasto, infatti, il cuore dei pitoni birmani si allarga del 25% e il loro metabolismo accelera 4.000 volte; poi, una volta terminata la digestione, questi serpenti possono sopravvivere anche più di un anno senza mangiare di nuovo.
Per scoprire il segreto dietro questo "miracolo digestivo", il team della Stanford University ha studiato cosa cambia nel sangue dei pitoni birmani quando inghiottono il loro ricco pasto. L'analisi ha permesso di identificare più di 200 molecole diverse la cui concentrazione sanguigna aumenta durante la digestione, e una in particolare, chiamata pTOS, che viene moltiplicata addirittura per mille. L'attenzione degli scienziati si è dunque puntata su questa specifica molecola, presente tra l'altro (seppure a livelli molto bassi) anche nell'urina umana.. Stop all'appetito: come agisce la molecola pTOS
Messa alla prova su un gruppo di topi, la pTOS ha permesso agli esemplari obesi di perdere fino al 9% del loro peso corporeo in soli due giorni. Come? Agendo direttamente sullo stimolo dell'appetito: i topi trattati con questa molecola mangiavano molto meno di quelli a cui non era stato somministrato nulla.
Si tratta di un funzionamento diverso da quello dei più comuni farmaci contro l'obesità, che agiscono rallentando lo svuotamento dello stomaco e prolungando la sensazione di sazietà: la pTOS agisce invece direttamente sull'ipotalamo, l'area del cervello che tra le altre cose regola l'appetito.
Ovviamente, come scrivono gli autori, "noi umani non siamo serpenti", e non si può pensare di somministrare questa molecola così com'è per trasformarla in un farmaco anti-appetito. Il fatto però che la pTOS sia già naturalmente presente nel nostro organismo è una buona notizia: la scoperta apre strade metaboliche inedite per combattere l'obesità in modo più mirato ed efficace..
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