A Monza il flashmob dei giovani con don Mazzi

Aprile 18, 2026 - 07:00
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A Monza il flashmob dei giovani con don Mazzi

Non capita spesso che la piazza di una stazione si animi di colori, ragazzi e musica per raccontare la loro voglia di essere dei protagonisti positivi. Ma è proprio quello che è successo giovedì 16 aprile nel piazzale della stazione di Monza grazie ad “Adolescenti in scena: viaggio – crescita – nonviolenza” un evento promosso e organizzato da Consorzio Ex.it cooperative sociali e dalla Fondazione Exodus don Antonio Mazzi. 

Musica e danza per superare le fragilità

Protagonisti con le loro canzoni, i testi, le tag sul “muro delle esperienze”, i balli e il loro entusiamo gli adolescenti che frequentano il Centro educativo diurno SpazioTre dove, come sottolinea Piero Pezzoni, presidente del consorzio Ex.it, «si incontrano fragilità e non fragilità. Al centro vengono sia i ragazzi delle scuole del quartiere San Rocco, sia dei comuni limitrofi – Sesto San Giovanni, Cinisello e Cologno, per esempio – ma anche adolescenti seguiti dai servizi sociali di Monza, i cosiddetti “ragazzi grigi” e altri inviati dal ministero della Giustizia». 

L’avvio del murale in piazza a Monza

Nei laboratori del centro è nato lo spettacolo che è stato portato in piazza, si è scelto il tema della nonviolenza e su questo durante il laboratorio di musica sono nati i testi. «Non ci aspettavamo risposte così importanti, un impegno nella rielaborazione delle tematiche», continua Pezzoni. Che aggiunge: «Ci ha colpito come a 14 anni (il centro è frequentato ogni anno da una cinquantina di adolescenti tra i 14 e i 17 anni, nda.) abbiano già chiaro il tema della violenza di genere».

una delle performance realizzate dagli adolescenti del Centro SpazioTre

E così i ragazzi hanno cantato, recitato a ritmo di rap o trap, ma anche con il genere melodico, hanno letto testi di Alex Langer. Hanno denunciato “LIvidi invisibili”, come nella performance di Tamara che dice: Non è amore se fai paura, non è amore se le fai male. Con le mani o con le parole il dolore è sempre uguale….”.

Don Antonio Mazzi: «Felice di essere qui»

All’esibizione finale di un pomeriggio passato a provare, a scrivere, a ridere e a chiacchierare è arrivato anche don Antonio Mazzi. Il fondatore di Exodus ha voluto essere presente, nonostante i suoi quasi 97 anni, «Sono felice di essere venuto e ho voluto venire anche se in carrozzina. È la prima volta che mi muovo in carrozzina», ha sottolineato. 

Il breve intervento di don Antonio Mazzi a Monza

Per lui che ha dedicato la vita all’educazione e ai giovani è sempre più importante mostrare che ci sono «giovani che riescono a fare delle cose belle». Don Antonio infatti è stufo di sentir parlare solo di «giovani che uccidono, che distruggono…», il suo è un invito a vedere i ragazzi che vivono come quelli che giovedì pomeriggio hanno animato il piazzale della stazione di Monza. 

La musica, uno strumento privilegiato

«I ragazzi fanno fatica a tenere dentro. La loro è un’età in cui si ha voglia di raccontare e tirar fuori le emozioni», spiega Gabriele Caporali, uno degli educatori del centro SpazioTre, che spiega come l’obiettivo del laboratorio non sia la performance artistica in sé, ma «usare la musica come strumento. È un canale che che gli adolescenti utilizzano per dire a se stessi delle cose e dirle anche agli altri. E su un tema come la nonviolenza si sono prestati tutti. Sia con trap, rap ma anche con un sound melodico… quello su cui abbiamo lavorato molto sono stati i testi». 

da sx Taverna e Pezzoni

Per Franco Taverna, vicepresidente di Fondazione Exodus l’aspetto importante dell’evento è il tema educativo e il fatto che grazie al “gemellaggio” tra Ex.it ed Exodus «abbiamo entrambi nella radice del nostro nome la parola uscita», i ragazzi hanno a disposizione uno «spazio e un luogo attraente che permette di produrre i loro video, le canzoni». 

I ragazzi hanno dentro di sé un mondo di emozioni e di sentimenti forti «uno dei nostri dopo la morte a causa di un incidente di un amico ha scritto una canzone che recita “piove dentro i miei occhi”, un testo davvero potente», commenta. 

Taverna conclude con una speranza e un obiettivo: «Vorremmo raccogliere i testi e portare questa esperienza anche in altre piazze… Le stazioni sono luoghi di viaggio e di sofferenza».

Nell’immagine in apertura don Antonio Mazzi con gli adolescenti che hanno partecipato all’evento di Exodus ed Ex.it a Monza – tutte le immagini sono photo Andrea Cagno – Fondazione Exodus

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Redazione Redazione Eventi e News