Il servizio civile è strumento di pace, non “politica giovanile”. L’allarme degli enti

Aprile 18, 2026 - 07:00
 0
Il servizio civile è strumento di pace, non “politica giovanile”. L’allarme degli enti

«Il Servizio civile non nasce per essere un’opportunità di trovare lavoro, ma per formare cittadini attivi e consapevoli. Ricondurre, come rischia di fare il disegno di legge, questo strumento a una misura di welfare o di politica attiva per i giovani costituirebbe un’alterazione della sua natura»: così il Forum Terzo settore – attraverso il portavoce Giancarlo Moretti e il referente del Gruppo di lavoro sul Servizio civile Licio Palazzini – ha manifestato le proprie preoccupazioni alla Commissione Affari sociali della Camera, in occasione delle audizioni dei giorni scorsi nell’ambito dell’esame del disegno di legge “Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al governo per il riordino della materia”. 

«Di fronte a una proposta di modifica che tende a orientare il Servizio civile universale verso una dimensione prevalentemente sociale e occupazionale, crediamo che vada ribadita espressamente e con chiarezza la sua funzione: difesa non armata e nonviolenta della patria, promozione di valori costituzionali e partecipazione democratica», ha evidenziato il Forum. 

Una riforma a costo zero, peraltro sbilanciata su obiettivi di occupabilità nel mondo del lavoro, non può essere adeguata Licio Palazzini, Forum Terzo settore

Di qui le due proposte principali, avanzate da Moretti e Palazzini: primo, «rendere esplicito il vincolo dell’assenza di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo del Scu e valorizzare gli Enti di terzo settore per il contributo che possono apportare alla definizione, e non solo all’esecuzione, delle politiche di Servizio civile».

Secondo, «investire risorse sul Servizio civile, perché riguarda la crescita e l’educazione delle giovani generazioni ai valori costituzionali, alla cittadinanza attiva e alla pace, a maggior ragione in questa fase storica dominata dai conflitti. Una riforma a costo zero, peraltro sbilanciata su obiettivi di occupabilità nel mondo del lavoro, non può essere adeguata».

Ricondurre il servizio civile all’interno delle generiche “politiche giovanili” potrebbe farne perdere l’identità specifica e l’autonomia valoriale e istituzionale Rosario Lerro, Asc Aps

La necessità di tutelare identità e radici del servizio civile è stata evidenziata anche da Rosario Lerro, presidente di Arci servizio civile Aps: «Il servizio civile è un istituto che ha radici profonde nella storia civile del nostro Paese: nasce dall’obiezione di coscienza, è fondato sulla difesa non armata della patria, sulla promozione della pace, sulla cittadinanza attiva. Ogni riforma deve partire da qui, non ignorarlo. Ricondurre il servizio civile all’interno delle generiche “politiche giovanili” potrebbe farne perdere l’identità specifica e l’autonomia valoriale e istituzionale». 

Arci Servizio civile segnala anche alcune criticità tecniche, tra cui «la clausola di invarianza finanziaria, incompatibile con un reale salto di qualità del sistema, che vive anche grazie all’enorme sforzo di cofinanziamento degli enti». E indica alcuni «vincoli di continuità non negoziabili», tra cui «il collegamento con l’obiezione di coscienza; il divieto di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo; il mantenimento dell’impianto multilivello con Stato, Regioni, Enti e rappresentanza dei giovani in servizio; il ruolo della Consulta nazionale; l’autonomia del Fondo nazionale per il servizio civile». 

L’universalità che manca

Altro nodo cruciale è l’universalità, ancora in gran parte da costruire. Lo ribadisce il CSVNet, per voce della presidente Chiara Tomassini: «Il servizio civile è oggi uno strumento solido e molto richiesto. Perché sia davvero universale servono risorse adeguate, programmazione stabile e capacità di sostenere l’aumento delle candidature».

Fondamentale, in tutto il processo, valorizzare il ruolo degli enti, che «non sono solo attuatori dei progetti, ma soggetti che contribuiscono a costruire le politiche. Il loro radicamento nei territori è una condizione per il funzionamento del servizio civile su scala nazionale», afferma Tomassini. 

Per quanto riguarda la semplificazione, che è uno degli obiettivi principali indicati nell’articolo 2 del Ddl, Tomassini ne riconosce la necessità, «ma senza che venga ridotta la qualità e senza indebolire il ruolo dei territori. Serve un sistema più semplice, ma anche equilibrato, con controlli sostenibili per gli enti», osserva.

Migliorare e semplificare il servizio civile è possibile, ma tutelarne l’identità, le radici e la funzione originaria è necessario. La preoccupazione condivisa da parte del mondo dell’associzionismo è che la riforma possa stravogere la natura di un istituto che, sopratuttto nei tempi attuali, deve continuare ad essere il principale strumento di difesa civile, non armata e non violenta per il nostro Paese.

Foto Arci

L'articolo Il servizio civile è strumento di pace, non “politica giovanile”. L’allarme degli enti proviene da Vita.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News