Mateo Myrvik: il volontario che ristruttura case e impacchetta cibo per le vittime di Ice

Aprile 18, 2026 - 07:00
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Mateo Myrvik: il volontario che ristruttura case e impacchetta cibo per le vittime di Ice

Settima tappa del viaggio alla scoperta delle persone che stanno dando corpo e vita al movimento No Kings negli Stati Uniti. Si tratta di dodici ritratti di altrettanti punti di riferimento della società civile di Minneapolis e Saint Paul, le twin cities che, dalla rivolta anti Ice in avanti, stanno riscrivendo la storia dell’attivismo civile negli Usa. Gli articoli sono tratti dal numero di VITA magazine di aprile intitolato “Minneapolis, l’America dopo Trump”. Le interviste sono di Doriano Zurlo, le foto di Stefano Rosselli e Doriano Zurlo, inviati a Minneapolis per VITA. Qui i primi sei ritratti: Andrew Schumacher Bethke, insegnante di storia e patroller,  Amy Levad, teologa, mamma e volontaria in incognitoJim Bear Jacobs: l’intellettuale anti trumpiano discendente dei MohicaniSharif Mohamed: imam e guida di un centro civico aperto a tutte le fediBrenda Lewis: dirigente scolastica, testimone e attivista digitale e Kevin Kenney: vescovo ausiliare, volontario e animatore di comunità

Il cognome non sembra americano. E infatti non lo è. È norvegese. Ma Mateo Myrvik è nato qui, a Minneapolis. E qui ha vissuto tutti i suoi venti, giovanissimi anni. È un vero minnesotano, discendente di norvegesi migrati negli Stati Uniti all’inizio nel XIX secolo. Quando le incursioni dell’Ice si sono intensificate, si è unito a un gruppo di volontari che ha messo in piedi un banco alimentare spontaneo a Whittier, un quartiere multietnico, molto popoloso, della zona sud di Minneapolis. Tutto è iniziato con Amanda, spiega Mateo. Amanda, una donna sui quarant’anni, aveva iniziato a raccogliere cibo a casa sua. Ben presto le donazioni erano diventate così ingenti che si è dovuto trovare uno spazio più grande. Il centro sportivo Ymca di quartiere ha messo a disposizione, gratuitamente, un ampio seminterrato che oggi sembra un piccolo supermercato. Nell’angolo in fondo, una lavagna riporta le disposizioni da adempiere in giornata. Dietro a una lunga fila di tavoli addossata a una parete i volontari impacchettano i cibi da consegnare. Al centro della sala una lunga fila di tavoli disposti a ferro di cavallo espone i cibi che arrivano grazie alle donazioni. Curiosità: qualcuno ricorderà il tormentone da discoteca dei Village People, del 1978: Uai-em-si-ei… Uai-em-si-ei… La canzone cantava le lodi proprio di Y.M.C.A, la famosa rete internazionale di palestre e piscine americane…

Dove è nato e come si sta sviluppando il movimento No Kings? Quali sono i luoghi simbolo e le persone che definiscono e animano un movimento civico che promette di cambiare gli Stati Uniti ed espandersi al resto del mondo? Sul nuovo numero di VITA magazine un reportage tra i luoghi, le storie e i protagonisti di questo fenomeno.
Minneapolis, l’America dopo Trump

Che nome ha questa attività?

Non abbiamo un nome. Questa attività è nata spontaneamente, dal basso. Nelle Twin Cities, da quando è scattata l’operazione Metro Surge, ogni scuola, ogni chiesa, ogni associazione spontanea tra vicini di casa ha una attività di questo tipo. Guarda, si sono appena iscritti altri due volontari, adesso siamo 92. Nel nostro database sono inserite 700 famiglie. La paura adesso è un po’ diminuita. Quindi riceviamo meno ordini, ed è una buona cosa: significa che le persone stanno riprendendo a uscire e tornando al lavoro. Il problema però è: come creare un’infrastruttura a lungo termine? Perché non ha senso buttare via tutte le risorse e le connessioni che abbiamo creato durante questa emergenza solo perché il bisogno diminuisce. Dobbiamo sviluppare sistemi e coordinare tutti i gruppi locali di mutuo aiuto. Così possiamo distribuire le risorse e rendere tutto più efficiente, in modo che in futuro, quando succedono cose del genere, siamo preparati. 

Quante ore dedichi a questa attività?

Nell’ultima settimana è stata meno intensa, perché siamo diventati più efficienti e organizzati. All’inizio stavo qui più che nel mio lavoro normale, anche 30-40 ore in una settimana. Ogni volta che potevo venivo e rifornivo gli scaffali. Ho iniziato a riorganizzare il modo in cui operiamo e coordiniamo tutto, perché il modo in cui il cibo era disposto non era efficiente. Ora abbiamo un sito, susvecinos.com, dove chi ha bisogno può vedere cosa abbiamo in dispensa. Quando l’ordine viene compilato, facciamo venire altri volontari per la consegna. Diciamo che io sono il responsabile operativo, mentre Amanda e Zach sono responsabili della parte amministrativa. 

Chi sono i volontari?

Persone di questo quartiere. Più qualcuno che ha sentito parlare di noi e si è aggregato.

Chi compra il cibo?

Compriamo molto cibo noi, ma abbiamo anche tante donazioni attraverso GoFundMe, una piattaforma di fundraising.

Lei è religioso?

No. Non ho nulla contro la religione e la rispetto, ma non è dove mi trovo io. Ho una visione spirituale della vita, ma molto indefinita. Non sono mai stato nemmeno interessato al volontariato. A un certo punto però ero così frustrato e inquieto… sembrava che la mia anima si fosse finalmente svegliata e il mio cuore fosse in fiamme. Non riuscivo più a fermarmi. Dovevo fare qualcosa. Conosco me stesso abbastanza da sapere che stare in prima linea davanti al Whipple building o presentarmi dove passava l’Ice a fischiare e protestare non sarebbe stato il posto giusto. Quindi ho scelto di dedicarmi a un’opera di mutuo soccorso. Penso che una parte inconscia di tutto questo sia che il mio migliore amico, Santi, è morto circa un anno fa, lo scorso giugno. Era latino. Da allora la mia vita è stata molto diversa. Quando perdi qualcuno così, impari la compassione in un modo nuovo. Da quel momento si è acceso qualcosa di nuovo in me.  


Mateo Myrvik ha un’azienda che ristruttura le case e offre riparazioni domestiche di tutti i tipi; studia il pianoforte, ama la musica classica e il jazz, gioca a basket, football, hockey e calcio (foto: Stefano Rosselli)

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