Quante microplastiche respiriamo nell’aria

Aprile 17, 2026 - 22:00
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Quante microplastiche respiriamo nell’aria
nanoplastiche

Una ricerca del Cnr sta mettendo attenzione, attraverso il progetto Cellophan, sulle microplastiche che si disperdono nell’aria e che vengono respirate da tutti noi. I primi risultati sono sotto osservazione anche dall’Inail

Quando si parla di microplastiche, l’attenzione si concentra spesso su mari, fiumi e catena alimentare. Molto meno noto, ma potenzialmente altrettanto critico, è il problema delle micro- e nanoplastiche aerodisperse, ovvero particelle di origine plastica presenti nell’aria che respiriamo.

Proprio su questa frazione ancora poco studiata si è concentrato il progetto Cellophan – Caratterizzazione delle emissioni in luoghi di lavoro di microplastiche aerodisperse e nanoplastiche, il cui evento conclusivo si è svolto martedì 14 aprile 2026 presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Roma.

I risultati del progetto mostrano infatti come le micro‑ e nanoplastiche aerodisperse non siano solo un problema ambientale, ma una questione di salute occupazionale e di prevenzione.

Comprenderne la distribuzione, le caratteristiche e le impronte chimiche è un passo essenziale per sviluppare strategie di monitoraggio efficaci e per supportare politiche di tutela dei lavoratori in settori ad alta esposizione.

Micro e nanoplastiche: perché sono diverse (e più insidiose)

A differenza delle microplastiche più grossolane, le particelle di dimensioni micrometriche e nanometriche sono in grado di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio, raggiungendo le regioni alveolari più sensibili dei polmoni.

Questo le rende particolarmente rilevanti dal punto di vista della salute umana e, allo stesso tempo, difficili da individuare e caratterizzare con le metodologie analitiche tradizionali.

Diversi studi, tra cui una recente review pubblicata da Bardawil et al. sul giornale Microplastics, micro‑ e nanoplastiche aerodisperse possono essere trattenute nei tessuti polmonari e interferire con i normali processi fisiologici, inducendo stress ossidativo, risposte infiammatorie e alterazioni dell’epitelio respiratorio, con potenziali implicazioni per lo sviluppo o l’aggravamento di patologie respiratorie.

In questo contesto si inserisce il progetto Cellophan, coordinato dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr (Iia) e co‑finanziato da Inail nell’ambito del programma BriC, ha rappresentato un unicum nel panorama italiano delle ricerche ambientali, concentrandosi in modo sistematico sulla presenza di micro‑ e nanoplastiche nella frazione respirabile del particolato (Pm10) in specifici ambienti di lavoro legati all’uso di materiali polimerici.

Ambienti di lavoro sotto la lente

Gli studi hanno riguardato diversi contesti produttivi, tra cui impianti di lavorazione dei pneumatici, processi di imbottigliamento e industrie tessili, ambienti in cui l’impiego di materiali plastici è particolarmente intenso e continuativo.

Le analisi hanno evidenziato come le micro‑ e nanoplastiche contribuiscano in modo significativo alla composizione del particolato atmosferico (Pm10) nelle aree direttamente coinvolte nelle attività produttive, lasciando una vera e propria firma chimica chiaramente riconoscibile nel particolato aerodisperso.

Un elemento chiave del progetto è stato l’utilizzo degli additivi plastici, quali plastificanti, antiossidanti e ritardanti di fiamma, come traccianti indiretti della presenza di plastiche aerodisperse.

Le combinazioni specifiche di questi additivi, diverse da ambiente a ambiente, hanno permesso di identificare pattern caratteristici legati ai materiali e ai processi produttivi analizzati.

Il ruolo del materiale organico nel Pm10

Un altro risultato rilevante riguarda la componente organica del Pm10, che in prossimità delle attività di processo può arrivare fino al 70%, significativamente maggiore dei valori osservati in ambienti urbani o in aree non produttive.

La riduzione di questa componente durante i fermi macchina e il suo aumento alla ripresa delle attività suggeriscono un chiaro contributo dei materiali polimerici, indicando il contenuto organico come potenziale indicatore semplice e selettivo della presenza di micro‑ e nanoplastiche aerodisperse.

Il convegno Cellophan: un confronto interdisciplinare

Il workshop conclusivo, ospitato dal Cnr, ha riunito ricercatori ed esperti provenienti da diversi enti, tra cui Università di Cassino, Università del Molise, Cnr‑Ismn e Crea, affrontando temi che spaziano dalle strategie di campionamento e analisi (in particolare l’uso della Py‑Gc/Ms), agli aspetti tossicologici e di biodistribuzione, fino alla caratterizzazione morfologica e chimica delle polveri aerodisperse negli ambienti di lavoro.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future per il monitoraggio e la gestione di questo inquinante emergente.

Crediti immagine: Depositphotos

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Gennaro agrimi Gennaro agrimi: biochimico e professore all’Università di Bari, lavora all'intersezione tra ricerca di base e applicazioni industriali, concentrandosi su biotecnologie microbiche, ingegneria metabolica e biologia sintetica, con particolare attenzione alla valorizzazione degli scarti | Linkedin

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