Il benessere di un territorio dipende da quanto paghi l’olio al supermercato

Gen 7, 2026 - 08:30
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Il benessere di un territorio dipende da quanto paghi l’olio al supermercato

Questo è un articolo de Linkiesta Magazine 03/25 – Senza alternativa. Si può acquistare qui.

Pagare troppo poco olio, vino e frutta significa impoverire i contadini e svuotare i territori. Se la terra non ha valore economico, non viene più curata: scompaiono i paesaggi agricoli, i paesi si spopolano, l’Italia perde attrattività turistica. Ma sistemi antichi come il maso chiuso e figure comunitarie come il marigo insegnano che la cura della terra è un dovere collettivo, prima ancora che un’opportunità economica.

Il paradosso del made in Italy agroalimentare è sotto gli occhi di tutti: i prodotti più desiderati al mondo sono spesso pagati meno del loro reale valore. In Emilia si raccolgono oggi la metà delle pesche di trent’anni fa, le mele vengono vendute sotto costo, l’olio extravergine italiano si svende a tre euro al litro. Non è solo un problema di reddito: è un problema di sopravvivenza dei territori. Se i contadini non guadagnano abbastanza, sono costretti ad andare altrove e abbandonano i campi. E quando i campi si abbandonano, l’Italia perde non solo produzione agricola, ma anche la manutenzione quotidiana che rende i nostri paesaggi unici.

È la lezione che arriva dalla Sicilia, dove Incuso, il progetto fondato dal designer Pasquale Bonsignore, ha deciso di ribaltare le logiche: «Non basta portare un frutto a maturazione: è solo l’inizio di una catena che va dal campo al mercato», spiega. Per questo Incuso ha costruito un sistema che paga il giusto prezzo a chi lavora i campi e integra ricerca, logistica, marketing e distribuzione, per dare valore a quel prodotto agricolo, con un obiettivo preciso: che le tonnellate di olio prodotte in Italia non siano mai più vendute a tre euro al litro, ma generino valore lungo tutta la filiera. Solo così i contadini potranno continuare a presidiare i territori, e i figli non saranno costretti a cercare altrove il loro futuro.

Perché la questione non riguarda solo i bilanci aziendali. Riguarda la cura del territorio. In Alto Adige lo ricorda il sistema del maso chiuso, una struttura giuridica che per secoli ha impedito la frammentazione delle proprietà agricole. Il maso non si divide: passa integro da una generazione all’altra, garantendo la continuità della comunità montana. Oggi, però, il modello è sotto pressione: il cambiamento climatico mette in crisi le produzioni, la burocrazia le irrigidisce, ai giovani non conviene proseguire, i ristoranti non investono nell’acquisto degli alimenti prodotti localmente. Ma se il maso crolla, si sgretola anche la tenuta dei paesaggi alpini: prati invasi dai boschi, pascoli deserti, paesi svuotati. Con un danno anche per il turismo, che di quei paesaggi vive.

A Cortina questo presidio è da sempre nelle mani del marigo, che si occupa del curadizo. Non un sistema legale, ma un patto comunitario. Il marigo è incaricato dalla collettività di custodire i terreni comuni, mantenerli puliti, garantire i passaggi e la fruizione. Non è un diritto, ma un dovere: serve a tramandare ai giovani l’idea che la terra non ci appartiene, ma ci è affidata. Oggi questo modello di responsabilità collettiva, che unisce praticità e simbolo, appare come una chiave preziosa per ripensare la gestione dei territori. A ricordarlo sono anche i protagonisti dell’agroalimentare contemporaneo. Riccardo Felicetti, imprenditore dolomitico, sottolinea: «La bellezza significa lavorare con garbo e costruire qualcosa da tramandare. Non possiamo pensare all’acqua come a un bene infinito: anche un piccolo gesto quotidiano, come usarne solo la necessaria per cuocere un piatto di pasta, accende consapevolezza». La stessa consapevolezza anima i giovani del SanBrite, che lavorano con la convinzione che sostenibilità e produttività non siano opposte, ma richiedano equilibrio: «Non possiamo essere completamente sostenibili, ma possiamo ridurre al minimo gli sprechi e avere coscienza del nostro impatto».

Ecco allora il filo rosso che lega il progetto Incuso in Sicilia, il maso chiuso in Alto Adige e il marigo di Cortina: la terra ha valore solo se le comunità le danno valore. Non basta raccontarla, serve pagarla, rispettarla, curarla. Se i prodotti agricoli non valgono nulla, i contadini abbandonano. Se i contadini abbandonano, scompaiono i paesaggi. Se i paesaggi scompaiono, anche il turismo perde attrattiva. È una catena fragile. Lo sviluppo non può essere cieco: ogni pista da sci deve trovare il suo contrappeso in un pascolo custodito, ogni investimento turistico deve essere accompagnato da un’identità agro-silvo-pastorale forte. Perché la manutenzione dei territori non è folclore: è la nostra sopravvivenza. Custodire i campi e pagare il giusto chi li lavora significa difendere l’Italia, e non smarrire la bellezza che rende il nostro Paese così attrattivo.

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