La cooperazione sociale cambia passo

Mar 5, 2026 - 08:30
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La cooperazione sociale cambia passo
confcooperative

Il mondo della cooperazione sociale di Varese e Como si prepara a un passaggio importante. Venerdì 6 marzo alle 14.30, all’innovation hub di ComoNExT a Lomazzo, Federsolidarietà Insubria riunirà le proprie cooperative per l’assemblea che porterà al rinnovo del consiglio interprovinciale.
Un momento di confronto e di prospettiva che avrà al centro il tema “La cooperazione sociale: un’economia per tutti” e che vedrà gli interventi di Mauro Frangi e Stefano Granata.
L’appuntamento arriva in una fase di cambiamento per un settore che sul territorio ha numeri importanti. Le cooperative associate a Federsolidarietà sono 204, con una media di 30 soci per cooperativa. Gli occupati sono 8341 (41 per cooperativa), per un valore della produzione pari a 271 milioni di euro.
La cooperazione sociale dà una risposta ai bisogni crescenti dei territori e allo stesso tempo è un sistema che si trasforma guardando a nuove modalità di collaborazione con le istituzioni e con il mondo economico. Ne parliamo con Aldo Montalbetti, presidente uscente di Federsolidarietà Insubria.

Presidente Montalbetti, partiamo proprio dall’assemblea di venerdì. Che momento rappresenta per Federsolidarietà?
«È un appuntamento importante. Federsolidarietà è la federazione che esprime il maggior numero di cooperative all’interno di Confcooperative. Negli anni il sistema è cresciuto molto, anche se ultimamente registriamo una leggera diminuzione del numero delle cooperative. È una tendenza che si vede anche a livello nazionale: dopo tanti anni di crescita c’è una fase di assestamento, legata anche a processi di fusione e aggregazione tra realtà esistenti».

Perché oggi nascono meno cooperative sociali?
«Credo che sia cambiata la narrazione nella società. Un tempo la cooperazione era molto presente nella vita delle comunità. C’erano i circoli cooperativi, le mutue, le esperienze di edilizia cooperativa. Oggi questo patrimonio culturale è meno raccontato e meno coltivato, soprattutto tra i giovani. Non so, ad esempio, quanto nelle università o nelle facoltà di economia venga studiata davvero la forma imprenditoriale cooperativa. Probabilmente si è affermata una cultura più individuale, quella delle partite IVA o del lavorare da soli, mentre la cooperazione nasce proprio dall’idea opposta, condividere e costruire insieme».

Eppure i bisogni sociali non diminuiscono.
«Anzi, aumentano e diventano sempre più complessi. Ed è interessante notare che, mentre il numero di cooperative cala leggermente, cresce invece il numero degli occupati e il valore della produzione. Sul nostro territorio parliamo di oltre 8mila lavoratori. Questo significa che le cooperative esistenti funzionano, rispondono ai bisogni e mantengono un livello di affidabilità riconosciuto».

Qual è oggi la sfida principale per il sistema della cooperazione sociale?
«Dobbiamo compiere un passaggio evolutivo sul nostro ruolo. La professionalità delle cooperative sociali è ormai riconosciuta, ma il punto è un altro. Bisogna smettere di essere semplici erogatori di servizi attraverso appalti e diventare interlocutori strategici nella definizione delle politiche sociali. Qui entrano in gioco la coprogettazione, la coprogrammazione e il tema dell’amministrazione condivisa con il pubblico».

Ci sono già esempi concreti di questo approccio?
«Sì, uno molto significativo è il lavoro avviato con il collocamento mirato dei disabili della Provincia di Varese. In tre anni siamo passati da una prima azione di sistema a una seconda e stiamo già progettando la terza. Questo significa lavorare con una programmazione pluriennale, coinvolgendo tutti gli attori del territorio. È un modello che dimostra quanto si possano ottenere risultati quando pubblico e cooperazione collaborano davvero».

Quali saranno le priorità per il futuro della federazione?
«Ne vedo almeno tre. La prima è la formazione, soprattutto rispetto alle innovazioni tecnologiche e ai nuovi processi organizzativi. La seconda è imparare a lavorare sempre di più come sistema, le cooperative devono leggere se stesse non come attori isolati ma come parti di una rete. La terza è rafforzare il rapporto con i territori, anche attraverso una presenza più strutturata nei distretti».

In che direzione sta andando il mondo della cooperazione sociale?
«Dobbiamo affrontare cambiamenti profondi, dal calo demografico all’invecchiamento della popolazione. Sono sfide che richiedono strategie e capacità di anticipare i bisogni. La cooperazione sociale ha già dimostrato in passato una straordinaria capacità di rispondere alle emergenze e di costruire servizi dove spesso lo Stato non arrivava. Oggi il compito è valorizzare quel patrimonio e accompagnarlo con strumenti nuovi, senza perdere i valori che lo hanno generato».

Un messaggio per il futuro della cooperazione?
«La cooperazione sociale non è un attore di serie B. Al contrario, ha competenze ed esperienza che possono essere utili a tutto il sistema economico. Il lavoro fatto in questi quarant’anni è straordinario. Ora bisogna continuare a innovare, mantenendo saldi gli obiettivi e i valori che sono alla base di questa esperienza».

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Redazione Redazione Eventi e News