La senape è una pianta molto diffusa, ma poco utilizzata

Gen 7, 2026 - 08:30
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La senape è una pianta molto diffusa, ma poco utilizzata

«Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami». Così il Vangelo secondo Matteo (13,31-32). La descrizione è imprecisa da un punto di vista botanico dato che no, il seme di senape non è il più piccolo esistente, l’arbusto a cui dà vita è di dimensioni e robustezza modeste, e inoltre non è un legume, perché appartiene alla famiglia delle brassicaceae (o crucifere), la stessa di cavoli, broccoli, ravanelli e rucola, tuttavia la citazione dimostra quanto antica e importante sia la conoscenza di questa pianta, una delle più apprezzate dell’umanità sia per i suoi semi aromatici che per le foglie dal sapore intenso.

Ne esistono sia una versione coltivata sia una selvatica, entrambe molto diffuse in Italia e in Europa; la senape selvatica (Sinapis arvensis), spesso chiamata senapo, ma nota anche con i nomi popolari di falcona, senapino o sarepino, raparello o rapicello selvatico, cresce spontanea nei campi incolti ed è facile da trovare nelle regioni centro-meridionali, mentre le varietà coltivate come Sinapis alba (bianca) e Brassica nigra (nera) differiscono per sapore, utilizzo e diffusione geografica, ma condividono molte proprietà benefiche e vengono usate per i semi, le foglie e anche come fertilizzante, offrendo sapori e usi culinari diversi, dalla salsa piccante alle insalate,  trovando impiego anche in erboristeria.

Foto di Avinash Kumar su Unsplash

I semi, la parte più nota della pianta, sono ricchi di oli essenziali, tra cui la sinigrina, responsabile del tipico sapore piccante e contengono proteine, fibre, minerali (calcio, magnesio, ferro) e vitamine (A, C, K), e hanno proprietà antiossidanti e antimicrobiche. In cucina sono utilizzati principalmente come spezia e nella produzione della salsa di senape. Si impiegano interi, macinati o sotto forma di pasta e sono ingredienti preziosi anche per le marinature di carni e pesce, la conservazione di verdure in salamoia, la preparazione di pani e focacce speziate, e nelle ricette etniche, dove sono un ingrediente essenziale delle miscele di curry indiano e di conserve speziate come i chutney.

Le foglie, spesso trascurate, sono in realtà un ortaggio ricco di sapore e nutrienti. Hanno una forma ovale, margini ondulati e un colore verde intenso. Hanno un apporto elevato di vitamine A, C e K, sono buone fonti di calcio e ferro e contengono composti detossificanti utili a sostenere il fegato.

Si consumano sia crude, nelle insalate, che cotte al vapore, saltate in padella, nelle zuppe, ma anche per preparare sughi per la pasta e risotti. In Italia, sono tipiche di alcune ricette tradizionali del Sud, dove spesso vengono abbinate a olive, peperoncino e alici. In Asia, sono usate per involtini vegetali o come contorno speziato.

In agricoltura biologica, la senape viene impiegata anche come sovescio: viene seminata e poi interrata per arricchire il terreno di nutrienti e contrastare i parassiti.

Con i semi della senape nera si prepara anche il senapismo, un cataplasma di farina di senape molto usato un tempo in medicina come rubefacente e revulsivo, ma utilizzato ormai quasi esclusivamente nella medicina popolare come rimedio naturale e casalingo per dolori reumatici o muscolari. Da impiegare, nel caso, con un po’ di prudenza, dato che i principi attivi che lo rendono utile hanno una serie di controindicazioni: il vapore acre che si sviluppa dai semi a contatto con l’acqua, e che viene assorbito attraverso la pelle, producendo calore e stimolando le terminazioni nervose superficiali, è molto irritante e può dare nausea. Inoltre, applicato sulla cute troppo caldo o troppo a lungo può causare ustioni.

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Redazione Redazione Eventi e News