“Legge elettorale incostituzionale, così la maggioranza potrà scegliere in autonomia gli organi di garanzia”, parla Azzariti
Gaetano Azzariti è professore ordinario di diritto costituzionale all’Università La Sapienza di Roma.
Professore, da quel che si sa sulla proposta di legge elettorale della maggioranza dovrebbero sparire i collegi uninominali del Rosatellum in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che superi il 40%. Il premio è di 70 seggi alla Camera, 35 al Senato. Rispetta la Costituzione un impianto simile?
Se il disegno di legge rimanesse così come lo vediamo sintetizzato dalle agenzie non sarebbe soltanto contro la Costituzione. Peggio. Alcuni profili della legge si porrebbero direttamente anche contro le sentenze della Corte costituzionale che avevano posto dei limiti con le due sentenze sul Porcellum e sull’Italicum. Già la soglia del 40% è di dubbia costituzionalità, ma se a questa si aggiunge un premio c’è l’evidente rischio che venga superata ogni ragionevolezza. Il numero dei seggi in più come premio è fisso, appare abnorme. Quel 70 e 35 sono fissi senza valutare le conseguenze e i risultati conseguiti alle elezioni. Quindi se una forza prendesse già molti parlamentari, prendendo anche il premio si finirebbe per superare la soglia di garanzia posta dalla Costituzione per l’elezione del Capo dello stato e dei membri del Csm. In questa maniera si permetterebbe alla maggioranza politica di scegliere autonomamente i componenti degli organi di garanzia, (Capo dello Stato e i membri del Csm), per l’elezione dei quali è necessario oltre che opportuna, invece, il coinvolgimento delle opposizioni. Si tratta di profili di incostituzionalità che a me paiono evidenti.
Secondo quanto se ne sa al momento, la legge elettorale proposta dalla maggioranza non prevederebbe le preferenze.
La Corte ha detto che i candidati devono essere riconoscibili. Ove le liste di candidati fossero molto lunghe – e se non si aumenta il numero dei collegi saranno necessariamente più lunghe delle attuali – ci sarebbe contrasto con le sentenze della Corte. Quindi o si fanno liste molto corte o si devono avere le preferenze.
Al di là della possibilità di sanzione politica, cosa accade se una maggioranza presenta una legge che va evidentemente contro note sentenze della Corte costituzionale?
Se ci fosse una manifesta incostituzionalità e diretti contrasti con la giurisprudenza della Corte, il Capo dello stato potrebbe intervenire esercitando la sua moral suasion. L’ha fatto anche recentemente più volte, sui pacchetti sicurezza ad esempio. In verità, non ha prodotto grandi effetti, i pacchetti sicurezza sono stati comunque emanati con delle piccole modifiche. In via teorica c’è poi un’altra via, più radicale, che non è stata mai praticata è quella del rifiuto di firma presidenziale. Questo è un disegno di legge e non è un decreto, però anche i ddl devono essere autorizzati dal capo dello stato. Non credo francamente che Mattarella potrà arrivare a rifiutare la firma. Semmai mi auguro che nei confronti di una legge così importante come la legge elettorale il Parlamento abbia la possibilità di discutere il disegno di legge elettorale e cambiarlo.
E come? Non le pare che il Parlamento sia sistematicamente esautorato di fatto delle sue prerogative da questa maggioranza che va in Aula a ratificare decisioni già prese e non dà margini all’opposizione per intervenire concretamente in quasi nulla?
Purtroppo la storia recente non lascia grandi speranze. Questa maggioranza non lascia nessuno spazio all’opposizione e non apprezza per nulla il ruolo del parlamento. La vicenda più eclatante, l’ultima, è la riforma della giustizia. Nel rispetto pur formale dell’articolo 138 della Costituzione non è stata data possibilità al Parlamento di cambiare una virgola. Ma anche sui disegni di legge ordinari abbiamo visto come questo governo abbia mostrato una grande insofferenza al confronto, non solo quello parlamentare. Idiosincrasia nei confronti di tutte le forme di controllo, dal controllo parlamentare, a quello giudiziario, sino a quella della presidenza della repubblica. Infatti, molto spesso la moral suasion del presidente è stata formalmente rispettata ma sostanzialmente aggirata, basti pensare alla decisione politica di partecipazione dell’Italia al Board of Peace sulla Palestina dove a fronte della posizione del Capo dello Stato che ricordava l’articolo 11 e quindi non voleva una partecipazione diretta, il governo ha scelto di partecipare lo stesso al Board of peace come paese osservatore che è un escamotage per aggirare l’art 11 e anche le indicazioni chiare del capo dello Stato.
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