Guerra totale nel Golfo Persico e nel Mare Arabico, crescono (anche) i rischi d’inquinamento da petrolio

Dopo l’attacco deliberato delle forze aeronavali statunitensi contro l’Iran, il presidente Trump ha fatto sapere che non si può escludere anche i "boots on the ground", vale a dire l’impiego sul territorio di truppe di fanteria americane: insomma, sta avvisando il mondo intero che la guerra andrà avanti fino a quando lo vuole lui o, per meglio dire, il suo alleato-hortator (chi sulle triremi romane dava il ritmo ai vogatori) che risponde alla Storia col nome di Benjamin Netanyahu.
Qualunque sia l’angolatura di osservazione, la complicatissima situazione venutasi a creare nell’area Medio oriente appare di difficile soluzione e comunque gli osservatori militari e gli esperti di geopolitica sono tutti concordi nello stabilire che la durata del conflitto non sarà breve ma destinata a durare per un tempo imprecisato. In questo momento non sono note le vere intenzioni dell’Asse israelo-americano e quali siano i veri obiettivi di questa guerra che, come tutte le guerre della Storia umana, non risolverà nulla e lascerà solo dolore, odio e rabbia per chi resterà ancora in vita. Orientarsi in un conflitto di questa portata ove tutti gli otto Paesi dell’area del Golfo Persico sono stati direttamente colpiti dalla reazione iraniana è compito assai difficile. La lettura del coinvolgimento militare in questa guerra passa anche e forse soprattutto attraverso la lettura religiosa delle parti in causa: sciiti contro sunniti. Gli effetti sono già ben evidenti a tutti.
La reazione sciita è stata consequenziale. Subito dopo l’attacco dell’asse, la risposta degli Hezbollah, degli Houti e di una parte rilevante degli sciiti pakistani non ha tardato a farsi sentire e a manifestarsi concretamente con bombardamenti e attacchi delle sedi diplomatiche americane di Karachi.
Non c’è nulla di scontato in questa guerra guerreggiata, ma è necessario sottolineare che l’invio di truppe di terra per occupare il suolo iraniano, grande quasi quanto mezza Europa, sia un’impresa assai ardua: francamente appare improponibile a chiunque abbia due nozioni basiche di storia e di geografia. Ci troviamo di fronte a un popolo che affonda le proprie millenarie radici nella storia di imperi che hanno dominato il mondo allora conosciuto: l’Impero persiano.
La resa senza combattere appare assai lontana dalla realtà e a poco rilevano gli sparuti gruppi di giovani iraniani inneggianti allo Scià di Persia, immemori delle crudeltà perpetrate ai loro nonni da quel regime che non ha nulla da invidiare, in termini di crudeltà ed efferatezze, a questo attuale regime degli Ayatollah.
Nel mentre la guerra continua senza sosta e purtroppo senza esclusione di colpi. L’assenza di un’autorevole organismo internazionale, terzo rispetto alle parti belligeranti, è purtroppo fin troppo evidente: abbiamo assistito impunemente all’assassinio voluto e portato a compimento da nazioni che rivendicano a sé il primato della democrazia – senza però specificare di che democrazia si tratti – del Diritto internazionale; è stata ridotta in poltiglia la liberta dei mari e la sicurezza della navigazione ancor prima dell’attacco all’Iran; sono state calpestate le Convenzioni internazionali a partire dalla Unclos (United Nations Convention of the Low of Sea), negando in maniera spudorata il ruolo delle Nazioni Unite e riducendo il suo Segretario generale al ruolo di portinaio del Palazzo di Vetro.
In questa situazione di totale incertezza, occorre porsi una domanda assi importante per l’umanità e non soltanto per le parti belligeranti: chi interverrà a contrastare gli inquinamenti del mare in atto nello Stretto di Hormuz, conseguenti all’incendio scatenato su tre (forse quattro) petroliere colpite da droni? Anche una piattaforma petrolifera saudita risulta essere stata colpita ed incendiata e in conseguenza di ciò risulta stia sversando greggio in mare; chi interviene in chiave di contrasto e neutralizzazione del “marine pollution”? Lasciare che il mare diventi il ricettacolo delle stoltezze umane non è ammissibile.
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