La prima volta del servizio civile universale in carcere
“Ri-educare dentro il cambiamento”. Si chiama così il progetto di Servizio civile universale che prevede l’impiego di 33 giovani presso 11 istituti penitenziari, il cui obiettivo è rafforzare le attività trattamentali, educative e di inclusione sociale rivolte alle persone detenute. È stato presentato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Dap e rientra nel Bando per la selezione di 65.964 operatori volontari da impiegare in progetti afferenti ai programmi di intervento di Servizio civile universale, da realizzarsi in Italia e all’estero per il periodo 2026-2027. Per candidarsi, c’è tempo fino all’8 aprile alle ore 14.
Sostegno ai percorsi rieducativi e di reinserimento sociale
Il progetto si inserisce nel programma dell’ente capofila Opes “Percorsi inclusivi: un impegno collettivo per il cambiamento” con obiettivi specifici: rafforzare le attività educative, culturali e trattamentali negli istituti penitenziari, favorendo la partecipazione attiva delle persone detenute; sostenere percorsi individualizzati di responsabilizzazione, attraverso attività di supporto e accompagnamento in collaborazione con il personale dell’amministrazione; promuovere reti territoriali integrate, facilitando il collegamento tra istituti penitenziari, enti del terzo settore e servizi territoriali; favorire l’inclusione sociale e il reinserimento, anche attraverso iniziative di sensibilizzazione e momenti di confronto con la comunità esterna.
I volontari saranno coinvolti in attività di affiancamento agli operatori, supporto organizzativo, animazione socioculturale e collaborazione nella realizzazione di iniziative progettuali rivolte alla popolazione detenuta.
Da Vicenza a Palermo, da Alghero a Catanzaro
Sono 11 gli istituti penitenziari in cui i ragazzi, tra i 18 e i 28 anni, svolgeranno le 1145 ore durante l’anno di Servizio civile. Tra questi, le case circondariali di Catanzaro, Brindisi, Vicenza e Cuneo, le case di reclusione di Massa, Alghero, Bologna e Aversa. E ancora, la casa di reclusione di Palermo Ucciardone “Calogero di Bona”, la II casa di reclusione di Milano Bollate e la casa circondariale di Roma “Regina Coeli”.

Valore educativo e di crescita personale e professionale
«Con la presenza dei ragazzi del Servizio civile rafforzeremo le attività di rieducazione e di reinserimento sociale dei detenuti, con l’obiettivo di abbattere la recidiva e restituire al detenuto una seconda opportunità di riscatto», dice il sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, sul sito gNews, quotidiano del ministero. «Offriremo ai ragazzi un’esperienza unica, dal profondo valore umano, che gli permetterà di conoscere l’amministrazione penitenziaria dal suo interno. Un’esperienza di vita che mi auguro possa portare questi giovani ad appassionarsi a questo mondo e, perché no, a trovare uno sviluppo di carriera in questo ambito».
Il sottosegretario aggiunge che «la scelta di accreditare il Dap e di presentare per la prima volta un progetto, si fonda sul valore educativo e di crescita personale e professionale che può avere per i giovani un Servizio civile svolto in un contesto particolare e non facile come quello carcerario, in cui si confrontano ogni giorno le fatiche delle persone detenute con le opportunità di riscatto che ogni pena può e deve avere».
Foto di Austin Blanchard su Unsplash
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