L’intelligenza artificiale ha sete d’acqua: Alfa tra innovazione, sostenibilità e società

Mar 21, 2026 - 20:00
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L’intelligenza artificiale ha sete d’acqua: Alfa tra innovazione, sostenibilità e società
Alfa Villa Cagnola

Ogni anno in una località diversa del territorio, con l’obiettivo non solo di approfondire il tema dell’acqua ma anche di valorizzare alcuni dei luoghi più suggestivi della provincia di Varese. Quest’anno Alfa ha scelto Villa Cagnola, a Gazzada Schianno, per la quarta edizione del convegno “La verità viene a galla”, dedicato a un tema quanto mai attuale: il rapporto tra intelligenza artificiale, data center e consumo di risorse idriche.

Ad aprire l’evento è stata Debora Banfi, direttrice di Alfa Notizie, che ha subito chiarito il senso dell’incontro: non un convegno contro l’intelligenza artificiale, ma un’occasione per comprenderne meglio gli effetti, anche quelli meno visibili. Un messaggio rafforzato dal presidente di Alfa Paolo Mazzucchelli, che ha sottolineato come l’AI sia ormai parte integrante della nostra realtà: «Non siamo qui per giudicarla, ma per capirla. Ogni nostra azione produce effetti, positivi o negativi che siano».

Il contesto scelto non è stato casuale. Villa Cagnola, con la sua storia legata al territorio e alle opere pubbliche realizzate dal suo fondatore Guido Cagnola — tra cui l’acquedotto locale — ha rappresentato il luogo simbolico per riflettere sul rapporto tra infrastrutture, comunità e bene comune.

Dietro l’AI: fabbriche digitali che consumano acqua

Alfa Villa Cagnola

Il cuore del convegno si è concentrato su una domanda semplice quanto urgente: quanto costa davvero, in termini ambientali, l’intelligenza artificiale? A rispondere sono stati il direttore generale di Alfa Luca Lolaico e il giornalista Paolo Centofanti, che hanno evidenziato come dietro strumenti apparentemente immateriali — chatbot, generatori di immagini, assistenti virtuali — esista una realtà molto concreta fatta di data center: enormi strutture industriali che richiedono energia continua e grandi quantità di acqua per il raffreddamento.

I numeri emersi sono stati definiti “impattanti”: miliardi di litri d’acqua utilizzati ogni anno per mantenere operative queste infrastrutture. E il trend è in crescita, spinto da una domanda sempre maggiore di servizi basati sull’AI. Secondo Lolaico, il punto non è fermare questa evoluzione, ma governarla: «Non possiamo più permetterci una gestione emergenziale dei territori. L’intelligenza artificiale può aiutarci a diventare più efficienti, ma serve una strategia più alta per gestirne l’impatto». Il rischio, ha aggiunto, è che il peso di questa trasformazione ricada sui territori e sui cittadini, soprattutto in termini di risorse idriche e costi.

L’altra faccia: l’AI che aiuta a risparmiare acqua

Alfa Villa Cagnola

Dopo aver analizzato il lato critico, il convegno ha aperto anche alla prospettiva opposta: quella delle opportunità. Fabio Bandiera, direttore tecnico di Alfa, ha spiegato come l’intelligenza artificiale non sia solo quella “generativa” che conosciamo, ma anche un insieme di strumenti già oggi utilizzati nei sistemi industriali per migliorare l’efficienza dei processi.

Nel settore idrico, questo significa poter analizzare enormi quantità di dati raccolti da sensori, contatori intelligenti e sistemi di telecontrollo. Alfa, ad esempio, ha già installato decine di migliaia di contatori smart e sviluppato modelli digitali delle reti, strumenti che permettono di monitorare i consumi, individuare perdite e ottimizzare la gestione. L’obiettivo è chiaro: fornire lo stesso servizio utilizzando meno risorse. L’intelligenza artificiale consente di passare da una logica reattiva a una gestione predittiva, riducendo sprechi di acqua ed energia.

Le applicazioni sono molteplici: dall’individuazione delle perdite nelle tubazioni grazie all’analisi dei rumori, all’ottimizzazione dei processi nei depuratori, fino all’agricoltura di precisione che riduce l’uso di acqua irrigando solo dove necessario.

“L’intelligenza artificiale – secondo Aldo Lupi – rappresenta una trasformazione inevitabile, che va governata più che contrastata, soprattutto nei suoi impatti sui territori e sulle risorse”. Ha evidenziato la necessità di un approccio strategico condiviso, capace di coinvolgere istituzioni, aziende e cittadini. Infine, ha richiamato l’importanza di mantenere al centro l’equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

Emerge con forza anche un altro tema: la consapevolezza. Non sempre serve la tecnologia più avanzata. In molti casi, soluzioni più semplici e meno energivore possono essere sufficienti. E soprattutto, è fondamentale formare le persone a un uso corretto dell’AI, evitando errori come le cosiddette “allucinazioni”, cioè risposte plausibili ma errate generate dai sistemi.

Il valore dell’acqua: diritto, ma non gratuito

Alfa Villa Cagnola

La riflessione si è poi spostata su un piano ancora più profondo: il valore dell’acqua. Bernd Manfred Gawlik, esperto di risorse sostenibili del JRC ha affrontato uno dei nodi culturali più delicati: l’idea diffusa che l’acqua, essendo un diritto, debba essere gratuita. In realtà, ha spiegato, il diritto riguarda l’accesso all’acqua, non l’assenza di costi. Rendere l’acqua potabile, distribuirla e depurarla richiede infrastrutture complesse e investimenti continui.

«Quello che paghiamo — ha sottolineato — non è l’acqua in sé, ma il servizio che la rende sicura e disponibile». L’acqua, inoltre, ha un valore multidimensionale: è un diritto, ma anche una risorsa economica, un fattore energetico e la base di qualsiasi attività produttiva. Senza acqua, nessun settore — nemmeno quello tecnologico — potrebbe esistere.

Per rendere l’idea, Bernd Manfred Gawlik ha proposto una riflessione provocatoria: l’acqua più preziosa non è quella venduta a caro prezzo, ma quella che manca. Quella che in alcune parti del mondo richiede ore di cammino per essere raccolta, limitando istruzione, sviluppo e qualità della vita.

Investire nell’acqua significa investire nella società

A riportare il discorso sul piano operativo è stato Marco Cavallin, amministratore delegato di Alfa, che ha illustrato gli investimenti in corso sul territorio: circa 60 milioni di euro nel 2026, con un picco previsto a 70 milioni l’anno successivo. Numeri importanti, ma ancora insufficienti rispetto al fabbisogno reale. «Se dovessimo portare il sistema a funzionare nelle condizioni ottimali — ha spiegato — servirebbero almeno tre volte le risorse attuali».

Il problema, dunque, è anche economico e culturale: il valore pagato oggi in bolletta non riflette completamente il costo reale del servizio. Eppure, è proprio attraverso questi investimenti che si possono ridurre le perdite, migliorare l’efficienza e garantire sostenibilità nel lungo periodo. Una parte significativa degli sforzi riguarda la depurazione, spesso poco percepita ma fondamentale. L’acqua non solo deve arrivare pulita nelle case, ma deve anche essere restituita all’ambiente in condizioni adeguate. Un processo complesso, che richiede energia, tecnologie avanzate e continui adeguamenti normativi.

Alfa sta inoltre sviluppando progetti di riuso delle acque depurate, ad esempio in agricoltura, in un’ottica di economia circolare che trasforma uno scarto in risorsa.

Tra relazioni e chatbot: il rischio di un’intelligenza senza umanità

Alfa Villa Cagnola

Nella parte finale del convegno, lo sguardo si è spostato su un’altra dimensione, meno visibile ma altrettanto rilevante: quella sociale e psicologica dell’intelligenza artificiale. Il presidente di Alfa Paolo Mazzucchelli e la psicologa Elena Pace hanno affrontato il tema delle conseguenze legate a un uso improprio o eccessivo dei chatbot, in particolare tra i più giovani. Secondo i dati più recenti, sempre più adolescenti tendono a preferire il dialogo con l’intelligenza artificiale rispetto al confronto con persone reali. Un fenomeno che, è emerso, riguarda sempre più anche gli adulti.

Alla base di questa tendenza c’è la facilità: i chatbot sono sempre disponibili, non giudicano, rispondono immediatamente e offrono una relazione apparentemente priva di rischi. Ma proprio questa semplicità, ha spiegato Pace, rappresenta un’illusione pericolosa. «Eliminano la fatica della relazione — ha sottolineato — ma anche tutto ciò che la rende significativa: il confronto, l’errore, la crescita».

Il rischio è quello di una progressiva perdita di competenze emotive e relazionali. Interagire con una macchina significa non allenarsi più a gestire la complessità delle relazioni umane, con il risultato di sentirsi sempre più in difficoltà nei rapporti reali. Un meccanismo che può portare isolamento, dipendenza emotiva e distorsione delle aspettative.

Mazzucchelli ha riconosciuto la difficoltà anche dal punto di vista dei genitori: «Abbiamo dato ai ragazzi uno strumento potentissimo e poi ci sorprendiamo delle conseguenze. Un chatbot è sempre presente, mentre noi spesso arriviamo a casa stanchi e senza tempo. E così rischia di diventare più credibile di noi». Da qui emerge una responsabilità chiara: quella degli adulti. Non solo nel controllare, ma soprattutto nel dare l’esempio. «Se non investiamo nel tempo e nella relazione — ha aggiunto — qualcuno lo farà al posto nostro».

La psicologa ha sottolineato come la soluzione non sia demonizzare la tecnologia, ma educare a un uso consapevole. Serve recuperare il valore dell’esperienza umana, fatta anche di fatica, errori e imperfezioni. «Le relazioni sono difficili — ha ricordato — ma sono proprio quelle difficoltà a farci crescere». Il punto, dunque, non è scegliere tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, ma trovare un equilibrio. Un equilibrio che passa dalla consapevolezza, dal dialogo e dalla capacità di riconoscere che nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire la complessità e il valore delle relazioni tra persone.

IL VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO

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Redazione Redazione Eventi e News