Nasce l’Indice di fiducia dei professionisti: il debutto è negativo, clima a -9,4

Mar 21, 2026 - 14:30
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Nasce l’Indice di fiducia dei professionisti: il debutto è negativo, clima a -9,4

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Il nuovo indicatore dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni fotografa un settore più pessimista rispetto al resto dei servizi: aspettative economiche e occupazionali in calo, con differenze marcate tra settori, territori, generazioni e dimensioni organizzative.


di Miriam Minopoli, Confprofessioni

Il mondo delle libere professioni ha finalmente un proprio termometro economico. Si chiama Indice di fiducia dei professionisti e misura, per la prima volta, le aspettative economiche e occupazionali di un settore che conta oltre un milione e mezzo di lavoratori autonomi. Il debutto, però, non è incoraggiante: il valore medio registrato è -9,4, più di cinque punti sotto la media Istat delle imprese dei servizi di mercato (-4,1). Un segnale che racconta un clima più prudente, se non apertamente critico, rispetto al resto del comparto dei servizi.

Un indicatore che colma un vuoto informativo

A scattare questa fotografia è l’Osservatorio delle libere professioni, che introduce così un indicatore inedito, colmando un vuoto informativo e offrendo una nuova chiave di lettura sulla fase economica che stanno attraversando gli studi professionali. L’indagine, realizzata in collaborazione con Confprofessioni, Gestione Professionisti e BeProf, si basa su un campione di circa 1.280 professionisti e include anche coloro che operano senza dipendenti o con strutture molto piccole. Un universo variegato, che mostra differenze marcate per settore, età, territorio e dimensione organizzativa.

Settori in chiaroscuro: chi resiste e chi soffre

Il quadro settoriale è uno dei più articolati. Alcune professioni mostrano livelli di fiducia relativamente più alti, come le attività scientifiche e tecniche (-3,9), gli architetti e ingegneri (-5,6), e i consulenti del lavoro (-5,8). All’opposto, emergono comparti in forte difficoltà: le attività mediche e assistenziali (-16,0), gli odontoiatri (-12,9), il mondo economico‑finanziario (-12,0), quello legale (-10,0). Per le professioni tecnico‑specialistiche l’indice scende addirittura a -20,4, segnalando un malessere molto profondo.

Generazioni a confronto: i giovani più fiduciosi

La variabile anagrafica introduce un’altra linea di frattura. La fiducia cala con l’aumentare dell’età: gli under 44 registrano un indice di -4,9, mentre tra gli over 65 si scende a -12,6. I professionisti più giovani sembrano percepire maggiori opportunità di crescita o adattamento, mentre le generazioni più mature guardano al futuro con maggiore cautela. Le differenze di genere, invece, risultano minime, con valori sostanzialmente allineati tra uomini e donne.

Nord Est più pessimista, Centro e Nord Ovest più resilienti

Anche il territorio mostra sfumature interessanti. Il Nord Est è l’area più pessimista, con un indice di -11,7, mentre il Centro e il Nord Ovest registrano valori meno negativi. Il Mezzogiorno si colloca in una posizione intermedia, con un clima di fiducia fragile ma non distante dalla media nazionale. Un mosaico che riflette la diversa struttura economica dei territori e la diversa capacità degli studi di assorbire shock e incertezze.

La dimensione dello studio fa la differenza

La solidità organizzativa si conferma un fattore decisivo. Gli studi senza dipendenti registrano un indice di -13,8, mentre quelli con sei o più addetti si fermano a -6,5. Le realtà più strutturate mostrano dunque aspettative meno pessimistiche, grazie a una maggiore capacità di investimento e a un’organizzazione interna più stabile.

Assunzioni 2026: prevale la prudenza

Sul fronte occupazionale, le previsioni per il 2026 confermano un atteggiamento cauto. Solo il 13,6% dei professionisti prevede nuove assunzioni, mentre quasi due terzi non intendono ampliare l’organico. Il resto rimane in una posizione attendista. Anche qui emergono differenze nette: architetti e ingegneri risultano i più propensi ad assumere, mentre avvocati, notai, odontoiatri e professioni mediche si mostrano molto più prudenti. La propensione all’assunzione cresce tra i più giovani e tra gli studi più grandi, dove supera il 30%.

Un settore in trasformazione, tra incertezze e nuove opportunità

Il nuovo Indice di fiducia dei professionisti, pur alla sua prima edizione, offre una lettura chiara: il settore vive una fase di incertezza, con aspettative più deboli rispetto al resto dei servizi. Ma allo stesso tempo rivela un mondo in trasformazione, dove innovazione, dimensione organizzativa e capacità di adattamento diventano fattori decisivi. Un punto di partenza prezioso per comprendere le dinamiche future delle libere professioni italiane e per orientare politiche e interventi mirati.

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