Medio Oriente, i leader europei per la “moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche”

Mar 20, 2026 - 20:30
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Medio Oriente, i leader europei per la “moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche”

Bruxelles – I leader europei serrano i ranghi sulla crisi in Medio Oriente e, dalle conclusioni del Consiglio europeo di ieri (19 marzo), emerge una linea sempre più assertiva: dall’allineamento all’iniziativa congiunta di sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito) per “una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e idriche“, che rivela un posizionamento, almeno in parte, più vicino alle richieste avanzate da Donald Trump di coinvolgere gli alleati nella sicurezza regionale, anche se si esclude al momento un coinvolgimento diretto nella guerra. Sullo sfondo restano i dossier ormai evergreen per l’Unione, come la crisi a Gaza, ma si fa sempre più esplicito il nodo politico e strategico: fino a che punto l’UE è disposta a sostenere Stati Uniti e Israele nel confronto con il regime iraniano?

Cosa succede in Iran

I leader europei hanno tracciato una linea politica netta di fronte all’escalation in Iran e nella regione mediorientale, definendo la situazione “una minaccia diretta alla sicurezza globale“. L’UE ha lanciato un appello urgente alla de-escalation, chiedendo a tutte le parti di esercitare la massima moderazione, proteggere i civili e rispettare il diritto internazionale, inclusi i principi della Nazioni Unite. “Il Consiglio di sicurezza ha condannato questi attacchi e ha ordinato di fermarli come ha anche ordinato di aprire lo Stretto di Hormuz”, ha confermato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, a margine del Consiglio europeo dove è stato invitato per parlare di multilateralismo.

Gli Stati membri hanno condannato con fermezza gli attacchi militari attribuiti all’Iran, sollecitando Teheran a cessare immediatamente le ostilità, rispettandi la sovranità degli Stati della regione, mentre ha ribadito il proprio sostegno ai partner colpiti, anche attraverso “il rafforzamento delle capacità di difesa aerea e antidrone“. Parallelamente, è stata evidenziata la necessità di garantire la sicurezza marittima e la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. L’UE si è detta pronta ad aumentare la presenza militare e a potenziare le missioni navali esistenti, oltre a monitorare con attenzione le ripercussioni economiche, energetiche e migratorie del conflitto. “La situazione in Medio Oriente è grave, crea instabilità e rischi oltre al perimetro della regione stessa“, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen in conferenza stampa a margine del summit. “Per questo serve una de-escalation e la protezione dei civili e delle infrastrutture. Per ora non abbiamo ancora visto nessun impatto dei flussi migratori da questa crisi, ma dobbiamo essere preparati per evitare una situazione come quella del 2015” con la guerra in Siria.

Un occhio di riguardo per gli Stati membri vicino alla regione: “Cipro è stato uno degli Stati più colpiti da questa crisi, e la loro sicurezza è quella di tutta l’Unione“, ha aggiunto von der Leyen. Sul piano diplomatico, i leader europei hanno ribadito l’impegno a impedire che l’Iran si doti dell’arma nucleare, invitando il Paese a cooperare pienamente con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e hanno infine denunciato la repressione interna, chiedendo il rispetto dei diritti fondamentali della popolazione iraniana.

Gaza/Cisgiordania e Israele 

Nulla di nuovo su questo fronte Medio orientale. Il Consiglio europeo ha continuato ad esprimere “profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est”, ribadendo la propria linea politica: l’unica via possibile per una pace duratura “può basarsi solo sulla soluzione due popoli- due Stati”, in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite, con Israele e Palestina chiamati a convivere entro confini sicuri e riconosciuti. I leader europei hanno chiesto “l’attuazione integrale del cessate il fuoco e delle disposizioni internazionali”, indicando come passaggi essenziali il “disarmo di Hamas, il ritiro delle forze israeliane da Gaza e l’eventuale dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione”.

Allo stesso tempo, l’Unione europea si è detta pronta a “contribuire concretamente all’attuazione del piano globale per la fine del conflitto”, anche attraverso il “rafforzamento delle missioni sul campo e la riapertura del valico di Rafah”. Forte è stata anche la denuncia della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza: i leader hanno sollecitato Israele a “garantire un accesso pieno e senza ostacoli agli aiuti e a rispettare il diritto internazionale umanitario, insistendo sulla protezione dei civili”.

Sul piano politico ed economico, l’UE punta a sostenere il rafforzamento dell’Autorità palestinese e la futura ricostruzione di Gaza, mentre ha condannato le “iniziative unilaterali israeliane nei territori occupati e l’aumento delle violenze dei coloni”, chiedendo possibili nuove sanzioni.

Libano

Sul fronte libanese, il Consiglio europeo ha espresso forte allarme per “l’intensificarsi delle ostilità e per il loro impatto devastante sulla popolazione civile, tra sfollamenti di massa, vittime e crisi umanitaria crescente”. L’Unione europea ha ribadito la necessità urgente di una “de-escalation”, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e impegnandosi a sostenere concretamente il Libano, anche attraverso “aiuti di emergenza e il rafforzamento delle istituzioni statali”. I leader UE hanno inoltre condannato con fermezza le azioni di Hezbollah contro Israele, invitando il gruppo a “cessare immediatamente le ostilità e sostenendo la decisione delle autorità libanesi di limitarne le attività militari, nel quadro di un rafforzamento delle forze armate nazionali”.

Gli Stati membri hanno richiamato tutte le parti al rispetto degli accordi di cessate il fuoco e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, esortando Israele a “evitare ulteriori escalation e a rispettare la sovranità libanese“. Particolare rilievo è stato dato al ruolo della missione UNIFIL, considerata essenziale per la stabilità dell’area: il Consiglio ha condannato duramente gli attacchi contro il personale ONU, definendoli una grave violazione del diritto internazionale e chiedendo indagini approfondite. Nel complesso, emerge la volontà dell’UE di contenere il conflitto, proteggere i civili e sostenere la stabilità istituzionale del Libano in un contesto regionale sempre più fragile.

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