Medioriente in fiamme: escalation inevitabile, ultimatum Usa per Hormuz, Israele annuncia operazioni terrestri. Diplomazia al lavoro
Poche storie: è già escalation in Medioriente. Trump minaccia raid sulle centrali se Teheran non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz. Israele annuncia operazioni terrestri “mirate” in Libano dopo i raid sui ponti nel sud, tra Tiro e Sidone. Gli ayatollah sono pronti ad una risposta “proporzionata” e fanno sapere, in caso di attacco, la volontà di “distruggere irreversibilmente le infrastrutture vitali della regione”; disposti a chiudere del tutto il passaggio marittimo.
E ancora: domenica notte un attacco iraniano su Arad e Dimona (Israele) ha distrutto oltre 20 edifici e causato il ferimento di 175 persone. È il caso di ricordare che Dimona ospita il centro nucleare israeliano ed è da sempre un simbolo della potenza di Tel Aviv. Tutto ciò dice una cosa precisa: cioè che la guerra è tutt’altro che risolta. Nel frattempo corre voce di un possibile tentativo americano di aprire un negoziato con Teheran che però ha già messo sul tavolo condizioni molto rigide.
Cercasi una via di uscita
Per ora nessuno arretra, né Trump né gli ayatollah. Dopo oltre 3 settimane di conflitto la situazione è oltremodo delicata e indecifrabile. Ma dietro le dichiarazioni muscolari si muove la diplomazia. Gli inviati di Trump (Jared Kushenr e Steve Witkoff ) stanno creando una squadra per negoziare; mentre Egitto, Qatar e Regno Unito fanno da intermediari nello scambio di messaggi tra Washington e Teheran.
L’Iran ha già avanzato 6 condizioni per porre fine al conflitto. Cioè: la garanzia che la guerra non si ripeta; la chiusura delle basi USA nella Regione; il pagamento di risarcimenti; la fine delle operazioni contro gli alleati di Teheran. Infine un nuovo regime giuridico per Hormuz e il perseguimento degli operatori dei media anti-iraniani. Ovviamente tali richieste sono definite “in larga parte inaccettabili” da Washington, anche se resta uno spiraglio sul tema dei beni congelati.
La crisi del Golfo spinge i carburanti
Si riduce l’effetto accise. In Italia i rincari assottigliano gli sconti del Decreto. Al vaglio del Governo nuovi interventi. E’ vero che il taglio delle accise deciso dal Governo vale fino ai primi dì aprile, ma è altrettanto vero che l’aumento del costo industriale sta già rosicchiando lo sconto alla pompa. Se lo choc energetico dovesse prolungarsi e’ necessario trovare nuove coperture. In tutto questo c’è anche da sottolineare l’allarme delle compagnie aeree che perdono miliardi: facile immaginare un aumento delle tariffe a breve. Lo spettro del caro-voli incombe. Piove sul bagnato.
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