Nicole Minetti, il Quirinale al Ministero della Giustizia: “Verificare fondatezza elementi su domanda grazia”
La Presidenza della Repubblica ha inviato una lettera al ministero della Giustizia per verificare la “supposta falsità” di alcuni elementi contenuti nella domanda di grazia, poi approvata, relativa a Nicole Minetti. L’ex consigliera regionale della Lombardia, vicina a Silvio Berlusconi e finita al centro delle cronache politiche e giudiziarie per il cosiddetto ‘caso Ruby’, era stata condannata in via definitiva per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione a una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi, da scontare ai servizi sociali. L’atto di clemenza le è stato concesso da Sergio Mattarella lo scorso 18 febbraio, per motivi umanitari: la grazia “si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari”, aveva precisato il Quirinale lo scorso 11 aprile, quando la notizia – prima mai veicolata dalla presidenza della Repubblica – era stata svelata da ‘Mi manda Raitre’ e dal ‘Fatto Quotidiano’.
Il minore in questione è il bambino adottato dall’ex igienista dentale e dal compagno imprenditore Giuseppe Cipriani, descritto nell’istanza come gravemente malato e orfano. Il Fatto Quotidiano torna sulla sua storia: avrebbe una madre biologica in Uruguay, che ora è scomparsa, e Minetti le avrebbe fatto causa per toglierle la patria potestà. Non solo. Secondo il quotidiano emergerebbero dei dubbi anche sulle condizioni cliniche e le cure mediche di cui il bambino necessiterebbe. Di qui la lettera a via Arenula, sollecitata da Sergio Mattarella, e firmata dall’ufficio stampa del Quirinale.
“In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia lo scorso 18 febbraio 2026 e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”, si legge. Nella missiva è già chiara la posizione del Colle. Non è la presidenza della Repubblica – viene sottolineato – a svolgere l’attività istruttoria sulle domande di grazia, non disponendo di autonomi strumenti di indagine per accertare la veridicità e la fondatezza dei fatti che motivano le diverse richieste. La decisione del presidente della Repubblica si fonda, quindi, sui documenti inviati e sulle valutazioni (positive, in questo caso) fatte dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia. Il Procuratore generale di Milano e via Arenula hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia dal momento che l’affidamento in prova ai servizi sociali di Minetti le avrebbe reso difficile l’assistenza del minore, sottoposto, per una grave patologia, a visite periodiche e a terapie specialistiche all’estero.
La risposta del ministero di Giustizia
La risposta di via Arenula non si fa attendere. Il ministero della Giustizia apre a stretto giro una procedura interna e avvia subito le verifiche necessarie alla ricostruzione dei fatti anche alla luce delle recenti notizie di stampa. L’intenzione, a quanto si apprende, è di arrivare a una risposta il più rapidamente possibile. “Il ministero ha rappresentato oggi alla Procura generale presso la Corte d’appello di Milano, conformemente alle sue richieste in data odierna, la necessità di acquisire ogni informazione ed elemento utile a consentire l’opportuna valutazione circa le notizie comparse su organi di stampa”, si legge in una nota del dicastero guidato da Carlo Nordio che “dà notizia che nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura” sul caso Minetti.
In attesa dell’esito dei controlli al Quirinale si studiano i precedenti
In passato due atti di clemenza sono stati revocati. Uno è quello che riguarda Graziano Mesina, al quale venne revocata la grazia concessa nel 2004 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dopo una nuova condanna per aver commesso altri reati. Nel 2014, invece, Giorgio Napolitano aveva accolto una richiesta di grazia che però riguardava un detenuto che non aveva avuto una condanna definitiva. Il ministero della Giustizia se ne accorse prima di darne esecuzione e la grazia venne revocata. Non ci sono, quindi, casi di grazia revocata per falsa documentazione, ma secondo alcune valutazioni il venir meno dei requisiti che avevano portato alla concessione del provvedimento di clemenza potrebbe portare alla sua revoca, come in caso di falsi certificati medici o falsi certificati di adozione.
La polemica politica
Intanto esplode la polemica politica. Parla di “pesanti dubbi” il coportavoce di Avs Angelo Bonelli, che annuncia un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo”, attacca invece la dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd. Secca la replica di Nordio alla deputata del Pd: “Prima di chiedere le mie dimissioni l’onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia”. Mentre il leader di Italia viva, Matteo Renzi, osserva: “Non conosco Nicole Minetti, ma conosco molto bene Sergio Mattarella. So che c’è una garanzia di serietà sia nel procedimento da parte del Quirinale, sia nei chiarimenti che sono stati annunciati. Sul tema della grazia mi rimetto a quello che deciderà il presidente, perché ‘Menomale che Sergio c’è’. Non è Nordio, il problema è Meloni. Chi si deve dimettere? Non è Nordio, ma Meloni”.
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