Il Trentino come laboratorio: la crisi abitativa affrontata con un percorso di riforma strutturale

Il Trentino si candida a territorio pilota delle politiche abitative italiane. Con il lancio di Orizzonti dell’abitare in Trentino – un percorso partecipativo che trova in Rebuild la sua piattaforma di confronto nazionale – la Provincia autonoma di Trento prova a trasformare l’emergenza casa da cronicità in occasione di riforma strutturale. Sullo sfondo, un piano casa europeo in gestazione e uno nazionale in arrivo
Il problema non è la scarsità di abitazioni. L’Italia dispone di un patrimonio immobiliare tra i più ampi d’Europa: le stime sulle unità residenziali non utilizzate oscillano, secondo elaborazioni presentate all’evento, tra 6 e 9,5 milioni di unità.
Eppure la crisi abitativa si aggrava in maniera disomogenea e accelerata, con le aree ad alta pressione insediativa – l’asse Milano-Verona, la via Emilia, il Brennero – che concentrano una domanda che il mercato non riesce ad assorbire, mentre intere aree interne del paese si svuotano e le case rimangono vuote o vengono messe in vendita a un euro dai comuni che cercano di invertire lo spopolamento.
È in questo quadro che Ezio Micelli, docente universitario, membro dell’Housing Advisory Board della Commissione europea e presidente del comitato scientifico di Rebuild, ha tracciato la cornice del problema durante il lancio del laboratorio Orizzonti dell’abitare in Trentino.
La dinamica, ha spiegato, è comune a gran parte dei Paesi europei: sostanziale stabilità demografica o calo, accompagnata da profondi movimenti interni della popolazione.
Le proiezioni Istat assegnano al Trentino una traiettoria di crescita demografica, ma con una pressione insediativa già visibile nel capoluogo e un rischio opposto – lo spopolamento – nelle valli più periferiche. Una doppia tensione che richiede strumenti differenziati, non soluzioni uniformi.
Su questo tema, Micelli ha individuato tre cantieri prioritari. Il primo riguarda le risorse: la linea europea è quella del partenariato pubblico-privato, con operatori istituzionali come Cassa Depositi e Prestiti capaci di incardinare una catena di finanziamento che va dalla scala continentale fino ai territori.
Il secondo cantiere è quello della regolazione: la pianificazione urbanistica deve integrare l’agenda abitativa senza sacrificare quella ambientale e della qualità dello spazio urbano, e i tempi di questo processo – storicamente lunghi in Italia – devono essere compressi senza tradire le altre priorità.
Il terzo cantiere è di politica industriale: il settore delle costruzioni sconta un problema strutturale di produttività, che può essere affrontato attraverso due direttrici, digitalizzazione e industrializzazione dei processi costruttivi, con effetti diretti sui costi finali.
La situazione dell’abitare in Trentino
Il Trentino entra in questo quadro con una posizione peculiare: l’autonomia speciale consente alla Provincia di sperimentare soluzioni normative che esulano dalle logiche nazionali, e due anni di interventi a tappeto hanno già prodotto risultati misurabili.
L’assessore alle politiche per la casa, Simone Macchiori, ha illustrato i numeri di una fase che ha definito di terapia d’urto: 803 alloggi di Itea efficientati energeticamente, 503 rimessi in circolo nel 2024, oltre 18 milioni destinati all’acquisto della prima casa per giovani, altri 18 milioni impegnati nelle prime due finestre del bando anti-spopolamento rivolto ai 32 comuni trentini a rischio demografico.
A queste misure si aggiungono il contributo al 90% per enti no profit che mettono in locazione alloggi, il sostegno alle cooperative edilizie a proprietà indivisa e individuale, un bando per le piccole ristrutturazioni finalizzato a recuperare lo sfitto urbano, e i due nuovi piani di housing sociale – uno per i centri a grande tensione abitativa, uno per le località turistiche e le aree svantaggiate.
Tutti strumenti già operativi o in fase di avvio. Ma il punto centrale del lancio di Orizzonti dell’Abitare è che questa fase emergenziale deve ora cedere il passo a una visione strutturale.
Come ha sottolineato Macchiori, un’emergenza che si protrae per anni smette di essere emergenza e diventa cronicità: affrontarla richiede non solo misure immediate, ma una riscrittura delle regole del gioco.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a una revisione completa della legge provinciale sulla casa, rimasta sostanzialmente invariata da oltre vent’anni, costruita attraverso un processo partecipativo che coinvolga tutti gli stakeholder del territorio.
Il percorso si articola in tre fasi. La prima è il lancio attuale, che serve a mobilitare attori istituzionali, categorie economiche e operatori del settore. La seconda si svolgerà a Rebuild, la fiera internazionale delle costruzioni sostenibili in programma a Riva del Garda il 12 e 13 maggio, dove il confronto si aprirà a esperienze nazionali ed europee.
La terza fase, prevista per l’autunno, porterà il percorso direttamente sui territori trentini, attraverso incontri con gli stakeholder locali per raccogliere esigenze e progettualità. Il risultato atteso è un documento di sintesi che integri le buone pratiche emerse a Rebuild con le specificità del contesto provinciale.
Il modello svizzero, citato da Micelli come riferimento concettuale, suggerisce che la prosperità di un territorio non dipende necessariamente dalla presenza di grandi metropoli, ma può essere fondata su una rete distribuita di città medie fortemente connesse.
Per l’arco alpino – che oggi conosce fenomeni importanti di abbandono – questa visione potrebbe diventare una strategia coerente: non costruire nuove case, ma riusare il patrimonio esistente, innervarlo di nuove relazioni, renderlo attrattivo attraverso servizi e qualità della vita piuttosto che attraverso la sola disponibilità di alloggi.
La finestra temporale è stretta ma favorevole: a livello europeo è in costruzione un piano casa che ridefinirà le cornici di finanziamento e regolazione, mentre a livello nazionale un analogo strumento è atteso a breve.
Per il Trentino, come ha osservato Macchiori, essere pronti a cogliere queste opportunità prima degli altri territori non è solo un vantaggio competitivo: è la condizione per poter poi condividere le proprie soluzioni con chi, come i comuni montani veneti che guardano all’esperienza trentina, cerca modelli replicabili.
Crediti immagine: Depositphotos
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