L’inchiesta di Milano su Rocchi apre un problema di potere nel sistema arbitrale

Il finale di stagione di uno dei più sonnacchiosi e grigi campionati di calcio della storia è scosso dalla notizia data dall’Agi, che il designatore della Commissione arbitri nazionale (Can), Gianluigi Rocchi, è convocato dal sostituto procuratore di Milano Ascione come indagato di frode sportiva (art. 1 L. 401/89), reato di cui molto si parlò, anche su questo giornale, ai tempi delle plusvalenze juventine, in concorso col supervisore al Var Andrea Gervasoni.
I capi di accusa, provvisori e allo stato costituenti una mera ipotesi, sono tre secondo l’agenzia che ne riporta il contenuto. Due riguardano una presunta “combine” del designatore per favorire l’Inter nel campionato scorso, amaramente perso dai nerazzurri per un solo punto, tramite designazione di un arbitro «gradito» (l’uso delle virgolette è nell’atto giudiziario) e la «schermatura» (idem) di un altro non «gradito», Daniele Doveri, uno dei migliori e autorevoli.
Il residuo capo concerne la partita Udinese-Parma ed era stato oggetto di un esposto in sede sportiva dell’assistente Domenico Rocca, archiviato dal capo dell’ufficio inchieste della Federcalcio Giuseppe Chinè.
Non così le accuse di aver favorito l’Inter, che costituiscono – si badi bene – un’assoluta novità e che proverrebbero da un’altra fonte: per ciò che è dato capire, l’esposto in sede penale di un legale veronese dopo Inter-Verona di gennaio 2025, dove il gol decisivo di Frattesi era stato viziato da un fallo di Bastoni assai evidente, su cui il Var (Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo) omise di mandare alla review l’arbitro Fabbri.
La vicenda è clamorosa, ma i particolari sono ancora poco noti. Tuttavia, qualche precisazione va fatta, qualche “singolarità” va segnalata senza pregiudizio.
Innanzitutto la tempistica, elemento fondamentale nei retroscena politici italiani. Il procedimento penale su Rocchi e Gervasoni viene portato a conoscenza dopo che si è esaurita la lotta per lo scudetto, vinta con abbondante anticipo e indubbio merito dall’Inter. Poi ci sono da annotare le reazioni a livello istituzionale che, a onta dei vari pompieri sollecitamente spuntati fuori, sono state piuttosto accese.
Ha cominciato il ministro dello Sport Andrea Abodi, che ha invocato a piena voce «trasparenza, tempestività e parità di trattamento» e che ha puntato direttamente il procuratore Chinè, lamentando con riferimento alla denuncia su Udinese-Parma archiviata che «l’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Finora, nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione per verificarne la sussistenza».
Chinè, punto sul vivo, ha replicato rivelando un particolare di una certa importanza, trascurato dai pompieri, e cioè «di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala VAR del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma». A seguito di tale esposto – spiega il procuratore – nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente. Nel luglio del 2025 veniva disposta l’archiviazione del procedimento al Coni, che veniva accolta. Il procuratore ha infine aggiunto di aver già richiesto i nuovi atti alla procura milanese, sicché vedremo presto gli sviluppi in sede disciplinare.
Insomma, sino a oggi si era parlato di Udinese-Parma. Sulle ipotizzate designazioni combinate di Rocchi è tutto da valutare ed è roba nuova. Qualcuno (Marco Bucciantini su Sky), fa notare che Abodi, prospettando una condizione allarmante, intervenga alla vigilia della possibile designazione del suo storico rivale Giovanni Malagò come presidente della Federcalcio, che a lui non sarebbe gradita.
Come si conviene a un avvocato, vale la pena buttare un occhio a come sono formulate le ipotesi di reato su cui si indaga, perché può servire a capire lo spessore dell’indagine. Le parole possono essere piuma, e possono essere ferro. Scrive il procuratore Maurizio Ascione dunque, secondo quanto riporta l’Agi, che Rocchi «quale designatore arbitrale dell’Aia, in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di Coppa Italia, combinava la designazione del direttore di gara per la partita di campionato di Serie A Bologna-Inter (20 aprile 2025, vinta dai rossoblù, ndr) nella persona di Andrea Colombo, siccome arbitro gradito alla squadra ospite, l’Inter, impegnata nella corsa scudetto, ormai alle battute finali della stagione calcistica».
Nel secondo capo, scrive il pm che Rocchi «quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia (2 aprile 2025), «combinava» o «schermava» la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo (23 aprile 2025, gara vinta dal Milan per 3-0, ndr), onde assicurare poi all’Inter direzioni di gara diverse dal «poco gradito» Doveri per l’eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di Serie A», che erano di «maggiore interesse per la squadra milanese».
Balza agli occhi un primo, sorprendente particolare, rilevato anche dal difensore di Rocchi, ed è l’accenno a «più persone» che avrebbero agito in concorso con l’indagato, nonché l’indicazione del momento storico e del luogo in cui sarebbe maturato l’illecito accordo sulle designazioni: la doppia semifinale di Coppa Italia tra Milan ed Inter del 2025 a San Siro. Chi sono le «più persone» con le quali Rocchi avrebbe concordato le designazioni si presume sia un particolare su cui il difensore di Rocchi, l’esperto e furbissimo Tonino D’Avirro, chiederà presto lumi.
Sicuramente non sfugge che il meccanismo di «schermatura» e i virgolettati contenuti nell’incolpazione lasciano intendere che vi sia una fonte terza, una voce di dentro – ascoltata a sua insaputa o che riferisce direttamente all’autorità giudiziaria – che ha dato indicazioni e chiavi di interpretazione, esperta del settore arbitrale. Forse un whistleblower al momento coperto?
Un’ultima precisazione per i pompieri, sempre per amore di verità e con rispetto della presunzione di non colpevolezza: l’esito infausto della partita di Bologna e della stagione nerazzurra non hanno nessun rilievo. Proprio in occasione del processo su Calciopoli, la Cassazione ha stabilito il perimetro preciso del reato di frode sportiva, che non richiede l’alterazione effettiva del risultato, bensì la semplice volontà di indirizzare fraudolentemente l’esito sportivo e l’idoneità dell’accordo a poter incidere (vedasi pag. 44 e segg. della sentenza Cassazione Penale, Sez. III, ud. 23 marzo 2015 n. 36350).
Dopodiché, prima di chiedersi se dopo vent’anni da Calciopoli le cose siano cambiate, conviene interrogarsi laicamente se determinati vizi, prima ancora che reati, siano soprattutto il frutto di un diffuso malcostume e di una mentalità deviata tipicamente italiana. Il fatto è che l’asserito illecito accordo, a nulla sia servito, ha una sua eticità che potrebbe forse servire meglio e più di tante indagini.
I giornali scrivono di un possibile trasferimento del procedimento ad altra sede in ragione della manifesta fede interista del capo della procura Marcello Viola. Posso garantire che non sarà così: per la personale rettitudine dell’interessato e le norme dell’ordinamento giudiziario che tutelano l’indipendenza dei vari pm nell’ufficio di appartenenza, e il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale. Tutt’al più il procuratore non andrà allo stadio a festeggiare l’ennesimo scudetto.
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