Persichetti, archiviata l’indagine dopo quattro anni e una vita rovinata: la caccia ai fantasmi del caso Moro fa flop
Si indaga per quattro anni su una persona, alla spasmodica ricerca di un reato che non c’è “e forse ci sarà mai” (avvertimento del gip al pm alquanto inconsueto). Siamo nell’ambito della caccia ai misteri inesistenti del caso Moro. A partire dalla perquisizione dell’8 giugno 2021, con sequestro di un ponderoso archivio strumento indispensabile di lavoro, hanno rovinato la vita di Paolo Persichetti, ricercatore storico, un passato lontano in un gruppo della lotta armata che secondo chi indaga dovrebbe impedirgli studio e approfondimento della storia.
L’inchiesta è stata archiviata dal gip Valerio Savio a giugno del 2025 ma l’abbiamo saputo solo in questi giorni. Avevano pure tenuta nascosta la notizia, forse perché si vergognavano. “12 magistrati per una girandola di imputazioni” sintetizza Persichetti. L’inquirente capo è Eugenio Albamonte, pm della corrente di sinistra Area, il quale dopo essere andato per farfalle lungo quattro anni è stato promosso alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Insomma più fanno buchi nell’acqua e più fanno carriere, sull’esempio indimenticabile di magistrati e giudici del caso Tortora. Dalla diffusione di atti riservati alla ricettazione, dalla violazione del segreto d’ufficio all’associazione sovversiva. Tutto faceva o poteva fare brodo.
Alcune pagine di atti della commissione Moro erano state mandate a un ex militante delle Br condannato per via Fani rifugiato in Svizzera il quale, a sua volta, era in corrispondenza con un altro ex residente in Nicaragua di cui era diventato cittadino. Non si trattava di atti segretissimi né segreti. Ma servivano per montare la panna. Delle indagini si occupava pure il Pg di Roma Michele Prestipino poi costretto a lasciare la magistratura perché indagato da Caltanissetta, ironia della sorte, per rivelazione del segreto d’ufficio in una delle tante inchieste di regolamento di conti tra toghe poi passabili di insabbiamento tipo la loggia Ungheria.
E da dove era partita l’indagine nel 2020? Nientedimeno che dall’Fbi che seguiva e cercava notizie su Alessio Casimirri, pescatore e cuoco a Managua che a causa della sua condizione di figlio di un dipendente Vaticano era stato da sempre al centro di una vasta campagna dietrologica. “Emerge una costante frustrazione che segna tutta l’inchiesta – dice Persichetti – e la fallimentare caccia ai fantasmi dovuta a un appiattimento sulle tesi della dietrologia, messa in piedi dal baraccone dell’antiterrorismo sempre più bisognoso di spettri da creare per giustificare la propria esistenza”.
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