Quando l’innovazione parte dall’architettura: il fintech europeo dei pagamenti supera l’era delle interfacce

Mar 23, 2026 - 11:00
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Quando l’innovazione parte dall’architettura: il fintech europeo dei pagamenti supera l’era delle interfacce

Contenuto tratto dal numero di marzo 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

In Europa il fintech sta cambiando pelle. Dopo anni di crescita accelerata, round milionari e interfacce accattivanti, il settore entra in una fase più matura e selettiva. Non basta più lanciare rapidamente un prodotto o promettere un’esperienza utente impeccabile: regolatori, circuiti di pagamento e mercati chiedono oggi infrastrutture robuste, compliance rigorosa e sistemi capaci di reggere una pressione normativa e di sicurezza sempre più stringente.

La trasformazione si riflette anche nei numeri. Nel 2024 il mercato fintech europeo ha superato i 100 miliardi di dollari e potrebbe raggiungere i 461 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto vicino al 18%. Una traiettoria che non racconta solo espansione, ma un cambiamento strutturale: da ecosistema sperimentale a componente sempre più integrata nel sistema finanziario tradizionale.

È soprattutto nell’infrastruttura dei pagamenti che questa evoluzione diventa evidente. Nei sistemi europei, la differenza tra utilizzare un’infrastruttura e gestirla direttamente sta diventando decisiva. È qui che il fintech smette di muoversi in superficie e si confronta con un terreno che, fino a pochi anni fa, era quasi esclusivamente presidiato dalle banche.

Il mercato italiano è emblematico. Storicamente sono stati gli istituti di credito a svolgere il ruolo di nodi infrastrutturali: partecipanti diretti all’Area unica dei pagamenti in euro (Sepa), titolari di conti di regolamento nei circuiti paneuropei, responsabili delle funzioni operative e di settlement che sostengono l’intero sistema. Parlare di un passaggio “dalle interfacce alle architetture” significa quindi porsi una domanda: il fintech è pronto ad assumersi responsabilità di regolamento, gestione operativa e presidio dei rischi finora riservate alle banche?

In Europa stanno emergendo modelli che rispondono affermativamente. In questi casi l’innovazione non parte dal prodotto, ma dall’architettura: prima si progetta il sistema nel suo insieme — rischio, resilienza, compliance e interazione con le grandi infrastrutture — e solo dopo si costruisce l’interfaccia.

StarBridge è uno degli esempi più significativi di questo approccio. Si propone come piattaforma infrastrutturale che opera all’incrocio tra ingegneria finanziaria e ricerca scientifica e ha l’obiettivo di progettare soluzioni fintech dotate di un livello di controllo e prevedibilità paragonabile a quello bancario. Per anni un simile grado di autonomia per gli istituti di moneta elettronica (Emi) è rimasto soprattutto teorico: il quadro normativo non consentiva loro di essere partecipanti diretti ai sistemi di pagamento. L’evoluzione delle regole europee ha però aperto nuove possibilità.

È in questo contesto che si inserisce Papaya, istituzione di moneta elettronica costruita secondo principi architetturali orientati all’interazione autonoma con l’infrastruttura dei pagamenti. Con l’accesso diretto a Sepa, Papaya ha assunto funzioni di regolamento e operative che, nella maggior parte dei casi, restano affidate a banche intermediarie. Questo le consente non solo di operare direttamente nel sistema, ma anche di offrire ad altri operatori finanziari accesso a Sepa, svolgendo un ruolo di corrispondente senza il coinvolgimento di una banca tradizionale.

Un’autonomia di questo tipo richiede però modelli avanzati di gestione del rischio e resilienza operativa progettati fin dall’origine.
Alla base di questo impianto vi è l’applicazione di metodi scientifici alla gestione del rischio, trattato come variabile misurabile e modellabile. La capacità di un sistema finanziario di sostenere carichi regolatori e operativi crescenti dipende infatti dalla qualità dei modelli su cui è costruito.

In questo ambito si colloca il lavoro di Olegs Cernisevs, dottore di ricerca, fondatore di StarBridge e direttore tecnico di Blackcat. Autore di pubblicazioni sulla modellazione del rischio e sulla resilienza operativa digitale, Cernisevs incarna un profilo in cui ricerca e pratica convergono: le analisi teoriche si traducono in scelte architetturali e processi concreti. È inoltre tra i fondatori della Latvian Risk Management Association, prima associazione professionale lettone dedicata alla gestione del rischio e parte della federazione europea di settore. Questa impostazione infrastrutturale si riflette nel prodotto finale. L’evoluzione del brand Blackcat — precedentemente Blackcatcard — segna il passaggio da semplice carta a piattaforma fintech integrata.

La nuova app Blackcat è basata su un sistema multi-wallet; l’utente può creare più portafogli, in euro e nelle principali criptovalute, destinandoli a funzioni diverse come spese quotidiane, abbonamenti, pagamenti online o risparmio. A ciascun wallet possono essere assegnati limiti specifici e, per quelli in euro, è possibile emettere carte dedicate. In un’unica interfaccia convivono conto Sepa con Iban personale, trasferimenti card-to-card, servizi crypto e carte di livello credit-grade, utilizzabili per prenotazioni alberghiere, noleggio auto e gestione di rimborsi.

Nel panorama europeo l’Italia resta un mercato relativamente contenuto, con meno del 10% di startup e investimenti complessivi. Competere con Regno Unito o Francia sul piano della scala è complesso. In questo scenario, il modello infrastrutturale rappresenta un’alternativa: non crescere solo attraverso il capitale raccolto, ma attraverso la solidità tecnica e la replicabilità delle soluzioni. In una fase in cui il fintech europeo passa dalle interfacce alle architetture, è qui che si gioca la partita più strategica.

L’articolo Quando l’innovazione parte dall’architettura: il fintech europeo dei pagamenti supera l’era delle interfacce è tratto da Forbes Italia.

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Redazione Redazione Eventi e News