Stretto di Hormuz, dove si trova e perché è importante per il commercio dei carburanti anche in Europa
Lo Stretto di Hormuz è una stretta via d’acqua che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e quindi al Mar Arabico. Nel suo punto più stretto misura circa 33 chilometri, con corsie di navigazione di appena 3 km per senso di marcia. È considerato un passaggio internazionale fondamentale per la navigazione globale, anche se le sue acque ricadono entro le 12 miglia nautiche territoriali di Iran e Oman. Questo significa che, dal punto di vista giuridico, le rotte si trovano interamente dentro acque sovrane, ma il diritto internazionale garantisce il “passaggio inoffensivo” alle navi commerciali.
Dove si trova
È delimitato a nord dall’Iran e a sud dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti. È l’unico sbocco marittimo per i grandi produttori energetici del Golfo – Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Iran – verso i mercati globali.
Perché è importante
Attraverso Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto (GNL). Secondo l’Energy Information Administration statunitense, tra il 2023 e il 2025 sono passati in media oltre 20 milioni di barili al giorno. La maggior parte è diretta in Asia, con la Cina tra i principali acquirenti.
“La portata della posta in gioco non può essere sopravvalutata”, ha dichiarato Hakan Kaya, senior portfolio manager di Neuberger Berman, ad AP News, avvertendo che una chiusura prolungata spingerebbe il greggio “ben oltre le tre cifre”.
Dallo stretto passano anche un quinto delle spedizioni mondiali di GNL e circa un terzo del commercio globale di urea, fertilizzante chiave per l’agricoltura, con effetti diretti su inflazione e costo della vita.
Cosa sta succedendo
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha di fatto bloccato o fortemente ridotto il traffico.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha rivendicato il controllo dell’area: “Attualmente, lo Stretto di Hormuz è sotto il controllo totale della Marina della Repubblica Islamica”, ha affermato Mohammad Akbarzadeh, alto funzionario navale dei pasdaran, secondo l’agenzia Fars.
Il generale iraniano Ebrahim Jabbari ha dichiarato che “Lo Stretto di Hormuz è chiuso” e che le navi che lo attraversassero verrebbero incendiate.
Secondo gli analisti militari, Teheran potrebbe tentare di bloccare il traffico con mine navali posizionate da imbarcazioni veloci o sottomarini, oltre che con missili antinave e droni. Anche senza una chiusura fisica, la sola minaccia rende proibitivi i costi assicurativi e scoraggia il passaggio delle petroliere.
Non sarebbe la prima crisi. Durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), la cosiddetta “guerra delle petroliere” vide attacchi a navi commerciali e il ricorso a mine che ostacolarono il traffico. Negli anni successivi Teheran ha più volte minacciato di chiudere lo stretto, anche nel 2012 in risposta alle sanzioni occidentali, e nel 2019 si sono verificati sequestri e attacchi a petroliere.
Di fronte alle minacce attuali, i grandi operatori hanno sospeso i transiti. La danese Maersk, la tedesca Hapag-Lloyd, la francese CMA CGM e MSC hanno fermato o dirottato le navi. “È di fatto chiuso nel senso che nessuno osa attraversarlo”, ha detto Arne Lohmann Rasmussen a CBS News.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la Marina Usa potrebbe scortare le petroliere “se necessario” e ha annunciato misure assicurative contro i rischi politici.
Gli analisti avvertono che anche un blocco temporaneo potrebbe far schizzare petrolio e gas, con effetti immediati su inflazione, trasporti e crescita globale.
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