A Bellagio, dove leader e artisti lavorano insieme sulle sfide globali

Mar 23, 2026 - 19:00
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A Bellagio, dove leader e artisti lavorano insieme sulle sfide globali
bellagio center

Elena Gelosa, una vita in consulenza strategica e in Bocconi, è ora amministratore delegato del Bellagio Center della Fondazione Rockefeller sul lago di Como. Ecco alcuni highlight per le candidature al programma di residenza

È da molte primavere che la Rockefeller Foundation annuncia le nuove call per partecipare alle residenze a Bellagio. Qui, nella magnifica dimora che fu dei Serbelloni e poi della principessa americana Ella Walker della Torre Tasso, i più meritevoli vivono un’esperienza di 4 settimane per dedicarsi in modo focalizzato al proprio progetto.

Quindi, se avete un progetto in linea con la mission della Fondazione, che ha come obiettivo il miglioramento del benessere dell’umanità, potete accedere all’application per essere selezionati.

Non è facile essere scelti, ma conviene provare, perché in gioco c’è la possibilità di vivere un’esperienza unica.

Per saperne di più abbiamo incontrato Elena Gelosa, senior vice president e Ad del Bellagio Center della Rockefeller Foundation. Una manager che ha iniziato la sua carriera formandosi in  Bocconi. Ma qui è quasi un altro mondo…

Elena Gelosa

Avete appena chiuso le candidature per il programma 2027 del Bellagio Center. E Chi può candidarsi e quali sono gli obiettivi della Rockefeller Foundation?

La Rockefeller Foundation nasce nel 1913 con una visione molto chiara: ogni persona ha un valore e un potenziale da sviluppare, e il progresso deve generare benefici diffusi per l’umanità.

Oggi lavoriamo su grandi sfide globali come il benessere delle persone, l’agricoltura sostenibile, la finanza responsabile, l’energia e il clima.

La call per le residenze 2027 è stata aperta fino al 20 marzo 2026 per la fase di Expression of Interest. Possono candidarsi studiosi, ricercatori, scrittori, artisti, imprenditori sociali e leader civici da qualsiasi parte del mondo, purché stiano lavorando su progetti che possano avere un impatto reale su questioni globali.

Ogni anno selezioniamo circa un centinaio di residenti. Non guardiamo solo all’eccellenza individuale, ma alla capacità delle persone di incidere su sistemi più ampi: politiche pubbliche, cultura, economia, scienza.

In concreto, come supportate i residenti durante la loro permanenza a Bellagio?

La residenza dura circa quattro settimane ed è, prima di tutto, un grant di lavoro. Chi viene a Bellagio arriva con un progetto preciso da sviluppare: un libro, un paper, un framework di policy, un’opera artistica.

Ogni mese ospitiamo 14 residenti, che hanno la possibilità di arricchire se stessi e il proprio progetto attraverso la cross-fertilization: economisti, scienziati, artisti e leader sociali lavorano fianco a fianco.

Questa diversità produce conversazioni che raramente accadono altrove. E spesso da queste conversazioni nascono nuove collaborazioni o idee che cambiano direzione ai progetti.

residenti bellagio center

Il Bellagio Center è spesso descritto come un luogo unico. Cosa lo distingue da altre fondazioni o programmi simili?

La nostra peculiarità è proprio questa combinazione di fattori. Da una parte c’è la storia della Rockefeller Foundation e il suo impegno nel generare impatto globale.

Dall’altra c’è Bellagio, con un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario: la residenza si svolge nella storica Villa Serbelloni, immersa in oltre 50 acri di parco sul Lago di Como. Ma il vero elemento distintivo è la centralità della persona.

Qui le persone ritrovano spazio per pensare, lontano dal ritmo della vita quotidiana. L’atmosfera è volutamente informale: la cucina ricorda quella di casa, quasi “come andare dalla nonna“.

Si ascolta musica su vinile, ci sono strumenti musicali a disposizione, e al mattino presto qualcuno fa yoga guardando il lago. Tutto questo serve a creare le condizioni perché le idee possano emergere.

Quando i residenti lasciano Bellagio, cosa portano con sé?

Bellagio non è il luogo del determinismo che promette risultati lineari. È piuttosto un ambiente che sblocca le persone dalla routine e permette loro di vedere il proprio lavoro con occhi nuovi.

Succede spesso qualcosa che potremmo chiamare serendipità: un progetto prende una direzione inattesa, una conversazione apre una strada completamente nuova. L’ho visto accadere molte volte.

Può farci qualche esempio concreto di idee o collaborazioni nate a Bellagio?

Nel corso degli anni sono nate a Bellagio iniziative molto importanti. Qui hanno preso forma idee che hanno contribuito alla creazione di alleanze globali su temi cruciali, come la Global Energy Alliance for People and Planet (Geapp) per l’energia pulita o Gavi, l’alleanza internazionale per i vaccini.

Molti grandi pensatori sono passati da Bellagio. Tra questi anche Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, che qui ha lavorato su alcune delle sue riflessioni sull’economia globale.

Questi esempi raccontano bene cosa significa per noi un progetto riuscito: un’idea che nasce in un contesto protetto e poi restituisce valore all’umanità su scala amplificata.

La coorte 2026 appena annunciata riflette molto questa dimensione interdisciplinare. Che tipo di gruppo avete selezionato quest’anno?

La classe 2026 riunisce 93 residenti provenienti da tutto il mondo, impegnati su temi come clima, intelligenza artificiale, salute globale, democrazia, sistemi alimentari e arti.

È un momento storico in cui le grandi sfide globali sono sempre più interconnesse. I governi spesso fanno fatica a tenere il passo, la fiducia nelle istituzioni si erode e le tecnologie avanzano più velocemente delle regolamentazioni.

Per questo abbiamo costruito una coorte molto diversificata: scienziati, artisti, economisti, tecnologi e leader civici lavorano insieme proprio per affrontare problemi che nessun settore può risolvere da solo.

Tra i residenti ci sono anche figure con forte risonanza italiana ed europea, come Francesca Cavallo, Matteo Maggiori, l’artista Lamia Joreige e l’autrice Velia Vidal Romero.

lavoro di gruppo

Secondo lei sarebbe possibile replicare il modello Bellagio altrove?

Replicare Bellagio nel senso letterale è difficile. Questo luogo ha un patrimonio storico e culturale unico. Quello che invece si può replicare è il concetto che ne sta alla base: creare piattaforme che mettano in connessione leader e pensatori che normalmente non lavorerebbero insieme.

Quando si riesce a mettere attorno allo stesso tavolo persone con prospettive diverse ma valori condivisi, si crea qualcosa di molto potente. È questo il vero modello Bellagio.

Qual è oggi la direzione della Rockefeller Foundation rispetto alle grandi sfide globali?

Il nostro impegno rimane molto chiaro: rispetto per le persone e per il Pianeta.

Negli ultimi anni abbiamo rafforzato il lavoro su temi come clima, sviluppo sostenibile ed energia, come anche su salute, agricoltura e nuove tecnologie, perché sono questioni che influenzano direttamente il benessere delle comunità.

Bellagio è uno dei luoghi dove queste idee possono nascere o prendere forma. Un luogo dove persone straordinarie arrivano con un progetto e spesso ripartono con una visione più ampia.

E, a volte, con qualcosa che può davvero cambiare il mondo.

L'articolo A Bellagio, dove leader e artisti lavorano insieme sulle sfide globali è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

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