Il Senatùr e ’O ministro, eterne maschere di un’Italia immobile

Sono morti a distanza di pochi giorni, tra giovedì e sabato, giusto alla vigilia del referendum sulla giustizia, Umberto Bossi e Paolo Cirino Pomicino: il fondatore della Lega e l’ultimo degli andreottiani. «Il Senatùr» e «’o Ministro». Il leader del partito che più di ogni altro seppe anticipare e beneficiare del terremoto politico-giudiziario innescato dall’inchiesta Mani Pulite, arrivando fino a sventolare un cappio in parlamento, in nome della secessione territoriale e della rivolta fiscale del nord produttivo contro il sud assistito, e il ministro simbolo dell’assistenzialismo e del clientelismo democristiano. Due maschere perfette, del tutto speculari e pienamente rappresentative di una stagione, quella compresa tra la tragica fine della Prima Repubblica e la farsesca gestazione della Seconda, da cui, come testimonia la campagna referendaria appena conclusa, non siamo mai usciti e non sembriamo destinati a uscire nemmeno nel prevedibile futuro. Persino un fenomeno apparentemente epocale come il berlusconismo, capace di dominare la politica e il discorso pubblico per quasi un trentennio, adesso lo vediamo con chiarezza, non ci ha spostato di un millimetro da dove ci aveva trovato, già immersi in un dibattito ipocrita e fuorviante, fanatico e insensato, che ogni giorno occulta l’inarrestabile declino del paese dietro lo scontro tra politica e giustizia, vecchio e nuovo, partiti e società civile.
Se la salute e l’avanzare degli anni non lo avesse impedito, Bossi e Pomicino avrebbero potuto continuare a recitare i loro rispettivi ruoli ancora per chissà quanti anni, nell’immutabile copione dell’eterna stagnazione italiana. Loro ormai non ci sono più, ma noi siamo ancora qui a discutere della politicizzazione della magistratura e del suo esorbitante protagonismo da un lato, dall’altro dell’impunità e dell’irriformabilità del sistema politico. E non c’è esito del referendum che cambierà questo deprimente stato di cose.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.
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