Parigi resta alla sinistra mentre la destra avanza fuori dai grandi centri

Mar 23, 2026 - 20:00
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Parigi resta alla sinistra mentre la destra avanza fuori dai grandi centri

Domenica sera, dopo una giornata elettorale lunghissima, davanti alla Rotonde Stalingrad nel nord-est di Parigi, i sostenitori della sinistra erano già in festa prima ancora dei risultati definitivi. Sugli schermi compariva il nome di Emmanuel Grégoire, in netto vantaggio sulla candidata della destra Rachida Dati. Quel margine si è poi confermato: Grégoire ha vinto le elezioni municipali con il 50,52 per cento dei voti, segnando la più ampia vittoria della sinistra nella capitale francese dal 2001.

Nel suo primo discorso da sindaco, Grégoire ha rivendicato il significato politico del risultato: «Parigi ha deciso di restare fedele alla sua storia», parlando della «vittoria di una certa idea di Parigi, una Parigi vibrante, progressista, popolare, una Parigi per tutti». E ha aggiunto un messaggio più esplicito: «Parigi non è e non sarà mai una città di estrema destra».

La sconfitta è stata netta per Dati, ferma al 41,52 per cento. La candidata dei Républicains, già ministra della Cultura nel governo di Gabriel Attal e sostenuta da un’alleanza che includeva anche forze centriste, ha ammesso di non essere riuscita a convincere gli elettori: «Non sono riuscita a convincere abbastanza persone che il cambiamento non fosse solo possibile, ma soprattutto necessario». Allo stesso tempo ha denunciato una campagna elettorale segnata, a suo dire, da «attacchi infondati, vergognosi e inaccettabili».

Il risultato è particolarmente significativo perché arriva al termine di una campagna complessa. La destra si era presentata unita, cercando di allargare il consenso dal centro fino all’area più radicale. Dati, forte anche di una maggiore notorietà personale, sembrava partire in vantaggio dopo il primo turno. Ma, come osserva Le Monde, «le urne non seguono mai una logica matematica» e i trasferimenti di voto non si sono verificati come previsto.

Grégoire ha così vinto non solo contro la destra, ma anche in un contesto difficile per la sinistra. L’alleanza che lo sosteneva escludeva La France Insoumise, che ha deciso di correre da sola con la candidata Sophia Chikirou. Una scelta che avrebbe potuto indebolire il fronte progressista, ma che non ha impedito la vittoria. Anzi, il risultato dimostra che la sinistra è riuscita a imporsi anche senza un fronte completamente unito.

La stessa Chikirou ha rivendicato comunque un risultato politico per il suo partito: «Da ora in poi ci siamo, i circoli chiusi sono finiti, il popolo entra nelle assemblee parigine», ha detto, sottolineando l’ingresso di LFI nel Consiglio di Parigi.

La vittoria di Grégoire è arrivata anche dopo tensioni interne al Partito socialista. La sindaca uscente Anne Hidalgo, inizialmente fredda nei suoi confronti, lo ha sostenuto solo nella fase finale della campagna. Domenica sera i due si sono incontrati davanti all’Hôtel de Ville, in un’immagine che fino a poche settimane prima sembrava improbabile. Hidalgo ha salutato il suo successore parlando di «un’immensa gioia» nel passaggio di consegne.

Per Dati, invece, la sconfitta ha avuto un peso politico ancora maggiore perché maturata dopo una lunga campagna costruita proprio sull’idea di cambiamento. Una strategia che non ha funzionato fino in fondo, anche per le divisioni interne al suo schieramento. Alcuni esponenti della destra, secondo Le Monde, si sono detti «disgustati» dalla campagna e «preoccupati» per le sue possibili conseguenze.

Un altro elemento che ha inciso è stata la riforma del sistema elettorale locale, voluta dalla stessa Dati nei mesi precedenti. Pensata per rafforzare le sue possibilità di vittoria, si è rivelata invece controproducente. Come ha osservato il dirigente comunista Ian Brossat, «l’elezione si è trasformata in un referendum su di lei», accentuando la polarizzazione attorno alla sua figura.

Il risultato finale conferma così una tendenza ormai consolidata: Parigi resta una città saldamente orientata a sinistra. Ma segna anche qualcosa di più, cioè la capacità di una coalizione progressista di vincere nonostante divisioni interne e un avversario politicamente competitivo. Un dato che, al di là del contesto locale, potrebbe avere effetti anche sul quadro politico nazionale.

Se nella capitale la sinistra ha ottenuto una vittoria netta, il quadro nazionale è più articolato. I Républicains non sono riusciti a conquistare le grandi città – oltre alla sconfitta nella capitale, ha perso anche a Lione e Nantes – ma hanno ottenuto risultati significativi in diversi centri medi. Città come Brest, Clermont-Ferrand e Besançon, tradizionalmente orientate a sinistra, sono passate alla destra, anche grazie alla mobilitazione contro le alleanze tra socialisti e sinistra radicale.

Il leader del partito, Bruno Retailleau, ha rivendicato il risultato parlando di una vittoria complessiva: «La battaglia è stata vinta», sostenendo che i Républicains restano «la principale forza politica locale in Francia». Allo stesso tempo, però, le difficoltà nelle grandi aree urbane restano evidenti. Come ha ammesso lo stesso partito, sarà necessario ripensare «come raggiungere gli elettori urbani».

Le elezioni municipali francesi confermano così una tendenza già visibile negli ultimi anni: una sinistra ancora forte nelle grandi città e una destra competitiva soprattutto nei centri di dimensioni medie. Un equilibrio che potrebbe pesare anche in vista delle prossime scadenze politiche nazionali.

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