L’affluenza al referendum sulla giustizia va oltre le attese, e la partita è ancora aperta

Nella prima giornata di voto per il referendum sulla riforma della giustizia ha votato il 46,07 per cento degli aventi diritto, pari a circa ventuno milioni di persone. I seggi hanno chiuso domenica alle 23 e hanno riaperto le porte ai cittadini stamattina alle 7, per poi chiudere definitivamente alle 15. Solo allora si conoscerà il dato finale sull’affluenza.
Si tratta di un dato significativo, perché nei referendum costituzionali – a differenza di quelli abrogativi – non è previsto un quorum: la riforma entrerà in vigore se prevarranno i voti favorevoli, indipendentemente dal numero complessivo dei votanti. L’affluenza resta però un indicatore importante per interpretare il risultato. Nelle settimane precedenti, diversi sondaggi avevano suggerito che una partecipazione più alta avrebbe potuto favorire il “Sì”, mentre una più bassa avrebbe avvantaggiato il “No”.
Il livello di partecipazione registrato domenica è superiore a quello di altri referendum costituzionali votati su due giorni. Nel 2020, per il taglio del numero dei parlamentari, alla stessa ora aveva votato il 39,37 per cento degli elettori; nel 2006, per la riforma del Titolo V, circa il trentacinque per cento. Più difficile il confronto con il referendum del 2016 sulla riforma costituzionale proposta dal governo Renzi, quando si votava in un solo giorno e l’affluenza finale superò il sessantacinque per cento.
Anche per questo diversi commentatori hanno parlato di un dato oltre le attese. «Oltre ogni aspettativa», scrive Repubblica. Il quotidiano evidenzia inoltre una forte differenza territoriale: «fanno da traino le regioni del Nord», mentre «più in affanno» risulta la partecipazione nel Sud, pur con dati in crescita rispetto ad altre consultazioni recenti.
La distribuzione geografica del voto conferma questa tendenza. Le regioni con l’affluenza più alta sono Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, mentre i livelli più bassi si registrano in Sicilia, Calabria e Campania. In alcune grandi città del Centro-Nord la partecipazione ha già superato o sfiorato il cinquanta per cento.
Anche il Corriere della Sera parla di un dato rilevante, definendolo «un record» se confrontato con altri referendum costituzionali votati in due giorni. Il quotidiano ricorda però che il confronto complessivo resta complesso, perché le diverse consultazioni si sono svolte con modalità differenti e in contesti politici non sovrapponibili.
Il voto prosegue quindi in un quadro di partecipazione relativamente alta, soprattutto se paragonata ad altre consultazioni recenti. Alle elezioni europee del 2024, per esempio, aveva votato meno della metà degli aventi diritto, mentre i referendum abrogativi più recenti si sono fermati ben sotto il cinquanta per cento.
Il dato finale dell’affluenza, che arriverà nel pomeriggio di lunedì, sarà decisivo per capire la portata politica del risultato. Più ancora dell’esito tra Sì e No, sarà infatti la partecipazione a indicare quanto questo referendum sulla giustizia sia riuscito a mobilitare l’elettorato in un momento in cui, negli ultimi anni, il ricorso alle urne è stato spesso segnato da una crescente disaffezione.
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