Amt, semaforo verde per la ricapitalizzazione: nella partita entra il deposito della metropolitana

Genova. Via libera dalla Corte dei conti all’operazione da 40 milioni di euro che porterà alla ricapitalizzazione di Amt grazie ai fondi della Regione Liguria. Il semaforo verde, seppur a livello informale, è arrivato stamattina durante l’incontro col presidente Marco Bucci, il vicesindaco Alessandro Terrile e alcuni magistrati contabili. Subito dopo, il vertice coi sindacati a Palazzo Tursi dal quale sono emerse garanzie per i lavoratori ma ancora diverse incognite legate al nuovo piano di risanamento.
“Precisiamo che non è stata richiesta alcuna approvazione né tantomeno una bollinatura del testo, cosa peraltro non prevista tra i compiti istituzionali della Corte dei Conti – spiega Bucci in una nota -. Il percorso individuato prevede un finanziamento di 40 milioni di euro per gli investimenti, che verrà erogato a favore del Comune di Genova, oltre a un intervento straordinario per l’efficientamento del servizio e la riorganizzazione delle aziende del trasporto pubblico locale su gomma, per il quale la giunta regionale concede contributi in conto esercizio fino all‘importo massimo complessivo di 3,3 milioni di euro a favore della Città metropolitana di Genova e delle Province di Imperia, La Spezia e Savona”.
Il lungo giro dei 40 milioni, ecco come funziona la ricapitalizzazione
Confermata quindi la linea delle ultime settimane: la Regione non entrerà nel capitale sociale di Amt, ma verserà 40 milioni al Comune per sostenere il trasporto pubblico a Genova. Come noto, servirà un’apposita legge regionale che dovrà passare al vaglio del Consiglio.
In questo modo si aprirà una sorta di doppia partita di giro: da Tursi le risorse passeranno all’azienda, che le investirà per acquisire dal Comune il deposito della metropolitana di via Adua. A quel punto i 40 milioni cash torneranno formalmente al Comune, che li userà a sua volta per sottoscrivere un aumento di capitale, fondamentale per pagare i creditori e ripianare le perdite. Uno stratagemma necessario per ovviare ai limiti normativi che impediscono a un ente pubblico (in questo caso la Regione tramite la sua partecipata Filse, secondo l’idea originaria) di sottoscrivere una ricapitalizzazione attraverso un mutuo.
Ma non è finita qui. Il deposito della metropolitana è stato valutato 52,9 milioni di euro, perciò Amt si troverebbe nella posizione di dover pagare al Comune altri 12,9 milioni. Questo credito, insieme ai 6 milioni di affitto arretrato, anziché essere riscosso verrà conferito all’azienda come ulteriore aumento di capitale. Inoltre, Tursi metterà sul piatto ulteriori 10 milioni che si aggiungono a 1,5 milioni della Città metropolitana. In totale l’iniezione per il 2026 supera i 70 milioni di euro.
Al di là dell’operazione finanziaria, verrà predisposto un accordo in base al quale la Regione avrà diritto di nominare un membro del collegio dei sindaci per mantenere un controllo sulle attività del Consiglio di amministrazione pur non diventando socio dell’azienda.
I restanti 3,3 milioni della Regione, destinati in realtà a tutte le province liguri, sono quelli del fondino con cui verrà finanziato il prepensionamento dei dipendenti, misura che per Amt varrebbe circa 2,2 milioni di euro in due anni.
Incontro coi sindacati, le incognite sul piano di risanamento
Intanto i sindacati, dopo aver visto giovedì Mottura, hanno incontrato la sindaca Silvia Salis con gli assessori Terrile e Robotti e il vicesindaco metropolitano Simone Franceschi. Per Amt erano presenti il presidente Federico Berruti, il direttore generale Paolo Ravera e il direttore del personale Antonio Serra. Il prossimo incontro in agenda è il 4 maggio con la Regione Liguria.
Sotto la lente sempre il piano di risanamento che dovrà essere affinato in vista dell’assemblea dei soci fissata al 14 maggio dopo essere stata rimandata di un mese. I sacrifici saranno inevitabili per riportare l’azienda in equilibrio, ma il Comune vorrebbe evitare un’ulteriore contrazione del servizio e anche nuovi rincari sugli abbonamenti, mentre rimane in piedi l’ipotesi di aumentare il biglietto singolo. Da chiarire anche come verranno gestite le nuove assunzioni dopo l’incentivo all’esodo che porterà alla fuoriuscita di circa 120 autisti, per un totale di circa 300 unità di personale in meno previste nei prossimi cinque anni.
“Ci sono ancora diversi aspetti da migliorare, soprattutto la qualità del servizio ai cittadini, che deve essere più efficiente, puntuale e più vicina alle loro esigenze – spiega Antonio Vella, segretario regionale Fit Cisl Liguria –. Oggi ci sono ampi margini di intervento, sia nell’organizzazione sia nelle attività quotidiane, per rendere il servizio più moderno e funzionale. Per questo riteniamo importante aprire un confronto concreto con tutte le parti coinvolte. Partendo dall’accordo di efficientamento già firmato, siamo disponibili a discuterne con responsabilità per rafforzarlo e renderlo più efficace”.
In discussione anche la riorganizzazione dei servizi in subaffidamento (come servizi integrativi e navette) che Amt non potrebbe svolgere internamente. “Quel taglio di servizio comporta anche una perdita di lavoratori, cioè ci saranno dei licenziamenti sulle ditte in appalto e quello è il primo problema – rileva Andrea Gamba, segretario della Filt Cgil Liguria -. Noi siamo disponibili a parlare accora dell’efficientamento, ma non devono essere toccati gli accordi di primo o di secondo livello delle lavoratrici e dei lavoratori. E naturalmente nessuno deve perdere il posto di lavoro, diretti e indiretti”.
“Per noi resta la deadline del 19 giugno per la composizione negoziata della crisi, e ancora prima l’assemblea dei soci – ricorda Edgardo Fano, segretario regionale della Faisa Cisal -. Lì dovranno essere confermati i valori della rivisitazione del contratto di servizio, che sono fondamentali per qualsiasi piano, e approvato il piano di risanamento. Noi siamo disponibili a qualsiasi discussione di merito purché non intacchi la retribuzione e le condizioni di lavoro dei lavoratori. E il tempo, ricordo, è l’elemento essenziale in questo momento. Bisogna verificare che ogni singolo ente faccia ciò che ha detto e che porti a compimento l’accordo sindacale che abbiamo già concordato, ma non è stato ancora sottoscritto per vincoli esogeni a noi”.
Nel frattempo è emersa la possibilità di un’ulteriore dilazione delle misure di protezione nei confronti dei creditori per altri quattro mesi dopo il 19 giugno. “Da quello che ci è stato detto stamattina – riferisce Gabriele Salvatori, segretario regionale della Uiltrasporti – verranno prospettati due scenari: rimanere comunque nella questione del piano che prevedeva entro i cinque anni il pagamento del debito ai fornitori o eventualmente, con proposte ad hoc, cercare di dare immediatamente ai fornitori non il 100%, ma le cifre che poi concorderanno con l’amministrazione. Ma è fondamentale comunque entro il 19 di giugno avere il piano confermato”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


