“Non buttarlo” cambia il racconto del cibo

Ridurre lo spreco alimentare non è più una questione marginale né un esercizio morale. È un terreno concreto in cui si intrecciano economia domestica, sostenibilità ambientale e cultura del cibo. Il 5 maggio, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, questo nodo torna al centro del dibattito con la presentazione di “Non buttarlo”, il libro di Alessio Cicchini, conosciuto sui social come @rucolaaa.
Il punto di partenza è semplice e, proprio per questo, difficile da affrontare senza scorciatoie. Le abitudini sono cambiate. Si vive spesso soli, si lavora lontano da casa, si compra in modo più impulsivo e meno programmato. Il cibo entra ed esce dalle dispense con una velocità che i modelli familiari del passato non prevedevano. In questo contesto, lo spreco non è un incidente, ma una conseguenza sistemica.
Il libro di Cicchini prova a intervenire proprio lì dove il sistema sembra più rigido, dentro la quotidianità. Non propone ricette salvifiche, ma «espedienti geniali e ricette fuori dagli schemi», come recita il sottotitolo. Strategie concrete che partono da ciò che resta, da ciò che avanza, da ciò che si tende a considerare scarto. Una grammatica minima del recupero che riporta valore a ciò che si perde.
Accanto all’autore, il confronto coinvolge attori con prospettive diverse. Francesco Colicci, fondatore di Equoevento, porta l’esperienza di un’organizzazione che recupera eccedenze dai grandi eventi e le redistribuisce. Un lavoro che agisce a monte dello spreco domestico, intercettando quantità significative di cibo ancora perfettamente consumabile. La presenza di Equoevento agli Internazionali di Tennis restituisce la misura di quanto questo approccio stia entrando nei grandi circuiti.
Sul piano normativo interviene Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge 166 del 2016, uno dei riferimenti legislativi italiani sul tema antispreco. Una legge che ha provato a semplificare le donazioni e a rendere più fluido il passaggio delle eccedenze verso chi ne ha bisogno, riducendo ostacoli burocratici che spesso bloccavano iniziative virtuose.
A moderare l’incontro è Alessio Cannata, food writer, che inserisce il tema dentro una riflessione più ampia sul racconto del cibo. Ed è qui che entra in gioco la figura degli influencer green. Non come soluzione automatica, ma come possibile leva culturale. Quando la comunicazione è credibile, quando nasce da pratiche reali e non da strategie opportunistiche, può contribuire a modificare comportamenti diffusi.
Il nodo resta quello iniziale. È davvero possibile cambiare abitudini consolidate senza rinunciare alla comodità? La risposta non passa da gesti radicali, ma da una somma di micro-decisioni quotidiane. Comprare meno e meglio, conservare con attenzione, cucinare con ciò che si ha. Azioni semplici che, ripetute, producono effetti tangibili.
Il valore di iniziative come questa sta nel tenere insieme piani diversi. La dimensione domestica, quella sociale e quella politica. Il gesto individuale e la struttura collettiva. Non esiste una soluzione unica, ma esiste una direzione chiara. Ridurre lo spreco significa rimettere il cibo al centro, non come merce da consumare in fretta, ma come risorsa da comprendere e rispettare.
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