Antiriciclaggio e contratti pubblici: il ruolo operativo del RUP nel ciclo dell'appalto

Aprile 28, 2026 - 13:00
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Antiriciclaggio e contratti pubblici: il ruolo operativo del RUP nel ciclo dell'appalto

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Appalti pubblici e antiriciclaggio: controlli, rischi e ruolo operativo del RUP nel ciclo del contratto secondo il Codice 2023.


A cura della Dott.ssa Giada Visconti del team di Ideapubblica e del Prof. Maurizio Cari

Evoluzione normativa e integrazione tra Codice dei contratti pubblici e disciplina AML

L’integrazione tra disciplina antiriciclaggio e contrattualistica pubblica rappresenta oggi uno dei terreni più sensibili e strategici dell’azione amministrativa. L’entrata in vigore del Decreto Legislativo 31 marzo 2023, n. 36 ha consolidato un mutamento paradigmatico: la legalità non è più un vincolo esterno all’efficienza, ma una sua condizione intrinseca. In questo scenario, la prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo si configura come presidio strutturale dell’intero ciclo di vita del contratto pubblico, imponendo una lettura unitaria delle diverse fasi procedimentali.

Tale evoluzione si inserisce nel solco del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231, come adeguato alle direttive europee, in particolare la Direttiva (UE) 2015/849 e la Direttiva (UE) 2018/843. Il coordinamento tra tali fonti e il nuovo Codice dei contratti pubblici amplia il perimetro di responsabilità delle amministrazioni, chiamate non solo a rispettare obblighi formali, ma a svolgere una funzione attiva di prevenzione. Ne consegue che l’antiriciclaggio diventa parte integrante del procedimento di spesa pubblica e la sua omissione incide sulla qualità e stabilità dell’intervento, esponendo l’amministrazione a rischi giuridici e reputazionali.

Il ruolo del RUP nella prevenzione del riciclaggio

In questo quadro emerge la centralità del Responsabile Unico del Progetto, disciplinato dall’art. 15 del D.Lgs. n. 36/2023. Il RUP non è soltanto il dominus del procedimento, ma anche il primo presidio contro i rischi di infiltrazione criminale, operando all’incrocio tra disciplina AML, normativa sui contratti pubblici e sistema anticorruzione. Il suo ruolo si estende dalla gestione procedurale alla vigilanza sostanziale sull’integrità dell’intero ciclo dell’appalto.

Programmazione e affidamento: presidi preventivi e individuazione del titolare effettivo

La dimensione operativa dell’antiriciclaggio si manifesta sin dalla fase di programmazione, nella quale si annidano rischi quali il frazionamento artificioso degli appalti o la definizione di fabbisogni incoerenti. La corretta determinazione del valore stimato e la trasparenza programmatoria costituiscono il primo presidio contro tali distorsioni. Inoltre, soprattutto per gli interventi finanziati dal PNRR, si impone già in questa fase l’acquisizione delle informazioni sul titolare effettivo, in linea con l’approccio basato sul rischio previsto dal D.Lgs. n. 231/2007.

La fase di affidamento rappresenta il momento di maggiore esposizione al rischio di infiltrazioni. Qui il presidio antiriciclaggio si realizza attraverso procedure trasparenti e la verifica sostanziale degli operatori economici. La digitalizzazione del ciclo dei contratti, disciplinata dagli artt. 19-36 del D.Lgs. n. 36/2023, assume un ruolo decisivo: il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico e l’interoperabilità delle banche dati consentono di accedere a informazioni affidabili, facilitando l’individuazione del titolare effettivo e l’analisi delle strutture societarie, soprattutto in presenza di assetti complessi.

Affidamenti sotto soglia e rischi AML

Particolare attenzione deve essere riservata agli affidamenti sotto soglia, nei quali l’ampia discrezionalità può favorire pratiche elusive. A titolo esemplificativo e non esaustivo, i rischi AML che possono manifestarsi in caso di ricorso ad affidamenti sotto soglia sono: gare ‘pilotate’, frazionamento artificioso, RTI/raggruppamenti sproporzionati con strutture opache, ribassi anomali senza giustificazione, false dichiarazioni sui requisiti necessari.  In tali casi, la motivazione degli atti e la tracciabilità delle decisioni assumono un rilievo centrale.

Esecuzione del contratto, tracciabilità dei flussi finanziari e controllo del subappalto

Nella fase di esecuzione, il rischio si concretizza nelle modalità di gestione del contratto. Fenomeni quali sovrafatturazione, varianti ingiustificate e uso distorto del subappalto rappresentano modalità tipiche di utilizzo illecito dell’appalto pubblico. Il controllo sulla corrispondenza tra prestazioni eseguite e fatturate e il rigoroso scrutinio delle varianti costituiscono strumenti essenziali di prevenzione.

La tracciabilità dei flussi finanziari, imposta dalla normativa vigente, rafforza tali presidi. L’utilizzo di conti dedicati e l’indicazione del CIG in ogni operazione consentono di ricostruire i movimenti finanziari e individuare eventuali anomalie, come pagamenti verso soggetti terzi non giustificati.

Particolarmente delicata è la gestione del subappalto, tradizionale canale di infiltrazione criminale. L’assenza di limiti percentuali rigidi nel nuovo Codice rafforza l’obbligo di controllo della stazione appaltante, imponendo verifiche sui subappaltatori e sulla filiera contrattuale per evitare fenomeni di interposizione illecita.

Collaudo e verifiche finali: profili di responsabilità e controllo di legalità

La fase del collaudo e della verifica di conformità rappresenta l’ultimo presidio prima dell’erogazione del saldo. Essa assume una rilevanza non solo tecnica, ma anche giuridica e contabile. L’omissione dei controlli può determinare responsabilità erariali e, nei casi più gravi, penali. Eventuali anomalie emerse devono essere valutate anche ai fini dell’attivazione dei flussi di segnalazione.

Segnalazione di operazioni sospette (SOS) e il ruolo della UIF

La segnalazione di operazioni sospette (SOS) costituisce il punto di raccordo tra tutte le fasi del ciclo dell’appalto. L’obbligo nasce dal sospetto, fondato su una valutazione complessiva degli elementi disponibili. Il RUP, pur non essendo il soggetto formalmente incaricato della trasmissione, svolge un ruolo decisivo nell’attivazione del flusso informativo, nel rispetto degli obblighi di riservatezza.

Le modalità operative con cui individuare comportamenti anomali e inviare le segnalazioni sono definite dall’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (UIF) nelle “Istruzioni per la rilevazione e la segnalazione delle operazioni sospette”. Tali istruzioni indicano gli indicatori di anomalia, i criteri di valutazione del rischio e le procedure da seguire per garantire una segnalazione tempestiva, completa e riservata. I documenti di riferimento emanati dalla UIF sono: il Provvedimento del 4 maggio 2011, recante le istruzioni sui dati e le informazioni da inserire nelle segnalazioni di operazioni sospette; il Provvedimento del 23 aprile 2018 in merito alle comunicazioni di dati e informazioni concernenti le operazioni sospette da parte degli uffici delle pubbliche amministrazioni; il Provvedimento del 12 maggio 2023, recante gli indicatori di anomalia; il Provvedimento del 18 dicembre 2025 contenente le nuove istruzioni per la rilevazione e la segnalazione delle operazioni sospette.

Compliance antiriciclaggio e gestione operativa

In conclusione, l’antiriciclaggio nei contratti pubblici deve essere interpretato come una dimensione strutturale dell’azione amministrativa. Il RUP è chiamato a esercitare una vigilanza continua attraverso un percorso operativo chiaro e coerente, supportato da checklist e strumenti di controllo, in grado di presidiare le fasi a rischio e rendere effettivi i controlli, riducendo l’esposizione a responsabilità e rafforzando la tutela dell’interesse pubblico.

 

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