Attesa per la passerella di Gucci by Demna che si racconta in un manifesto
È prossima al via l’era di Guccy by Demna, il cui show di debutto in passerella alla guida creativa della maison ammiraglia di casa Kering è atteso per questo pomeriggio alle ore 14. Non si tratta della prima prova creativa dello stilista georgiano per la fashion house, che aveva svelato con un lookbook e uno short film la sua prima collezione per la maison durante la scorsa Milano fashion week, oltre a una pre-fall rivelata lo scorso dicembre, ma è quello di oggi l’atteso debutto in passerella e che è stato preceduto da una lettera-manifesto pubblicata dallo stesso designer sui propri profili social.
Si tratta di una dichiarazione d’intenti ma anche quasi una lettera d’amore per “una maison che ha vissuto molte vite” e a cui lui identifica “come una persona”. Per Demna, Gucci è “un brand che ha definito e ridefinito cosa significhi lusso e cosa la moda osi diventare”, scrive con ammirazione.
Per il designer, che a Gucci è arrivato dopo l’esperienza al timone stilistico di Balenciaga, “è dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e crollo, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genialità. Tutto ciò che si può dire di un essere umano si può dire di Gucci”.
Per comprendere l’essenza del marchio, lo scorso anno Demna – ricorda lui stesso nello scritto – si era immerso tra le fabbriche e gli archivi di Firenze e di essere andato agli Uffizi per vedere la Primavera di Botticelli, il dipinto che ha ispirato ‘Gucci Flora’. Uscito dal museo, “in Piazza della Signoria, la prima cosa che ho visto è stato Palazzo Gucci”. La racconta come un’epifania: “In quell’istante ho compreso il posto che Gucci occupa nella cultura italiana” e “mi è diventata chiara la mia vera missione qui”. Una missione che lo stilista georgiano riassume così: “Al di sopra del prodotto, Gucci è cultura, è un modo di pensare e un modo di essere. Gucci deve diventare una sensazione. Gucci deve diventare un aggettivo”.
A livello di stile, anticipa, “intendo rendere Gucci più leggero, più morbido, più raffinato, più elaborato, più emotivo, a volte persino privo di senso. Non voglio che sia intellettuale, ma voglio che Gucci sia una sensazione”, fatta anche di “coesistenza tra heritage e moda”, che “non sono opposti, sono amanti”.
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