Come funzionano davvero le convenzioni per l’anticipo del TFS?
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L’uscita dal mondo del lavoro rappresenta per molti dipendenti pubblici un passaggio delicato, non solo dal punto di vista personale ma anche economico. Tra i nodi più discussi c’è quello legato al Trattamento di Fine Servizio (TFS), una somma maturata negli anni che, a differenza del settore privato, non viene liquidata immediatamente al momento del pensionamento. I tempi di attesa, spesso lunghi, hanno portato alla nascita di strumenti finanziari pensati per anticipare almeno una parte di quanto spettante. Ma come funzionano davvero le convenzioni per l’anticipo del TFS? E quali opportunità – o criticità – comportano?
Perché il TFS non arriva subito: il contesto normativo
Nel settore pubblico, la liquidazione del TFS è regolata da norme specifiche che prevedono tempistiche differenziate in base alla modalità di uscita dal lavoro. In caso di pensionamento per limiti di età, l’attesa può arrivare fino a 12 mesi, che diventano 24 o addirittura 36 mesi in presenza di pensionamento anticipato. A questi termini vanno spesso aggiunti ulteriori mesi necessari all’effettiva erogazione.
È proprio in questo ampio vuoto temporale che si collocano le convenzioni per l’anticipo del TFS: strumenti pensati per consentire ai pensionati di accedere subito a una parte della liquidazione maturata, senza dover attendere i tempi — spesso imprevedibili — della Pubblica Amministrazione. Tuttavia, non tutte le convenzioni offrono le stesse garanzie né le stesse condizioni economiche.
Le convenzioni: un ponte tra pensionato e liquidità immediata
La parola “convenzione” nel linguaggio finanziario applicato al TFS indica un accordo tra un istituto di credito o una finanziaria e un’associazione o ente per offrire condizioni migliorative rispetto al mercato. Nel caso dell’anticipo TFS, tali accordi sono spesso promossi da sindacati o associazioni di categoria con l’obiettivo di agevolare i propri iscritti nel momento della richiesta di finanziamento.
Queste convenzioni non vanno confuse con le misure di carattere nazionale, come l’Accordo Quadro tra Governo, ABI e INPS che permette un anticipo agevolato con spread molto basso (di cui parleremo più avanti). Le convenzioni “ordinarie” sono invece promosse privatamente e possono offrire condizioni diverse in base all’accordo sottoscritto e ai servizi aggiuntivi inclusi.
Il ruolo della piattaforma TFSTurbo e perchè sceglierla
In questo scenario si inserisce TFSTurbo, piattaforma digitale ideata da Marinella Dal Sasso, Agente in Attività Finanziaria con mandato Italcredi Spa, società del gruppo La Cassa di Ravenna. La piattaforma si distingue perché consente l’accesso diretto alla convenzione ABI–INPS, attualmente la più economica e conveniente disponibile sul mercato, oltre a essere l’unica coperta da un fondo di garanzia pubblico.
Un elemento decisivo riguarda la gestione dei ritardi dell’INPS: TFSTurbo è l’unica soluzione che non applica interessi di mora nel caso in cui l’Istituto previdenziale ritardi la restituzione delle somme all’ente finanziatore. Un aspetto tutt’altro che secondario, che tutela concretamente il pensionato da costi imprevisti e spesso poco trasparenti.
Per chi rientra nei requisiti dell’Accordo ABI, scegliere TFSTurbo significa accedere all’anticipo TFS alle condizioni più tutelate possibili, con procedure digitali snelle, costi calmierati e la sicurezza di un impianto normativo pubblico a garanzia dell’operazione. In un mercato in cui molte proposte si presentano come “agevolate” solo sulla carta, conoscere e sfruttare l’unica convenzione realmente protetta dallo Stato diventa una scelta di consapevolezza economica.
Esempi di convenzioni dedicate
Uno degli esempi più citati e rappresentativi è quello stipulato tra ANAOO-Assomed – l’associazione che rappresenta medici, dirigenti sanitari e liberi professionisti – e un istituto di credito che ha esteso la convenzione anche ad altri soggetti come ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e alcune forze di polizia.
Tale convenzione nasce con l’obiettivo di offrire tassi di interesse potenzialmente più favorevoli rispetto a quelli standard di mercato per l’anticipo TFS, ma presenta caratteristiche peculiari che richiedono attenzione:
- Apertura obbligatoria di un conto corrente presso l’istituto che eroga il finanziamento.
- Accredito della pensione su quel conto fino alla completa estinzione del debito.
- Possibile erogazione dell’anticipo tramite un affidamento di conto (fido), soluzione che a volte comporta costi complessivi più elevati.
- In alcuni casi viene trattenuta una parte del TFS a garanzia (senza quindi finanziare il 100% dell’importo dovuto).
Queste caratteristiche possono risultare svantaggiose per chi cerca una soluzione semplice e senza vincoli di conto o vincoli bancari: un elemento critico che ha portato numerosi consulenti a sconsigliare alcune di queste proposte, nonostante il tasso nominale inizialmente attrattivo.
L’accordo nazionale agevolato: spread 0,40% e tassi calmierati
Accanto alle convenzioni legate a categorie o associazioni, esiste un altro strumento molto rilevante: l’anticipo TFS agevolato previsto dall’Accordo Quadro tra Governo, ABI e INPS. Questo accordo è stato formalizzato dal Decreto-Legge 4/2019 e consente ai pensionati di ottenere fino a 45.000 euro del proprio TFS/TFR prima dell’effettiva erogazione INPS a condizioni particolarmente vantaggiose e trasparenti.
Ciò che distingue questa convenzione è lo spread estremamente basso, pari allo 0,40%, applicabile fino alla soglia di 45.000 euro, oltre a un trattamento di vantaggio in termini di costi complessivi. Questo livello di prezzo è stato progettato proprio per evitare che i pensionati debbano sopportare tassi eccessivi in attesa della liquidazione del TFS.
In pratica, con queste condizioni agevolate, un pensionato che chiede l’anticipo TFS di 45.000 euro riceve quasi tutto l’importo in liquidità netta, al netto dei costi di gestione, senza dover subire importanti trattenute.
Un elemento fondamentale per accedere a questo tipo di convenzione è la certificazione di quantificazione del TFS/TFR rilasciata dall’INPS: un documento ufficiale che attesta quanto si maturerà e quando verrà liquidato. Senza questo certificato non è possibile avviare la pratica di anticipo.
Chi può accedere all’agevolato e chi resta escluso
L’Accordo ABI definisce con precisione le categorie di pensionati che possono usufruire del regime agevolato. Tra queste rientrano, ad esempio, coloro che accedono alla pensione con Quota 100/102, anzianità, vecchiaia, requisiti “Monti” o “Fornero”, e altre situazioni contributive riconosciute.
Esistono però esclusioni significative: ad esempio, chi ha usufruito di Ape sociale o di “Opzione Donna”, così come specifiche categorie delle forze dell’ordine o delle forze armate, non rientra nei destinatari del trattamento agevolato previsto dall’Accordo ABI.
Convenzioni dedicate alle Forze Armate e alle categorie escluse
Proprio per sopperire alla mancata inclusione nel regime agevolato, alcune piattaforme e istituti hanno sviluppato schemi contrattuali specifici per le Forze Armate e categorie analoghe. In questo caso non si parla di agevolazione derivante dall’Accordo ABI, bensì di condizioni contrattuali dedicate che, pur non raggiungendo lo spread 0,40%, cercano di contenere i costi e semplificare l’accesso al credito.
Queste soluzioni riservate a Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia e Polizia Penitenziaria sono strutturate per fornire:
- possibilità di accesso anche in presenza di segnalazioni negative nei sistemi di rischio bancari;
- erogazione del prestito senza necessità di cambiare banca o aprire nuovi conti;
- nessun vincolo sull’accredito della pensione o apertura di affidamenti complicati.
Sono alternative preziose per chi, pur non potendo rientrare nelle convenzioni agevolate di carattere nazionale, desidera comunque ottenere una parte del proprio TFS in anticipo a condizioni trasparenti e competitive.
Criticità nelle convenzioni “ordinarie”
Non tutte le convenzioni offrono vantaggi reali. Alcuni aspetti di cui bisogna essere consapevoli prima di sottoscrivere qualsiasi accordo sono:
- obbligo di cambio o apertura conto presso l’istituto che eroga il prestito;
- possibili vincoli sull’utilizzo del TFS, ad esempio applicazione di fidi o limitazioni sull’importo erogato rispetto alla totalità spettante;
- condizioni economiche meno favorevoli rispetto alle convenzioni agevolate previste a livello nazionale;
- trattamenti che richiedono l’accredito della pensione su conti vincolati per tutta la durata dell’anticipo.
Un mercato in evoluzione: opportunità e scelte consapevoli
Nel panorama attuale, le convenzioni per l’anticipo del TFS rappresentano uno strumento utile per chi intende evitare lunghe attese prima di ricevere la propria liquidazione, ma non tutte le soluzioni sono equivalenti. Occorre valutare con attenzione le condizioni contrattuali, confrontare le offerte disponibili e comprendere esattamente quali vincoli comportano.
Le convenzioni agevolate legate all’Accordo ABI restano in molti casi la scelta più vantaggiosa per chi rientra nei requisiti, mentre accordi personalizzati o dedicati a specifiche categorie possono rappresentare valide alternative per chi ne è escluso.
In ogni caso, la chiave è informarsi, richiedere preventivi chiari e sapere esattamente a quali condizioni si andrà incontro prima di firmare un contratto.
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