Con l’economia circolare si riducono (anche) le emissioni di gas serra

Quando di pensa all’economia circolare ci si immagina qualcosa che riduce l’uso di materie prime vergini, l’estrazione quindi di risorse naturali dall’ambiente. Insomma una questione di “materia”.
Ma recentemente l’orizzonte si è allargato e si comincia a sottolineare l’importanza di un approccio circolare e non lineare per ridurre le emissioni di gas serra e contribuire alla decarbonizzazione. Insomma un doppio dividendo della circolarità: efficienza nell’uso della materia ed efficienza nell’uso dell’energia.
Un approccio integrato interessante, che mette in relazione due mondi, quello dell’energia e quello della materia spesso distanti fra loro, non comunicanti, separati in casa. Da un lato policy e business dell’energia (rinnovabili, efficienza) fatto spesso di aziende energetiche, lautamente incentivate e foraggiate da sussidi di ogni tipo. Dall’altro policy e operatori del riciclo e del riuso, fatto di aziende di gestione di rifiuti, impianti di riciclo, industrie che usano rottame e macero, con zero incentivi e zero sussidi.
Un recente briefing dell’Agenzia europea dell’Ambiente fa il punto della situazione. Se vogliamo raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei di decarbonizzazione non bastano le politiche energetiche, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e gli sui consumi energetici finali (riscaldamento, raffrescamento, trasporti, illuminazione). Circa il 33% delle emissioni potrebbe derivare dai processi produttivi che trasformano i materiali: edilizia ed infrastrutture, acciaierie, cartiere, industria della plastica, fertilizzanti, industria tessile e del legno. Una migliore gestione della “materia” (prevenzione, riuso, riparazione, riciclo, recupero energetico dei rifiuti, durabilità dei prodotti) impatta positivamente sul bilancio energetico, riducendo consumi ed emissioni. Anni fa la McArthur Foundation già stimava che il 45% delle emissioni provenisse dai processi di gestione dei materiali. Adottando un'ottica più omnicomprensiva, il Circularity gap report arriva invece ad affermare che la movimentazione e l’utilizzo dei materiali contribuiscono per il 70% alle emissioni globali di gas serra.
Il briefing della Agenzia Europea dell’Ambiente analizza i diversi modi e le diverse tecniche con cui si può calcolare il contributo dell’economia circolare alla decarbonizzazione, analizzando oltre 100 studi e ricerche sul tema. Ne deriva una forte variabilità dei risultati, in ragione delle diverse metodologie di calcolo, a testimoniare una certa complessità nel definire questo contributo, che viene comunque in tutti i casi considerato fondamentale per raggiungere gli obiettivi, ed insostituibile. Molti i pezzi del puzzle, che si articolano lungo tutta la filiera produttiva e la catena del valore.
Ridurre la quantità di materia che usiamo e la quantità di materia vergine riduce i consumi energetici in fase di estrazione prima lavorazione: la sola produzione di cemento generà l’8% delle emissioni di gas serra.
È ormai risaputo che l’uso di materia riciclata (vetro, carta, metalli, legno) ha consumi energetici inferiori a quelli che avremmo usando materia prima vergine). La gestione dei rifiuti (soprattutto discarica) genera gas serra (3% delle emissioni globali europee) ridurne la quantità ed il conferimento in discarica abbassa quindi le emissioni. L’Eea stima una riduzione del 58% delle emissioni di metano dalle discariche al 2035 rispetto al 1990.
Un uso energetico dei rifiuti (biometano, biogas, combustibile da rifiuti, biocarburanti) aumenta la quota di rinnovabili e comunque rappresenta una fonte sostitutiva di combustibili fossili. Compost e ammendanti producono meno emissioni dei fertilizzanti chimici.
Poi c’è il tema dei trasporti e delle emissioni collegate. L’Europa importa 1,5 miliardi di tonnellate di materiali, soprattutto combustibili fossili, ed estrae dal suo ambienta naturale 5,2 miliardi di tonnellate di materie prime (soprattutto materiali da costruzione). In tutto consumiamo 7,7 miliardi di tonnellate di materiali e solo l’11% viene dal riciclo. Facile immaginare come le emissioni collegate al trasporto di materiali importati siano rilevanti ed in buona parte evitabili, aumentando il riciclo interno.
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