Condanna da 345 milioni per Greenpeace, che replica: «Le cause intimidatorie delle aziende fossili non ci fermano»

Mar 3, 2026 - 00:00
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Condanna da 345 milioni per Greenpeace, che replica: «Le cause intimidatorie delle aziende fossili non ci fermano»

Il tribunale del North Dakota ha condannato Greenpeace international a pagare 345 milioni di dollari alla società Energy transfer per le proteste contro l’oleodotto Dakota Access. L’organizzazione ambientalista ha annunciato ricorso, definendo la sentenza una causa intimidatoria (Slapp) priva di basi legali e volta a soffocare il dissenso e ha inoltre avviato una controffensiva legale in Europa sfruttando la nuova direttiva anti-Slapp dell’Unione europea per tutelare la libertà di espressione contro le multinazionali fossili (Slapp è l’acronimo di Strategic lawsuit against public participation, in italiano Azione legale strategica contro la partecipazione pubblica).

Greenpeace International e le organizzazioni Greenpeace negli Stati Uniti annunciano che chiederanno un nuovo processo e, se necessario, presenteranno ricorso alla Corte suprema del North Dakota a seguito della sentenza emessa oggi. La causa Slapp intentata da Energy transfer, denuncia l’associazione, «rimane un evidente tentativo di mettere a tacere la libertà di espressione, cancellare la leadership indigena del movimento di Standing Rock e punire la solidarietà verso la resistenza pacifica al Dakota Access Pipeline». Greenpeace International continuerà inoltre a chiedere il risarcimento dei danni per le cause intimidatorie promosse da Et ai sensi della legislazione anti-Slapp dell’Ue nei Paesi Bassi.

Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace international, ha dichiarato: «I tentativi di Energy Transfer di zittirci stanno fallendo. Greenpeace International continuerà a opporsi alle tattiche di intimidazione. Non saremo messi a tacere. Al contrario, alzeremo ancora di più la nostra voce, unendola a quella dei nostri alleati in tutto il mondo contro le aziende inquinanti e gli oligarchi miliardari che antepongono il profitto alle persone e al pianeta».

La sentenza finale emessa oggi dal tribunale respinge alcune parti del verdetto della giuria pronunciato nel marzo 2025, ma assegna comunque centinaia di milioni di dollari a Et «senza un solido fondamento giuridico», denuncia l’associazione. I soggetti Greenpeace convenuti continueranno a sostenere che la Costituzione degli Stati Uniti non consente l’attribuzione di responsabilità in questo caso, che Et non ha presentato prove a sostegno delle proprie accuse, che il tribunale ha ammesso al processo testimonianze provocatorie e irrilevanti escludendo invece prove a sostegno della difesa, e che il collegio dei giurati a Mandan non poteva essere imparziale.

Le cause consecutive intentate da Et contro Greenpeace International e le organizzazioni statunitensi Greenpeace Usa (Greenpeace Inc.) e Greenpeace fund sono esempi lampanti di Slapp, denunciano, ovvero azioni legali volte a sommergere organizzazioni non profit e attivisti di spese legali, spingerli verso la bancarotta e, in ultima analisi, mettere a tacere il dissenso. Greenpeace International, con sede nei Paesi Bassi, sta cercando giustizia in Europa con una causa contro Et ai sensi del diritto olandese e della nuova direttiva anti-Slapp dell’Unione europea, un banco di prova storico della nuova legislazione che potrebbe contribuire a stabilire un importante precedente contro le intimidazioni aziendali.

Marco Simons, general counsel ad interim di Greenpeace Usa e Greenpeace fund, ha dichiarato: «Esprimersi contro le aziende che causano danni ambientali non dovrebbe mai essere considerato illegale. È garantito dalla Costituzione degli Stati Uniti ed è essenziale per la tutela delle comunità e per la salute della democrazia. L’assurdità di questa sentenza può essere facilmente illustrata. Queste organizzazioni Greenpeace sono state ritenute responsabili per aver presumibilmente ritardato un oleodotto che, ancora oggi, non dispone dell’autorizzazione legale per operare e che in realtà è stato ritardato dalle decisioni del Corpo degli ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti. La sentenza include decine di milioni di dollari per aver firmato una lettera sottoscritta anche da altre 500 organizzazioni, che riprendeva affermazioni contenute in rapporti delle Nazioni Unite. Se i tribunali credono ancora nella giustizia, questo risultato non potrà essere confermato».

Le cause Slapp di Energy Transfer, denunica sempre Greenpeace, «fanno parte di un’ondata di azioni legali abusive presentate negli ultimi anni da compagnie petrolifere come Shell, Total ed Eni contro entità Greenpeace». Alcuni di questi casi sono stati fermati con successo. Tra questi, Greenpeace Francia ha sconfitto la Slapp di Total Energies il 28 marzo 2024, e Greenpeace UK e Greenpeace International hanno costretto Shell a ritirare la propria Slapp il 10 dicembre 2024.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia