Corea, import moda italiana ancora in calo nel 2025 (-14,4%). Ma cresce l’apparel coreano

Mar 3, 2026 - 22:00
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Corea, import moda italiana ancora in calo nel 2025 (-14,4%). Ma cresce l’apparel coreano
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Si è conclusa ieri la terza edizione coreana in Italia di Milan loves Seoul, appuntamento che approfondisce lo scambio culturale tra Italia e Corea del Sud. Tenutasi durante i giorni di Milano fashion week 2026 nella cornice di Palazzo Bovara, la quattro giorni (dal 27 febbraio al 2 marzo) ha ospitato eventi che hanno celebrato il design, il beauty e l’innovazione made in Korea per un totale di oltre 5mila visitatori (in crescita rispetto all’edizione dell’anno scorso, che ne ha contati 4mila), con un focus sulle nuove tendenze e facendo da ponte tra l’heritage dei due Paesi.

Il progetto, ideato da Ylenia Basagni e Marcella Di Simone insieme ai soci Paolo Rossanigo, Daniele Capogna, Alessandro Pitzalis e Lucio Rado, è nato con l’obiettivo di valorizzare la creatività emergente e promuovere collaborazioni strategiche tra i due mercati. E il concept scelto per l’edizione 2026, ‘Classic and future: new fashion codes between east and west’, è un invito a esplorare il dialogo tra tradizione e avanguardia, tra estetiche classiche e nuovi linguaggi creativi, in un racconto che attraversa fashion, K-beauty e tecnologia, intrecciando heritage e sperimentazione in un equilibrio sempre più attuale. “La novità di quest’anno è che ci saranno tre designer italiani che si uniscono ai dieci designer coreani”, ha commentato a Pambianconews la founder Di Simone. “Quindi quest’anno c’è un’ulteriore fusione tra Italia e Corea, unita da una collaborazione costante, perché crediamo molto nella connessione tra i talenti”.

L’evento si inserisce in un contesto di crescente interesse per il comparto dell’abbigliamento coreano, secondo cui le principali fonti di mercato stimano che il suo valore possa raggiungere nel 2025 circa 53 trilioni di Krw (39,6 miliardi di dollari, ovvero 39,2 miliardi di euro). Un numero in crescita del 15,1% se si pensa che il mercato della moda coreano nel 2024 ha raggiunto un valore stimato di 34,4 miliardi di dollari (circa 29,2 miliardi di euro).

E ancora, secondo quanto riportato dall’Agenzia Ice, nel primo semestre 2025 il fatturato complessivo del retail in Corea del Sud è cresciuto del 7,8% su base annua grazie in particolare all’espansione dell’e-commerce, che si stima rappresenterà circa il 46% delle vendite totali nel 2027. Nonostante questo scenario positivo, le importazioni italiane di abbigliamento, pelletteria e calzature hanno mostrato una contrazione significativa del 14,4% nel 2025, continuando una tendenza negativa iniziata negli anni precedenti (l’anno scorso si è attestata a -11% scendendo a 867 milioni di dollari) – nonostante l’Italia ricopra ancora la terza posizione come maggiore importatore nel Paese. Tale calo è dovuto a fattori economici come la riduzione del reddito disponibile e l’aumento dei tassi di interesse, ma anche ai cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, che ora sono più attenti alla sostenibilità, alla durabilità e all’accessibilità dei prodotti. “È fondamentale sapersi adattare ai cambiamenti del mercato e alle nuove richieste dei consumatori coreani, che sono sempre più orientati verso prodotti di alta qualità, ma anche sostenibili ed etici – ha continuato Marcella Di Simone -. Il made in Italy ha tutte le potenzialità per mantenere la sua leadership, ma è cruciale innovare e comunicare in modo efficace il valore dei nostri prodotti”.

La Corea del Sud rimane dunque un mercato altamente competitivo ma pieno di opportunità per i brand italiani e la sinergia tra le due culture, quella italiana e quella coreana, sviluppatasi in questi giorni di scambio è stata la chiave di volta per aumentare le possibilità di crescita. “Noi cerchiamo di promuovere anche le collaborazioni perché pensiamo che, soprattutto per i designer emergenti e di nicchia, per farsi conoscere nel Paese che li ospita abbiano bisogno di un supporto, anche creativo, da chi è già attivo in quel contesto”, ha commentato la fondatrice del progetto.

Tra i fashion designer presenti in questa terza edizione di Milan loves Seoul hanno figurato i brand coreani Maison Danha, Finoacinque, Eunjo, Tibaeg, Mrof, Mooroot, Le Saut, Troa, Gitsam, Dallado, e i brand italiani Bootei, Francesca Cottone e Denisa Rad, in un mix di identità e visioni che raccontano la moda come linguaggio culturale, sperimentazione e ricerca. A completare il programma, il fashion show in chiusura di ieri sera ha portato in passerella le creazioni di sette designer selezionati, arricchito dalla partecipazione di special guest del mondo dell’entertainment musicale italiano e coreano.

Infine, per tutta la durata dell’evento, la tecnologia Samsung ha fatto da protagonista, contribuendo a valorizzare l’esperienza complessiva. Il brand ha dedicato ampio spazio alle nuove tecnologie e a esperienze immersive pensate per coinvolgere il pubblico in modo innovativo. “Questo supporto tecnologico è stato perfetto per rafforzare l’immagine e l’estetica dell’evento”, ha commentato Di Simone. “Nel concept di quest’anno il termine ‘Codes’ si riferisce anche agli algoritmi, quindi parliamo di designer che portano la tradizione, come i coreani che reinterpretano l’hanbok in versione contemporanea, ma che allo stesso tempo si adattano alle nuove tecnologie, utilizzando, per esempio, l’intelligenza artificiale per creare e innovare partendo dalla tradizione”, conclude.

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Redazione Redazione Eventi e News