De Meo porta Kering in una nuova dimensione

Aprile 24, 2026 - 16:30
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De Meo porta Kering in una nuova dimensione
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L’immagine più forte del Capital Markets Day di Kering, l’appuntamento più atteso non solo dalla comunità finanziaria ma anche da tutti gli appassionati di moda, è forse quella della schiera di designer dei marchi del gruppo Kering (Demna, Anthony Vaccarello, Pierpaolo Piccioli e Louise Trotter) schierati sul palco accanto ai CEO dei rispettivi brand e al numero uno di Kering, Luca de Meo. Una scelta inusuale, solitamente la presentazione del piano industriale è un ‘affare’ per uomini di numeri e la creatività non è direttamente contemplata. Come anche inusuale è stata la scelta della Stazione Leopolda a ospitare l’evento, un luogo associato nella memoria collettiva a svolte e rotture con il passato.

Ecco perché qui appare subito lampante come la mossa di Kering innesti il gruppo in una dimensione nuova, in una dimensione dove il settore smette di essere una categoria a sé stante e diventa industria nel senso pieno del termine.

Con Luca de Meo, il manager extra settore per antonomasia, il lusso ha iniziato a capire che le logiche sono differenti, che serve – ed è una necessità in tempi rapidi – una managerializzazione di sistema, senza nascondersi dietro il consueto velo della “specificità creativa”. De Meo ha chiarito il punto con una franchezza che nel lusso non si sente spesso. “So che questa è un’industria creativa, è creativa e al tempo stesso è industria”, ha spiegato in un incontro con la stampa. “E a una certa dimensione del business devi combinare arte – che è la priorità assoluta – e scienza. Quello che posso portare io, perché vengo da un altro mondo, è questa componente scientifica”.

È una dichiarazione che smonta sostanzialmente l’idea che la ‘specificità del lusso’ giustifichi strutture organizzative che in qualsiasi altro settore sarebbero considerate anacronistiche. De Meo riconosce la centralità dell’arte, ma la inquadra dentro una logica industriale che a quella dimensione di business non può più essere elusa.

Il confronto con Lvmh è inevitabile. Il gruppo di Arnault aveva già avviato un percorso di strutturazione manageriale, con una sofisticazione nella gestione del portafoglio brand difficile da eguagliare. Ma Lvmh è cresciuto dall’interno del lusso. Kering, con de Meo, ha introdotto una prospettiva genuinamente esterna: quella di un manager abituato a ragionare su ecosistemi complessi, su volumi, su processi. Ed è questa discontinuità a renderla, almeno sul piano della narrativa manageriale, un passo avanti rispetto agli altri. Gli occhi di tutti – soprattutto dei competitor – sono puntati ora su Kering. La domanda a questo punto è una sola: funzionerà davvero? Il tempo darà la risposta. Ma intanto, il lusso ha già capito che qualcosa è inesorabilmente cambiato.

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Redazione Redazione Eventi e News