Lululemon arruola l’ex Nike O’Neill come nuova CEO
Lululemon Athletica ha arruolato un ex Nike come nuovo CEO. Si tratta della veterana del settore Heidi O’Neill che assumerà il suo incarico al vertice del gruppo ed entrerà a far parte del Consiglio di Amministrazione a partire dall’8 settembre. Succederà a Calvin McDonald, che si era dimesso a fine gennaio. La mossa del rivenditore di abbigliamento sportivo, celebre per i suoi pantaloni da yoga elasticizzati, giunge in un momento di forte pressione da parte del fondatore e di un importante investitore attivista per rilanciare un business in difficoltà.
O’Neill vanta oltre trent’anni di esperienza nel settore dell’abbigliamento tecnico, delle calzature e dello sport, “con una solida esperienza nel guidare cambiamenti dirompenti e una crescita su larga scala attraverso l’innovazione di prodotto, la trasformazione digitale e un forte legame con il marchio”, recita la nota. Durante la sua carriera in Nike, ha svolto un ruolo centrale nella supervisione della pipeline di prodotto, della voce del marchio e delle operazioni aziendali, nonché nel plasmare il legame con consumatori e atleti in tutto il mondo. In precedenza, ha lavorato nel marketing per il marchio Dockers presso Levi Strauss & Co e siede nei consigli di amministrazione di Spotify Technology, Hyatt Hotels e Lithia & Driveway.
“Assumendo il ruolo di CEO a settembre, il mio compito sarà quello di consolidare queste basi, accelerando le innovazioni di prodotto, rafforzando la rilevanza culturale del marchio e sbloccando la crescita nei mercati di tutto il mondo. Sono onorata dell’opportunità e entusiasta di ciò che il team sta già costruendo”, ha commentato O’Neill. Il direttore finanziario Meghan Frank e il il chief commercial officer André Maestrini, specifica la nota, continueranno a ricoprire il ruolo di co-CEO ad interim fino all’arrivo di O’Neill.
Il prezzo delle azioni di Lululemon è crollato del 38% negli ultimi 12 mesi, riducendo il valore di mercato dell’azienda con sede a Vancouver, nella Columbia Britannica, a 18,8 miliardi di dollari, a causa della contrazione delle vendite negli Stati Uniti lo scorso anno.
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