Dal dato alla decisione: come la scienza influenza le politiche sul cambiamento climatico

Aprile 24, 2026 - 06:00
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Dal dato alla decisione: come la scienza influenza le politiche sul cambiamento climatico
ipcc

Nel dibattito sul cambiamento climatico la scienza è oggi centrale, non solo nella produzione di conoscenza, ma anche nella sua capacità di guidare decisioni politiche concrete

A Roma, presso l’auditorium del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il tema del dialogo tra scienza e politica è stato al centro dell’evento Inside the intergovernmental panel on climate change: how global science supports our future climate.

Un equilibrio delicato, in cui rigore scientifico e responsabilità pubblica devono incontrarsi senza confondersi. Uno dei temi più rilevanti emersi, è quello della rimozione del biossido di carbonio (Cdr – Carbon Dioxide Removal), che negli ultimi anni è al centro di un acceso dibattito sulle strategie di mitigazione climatica.

La presentazione del rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dedicato alla rimozione del biossido di carbonio, illustrata da Giacomo Grassi – membro della Task Force Bureau dell’Ipcc per il settimo ciclo di valutazione (Ar7) e ricercatore presso il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea – ha evidenziato con chiarezza quanto questa questione sia al tempo stesso complessa e imprescindibile.

La scienza – ha sottolineato Grassinon detta le politiche, ma le rende possibili“. In questa affermazione si condensa il senso profondo del lavoro scientifico sul clima: fornire una base condivisa, affidabile e globale su cui costruire decisioni politiche.

Il punto non è stabilire cosa fare, ma chiarire cosa accade, cosa potrebbe accadere e quali possono essere le conseguenze delle diverse scelte. In questo quadro, la rimozione del carbonio si configura come una strategia complementare, non sostitutiva.

Le tecnologie e le soluzioni naturali, come il ripristino delle foreste o la gestione sostenibile degli ecosistemi, possono contribuire a sottrarre CO2 dall’atmosfera.

Tuttavia, come evidenzia lo stesso Grassi, “le foreste e gli ecosistemi naturali possono essere parte della soluzione, ma non possono sostituire la riduzione delle emissioni da combustibili fossili“.

Il rischio è che la rimozione venga percepita come una soluzione sufficiente in sé, alimentando una narrazione semplificata secondo cui sarebbe possibile affrontare il cambiamento climatico ripulendo l’atmosfera in futuro, senza agire con la necessaria rapidità sulla riduzione delle emissioni.

In questo senso, la scienza svolge anche una funzione di vigilanza: chiarisce limiti, potenzialità e rischi delle diverse opzioni, evitando semplificazioni fuorvianti.

Un’altra sfida cruciale è quella della comunicazione: “tradurre la complessità dei dati climatici in informazioni utili per i decisori è una delle sfide più importanti che abbiamo oggi” conclude Grassi.

I modelli climatici, le proiezioni e gli scenari sono strumenti sofisticati, ma devono diventare comprensibili e utilizzabili per chi opera nel campo delle politiche pubbliche. Senza questa traduzione, il sapere resta confinato nei laboratori e perde gran parte della sua efficacia.

Rischi climatici, scenari futuri e adattamento

Accanto alla mitigazione, la scienza è essenziale per analizzare i rischi climatici e delineare scenari futuri. Ondate di calore, eventi estremi e innalzamento del mare non sono più ipotesi lontane, ma realtà già visibili.

Gli studi ne chiariscono intensità, distribuzione e tempi, offrendo basi concrete per strategie di adattamento come infrastrutture resilienti, pianificazione urbana sostenibile e gestione delle risorse idriche.

L’adattamento, spesso trascurato, è inevitabile: una parte del cambiamento climatico è ormai irreversibile. In questo contesto, l’Ipcc svolge un ruolo cruciale, sintetizzando migliaia di ricerche e costruendo un consenso scientifico solido, utile a ridurre l’incertezza e contrastare la disinformazione.

Non indica decisioni politiche, ma presenta scenari e opzioni, ampliando lo spazio delle scelte consapevoli. Il rapporto tra scienza e politica resta complesso: la prima procede per evidenze e revisioni, la seconda deve decidere rapidamente.

La sfida è semplificare senza però banalizzare. Quando questo equilibrio funziona, si rendono possibili politiche climatiche efficaci, fondate su dati affidabili e interventi adeguati ai rischi reali.

Guardando al futuro, le sfide non diminuiscono, ma si moltiplicano. Il settimo ciclo di valutazione dell’Ipcc (Ar7) affronterà nuove questioni e approfondirà temi emergenti come il ruolo delle città, le tecnologie climatiche e le strategie di adattamento.

Le aree urbane saranno centrali: concentrano popolazione, emissioni e vulnerabilità, ma sono anche laboratori di innovazione in cui sperimentare soluzioni scalabili.

Le tecnologie climatiche, dalla cattura del carbonio alle energie rinnovabili avanzate, continueranno a evolversi, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di integrarle in politiche coerenti e tempestive.

La lotta ai cambiamenti climatici non è solo una sfida ambientale, ma un banco di prova per il rapporto tra conoscenza e azione: la scienza fornisce gli strumenti, la politica li traduce in decisioni.

Senza la prima, si rischia di procedere al buio e senza la seconda, le conoscenze restano inascoltate. È in questo contesto, complesso ma indispensabile, che si gioca una parte decisiva del nostro futuro.

Crediti immagine: Depositphotos

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