Decreto sicurezza, il governo ‘del fare’ lascia gli imprenditori senza manodopera

Il pasticciaccio brutto del nuovo ‘decreto sicurezza’ e del suo articolo 30bis, che prevede un premio economico di 615 euro agli avvocati se ottengono il rimpatrio volontario dei migranti loro clienti, potrà anche accontentare le pulsioni più xenofobe di chi apprezza l’operato del governo Meloni, ma di sicuro conferma l’incapacità della destra ad affrontare con pragmatismo il tema dell’immigrazione. Prova ne sono i reiterati fallimenti dei cosiddetti ‘decreti flussi’ approvati dall’esecutivo in questi anni di governo per dare risposta alle richieste delle associazioni datoriali, che denunciano periodicamente la mancanza di manodopera in tutte una serie di settori produttivi, non soltanto stagionali.
Sull’argomento, il primo decreto flussi prevedeva quote di ingresso per 452mila persone per gli anni 2023, 2024 e 2025, e il secondo approvato lo scorso anno annunciava di voler far entrare in modo ‘regolare’ poco meno di 500mila lavoratori e lavoratrici. Un segnale chiaro del fatto che il tema della mancanza di manodopera è tangibile, in un paese che sta facendo i conti da anni con una importante crisi demografica.
I risultati dell’operazione sono però sconfortanti. L’ultimo Rapporto sull’immigrazione 2025 ‘Conoscere per includere’, indagine condotta dell’Organismo nazionale di coordinamento per le Politiche di Integrazione (Onc) e presentata nel dicembre scorso dal Cnel, in occasione della Giornata internazionale dei migranti, evidenziano che le quote programmate dal decreto flussi “risultano insufficienti non solo rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, ma anche rispetto alle aspirazioni dei migranti stessi: le domande presentate nei click day eccedono sistematicamente i posti disponibili, mentre il fabbisogno stimato resta nettamente più alto”.
Solo per fare un esempio, sono stati appena 14.349 i permessi di soggiorno richiesti per i flussi 2025, un misero 7,9% dei 181.450 ingressi programmati. E se guardiamo ai dati Istat sui nuovi permessi di soggiorno rilasciati negli ultimi anni per attività lavorativa, le cifre risultano molto più basse delle attese: nel 2023 sono stati rilasciati soltanto 38.978 nuovi permessi, e 40.451 nel 2024. In altre parole, si tratta solo di una piccola percentuale di quello che pure era l’obiettivo dichiarato del governo.
A ulteriore riprova, le attuali previsioni indicano un fabbisogno complessivo di manodopera nel comparto della cura alla persona di circa 939mila lavoratori. E per il periodo 2025-29, nell’ultimo Rapporto Unioncamere, si stima un fabbisogno da parte dei settori privati di circa 617mila lavoratori stranieri, da assorbire nei settori dei servizi (54%) e nell’industria (40%). Quanto al comparto agricolo, coprirà il restante 6%, con un fabbisogno stimato in poco più di 37mila unità. Un numero molto basso quest’ultimo, che farebbe una volta ancora a pugni con la realtà se non fosse che, proprio nell’agricoltura, gli amici del governo dei trattori possono contare su quell’ ‘esercito di riserva’ rappresentato dai tantissimi migranti che non hanno più il permesso di soggiorno a causa della legge Bossi Fini. Lavoratori che di conseguenza sono costretti ad accettare qualsiasi impiego, a paghe miserevoli, pur di sbarcare il lunario.
In definitiva, complice la Bossi Fini, il governo Meloni produce quasi il doppio degli irregolari - stimati complessivamente in 370mila - con le cervellotiche disposizioni dei decreti flussi, che non solo non accontentano le richieste imprenditoriali ma diventano essi stessi una sorta di fabbrica della irregolarità. Niente paura però, pagando gli avvocati la destra sogna di aumentare il numero dei rimpatri, che al di là della propaganda sono stati lo scorso anno poco più di seimila.
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